Archive for the 'Contributi Esterni' Category
June 9th, 2010 by editor
di Riccardo Cursi*
A oltre un anno dall’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, vale la pena analizzare i cambiamenti che questi ha apportato alla politica estera degli Stati Uniti, rispetto al suo predecessore.
Continue reading ‘Continuità o Cambiamento: la politica estera americana da Bush a Obama’
June 1st, 2009 by editor
di Cristiano Morelli*
Due settimana fa, la compania energetica ENI, insieme al suo partner russo Gazprom, ha annunciato di voler raddoppiare la capacità di trasporto della pipeline South Stream da 31 a 63bcm. L’efficienza e l’economicità del progetto sono discutibili secondo un’analisi costi-benefici – soprattutto perchè la capacità di questo progetto esiste già. Le pipeline costruire in epoca sovietica in Ucraina e nell’Est europeo sono ancora lì e funzionanti. La domanda da porsi riguarda dunque le ragioni che spingono a spendere miliardi di euro per un progetto che in parte duplicherebbe delle capacità già esistenti.
Continue reading ‘La geopolitica della pipeline South Stream’
April 17th, 2009 by editor
di Mario Seminerio – © Liberal Quotidiano
Il forte rally delle quotazioni azionarie globali, in atto da alcune settimane, ed alcuni dati macroeconomici meno peggiori delle attese, stanno contribuendo alla formazione di aspettative di stabilizzazione del quadro economico. Si tratta di attese diffuse anche in Europa, dove fino a non molto tempo addietro si riteneva che la congiuntura fosse destinata ad aggravarsi significativamente rispetto agli Stati Uniti, essenzialmente per il minore impiego di risorse fiscali nello stimolo della congiuntura, per i limiti statutari e politici ai margini di manovra della Banca Centrale Europea, oltre che per la prossimità con un’area (quella dell’Europa Orientale) che rappresenta un fondamentale mercato per i paesi Ue, e che sta vivendo una crisi drammatica causata dal deflusso di capitali occidentali e da indebitamento di famiglie ed imprese in valute forti (euro e franchi svizzeri).
Continue reading ‘E’ troppo presto per parlare di ripresa’
December 22nd, 2008 by Piercamillo Falasca
di Piercamillo Falasca e Andrea Giuricin – da L’Occidentale
Infine è successo: l’aiuto che l’amministrazione Bush ha fornito al settore automobilistico lo scorso 19 dicembre è la prova che i governi hanno la memoria corta. Tante volte gli interventi pubblici di sostegno a grandi imprese e a importanti settori industriali sono stati la regola delle crisi, in America e ancor più in Europa, ma mai la soluzione. Nell’immediato, General Motors e Chrysler useranno i 13,4 miliardi di dollari (altri 4 miliardi giungeranno a marzo) concessi dal governo per sopravvivere ma le perdite accumulate (più di 50 miliardi all’anno) e le prospettive molto negative per il 2009 faranno sì che il prestito pubblico esaurirà i suoi effetti salvifici in pochi mesi, proprio come è accaduto ad Alitalia. Continue reading ‘Con la crisi tutti si affrettano ad aiutare le imprese invece di fare le riforme’
November 4th, 2008 by editor
di Marco Botta
Si discute molto in questi giorni su come utilizzare la leva fiscale per alleviare gli effetti della recessione incombente. Ne parla anche Benedetto Della Vedova sull’Occidentale (ripreso poi da Phastidio). Tra le cose migliori dell’articolo, la “restituzione” del fiscal drag, l’imposta negativa e l’innalzamento dell’età per la pensione.
Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi prospettata da sinistra, sindacati, parte della maggioranza e commercianti di detassare una-tantum le tredicesime, non sono particolarmente d’accordo. Veltroni stima un costo attorno ai sei miliardi di euro, altri arrivano fino a otto-nove miliardi. Prendiamo per buona la cifra di Veltroni, e facciamo qualche calcolo.
Continue reading ‘Quale politica fiscale?’
October 7th, 2008 by editor
di Mario Seminerio - © Libero Mercato
L’approvazione dell’Emergency Economic Stabilization Act riveduto e corretto è stata accolta dal mercato azionario con l’ennesimo ribasso, a ribadire che la gravità dei problemi va ben oltre l’intervento deciso. Eppure, in un momento di profondo pessimismo di mercati ed analisti, è opportuno evidenziare alcuni elementi potenzialmente positivi contenuti nel pacchetto adottato. In primo luogo, l’aumento da 100.000 a 250.000 dollari dell’assicurazione pubblica sui depositi fornita dalla Federal Deposit Insurance Corporation, che servirà a rassicurare soprattutto le piccole e medie imprese e a ridurre il rischio di corse agli sportelli.
Continue reading ‘Nuova politica monetaria cercasi’
September 22nd, 2008 by editor
di Marco Botta*
Il quotidiano La Repubblica è stato lestissimo ad approfittare dell’intervento sul mercato finanziario del Tesoro americano e della Fed per sancire la sconfitta del liberismo e la rivincita di Keynes.
Ma davvero si può parlare di rivincita di Keynes, o, meglio, dell’economia keynesiana? Mario Monti sul Corriere invita alla calma nei giudizi.
Un aspetto interessante di cui tener conto nell’analizzare la crisi è che, se uno si spulcia i bilanci delle principali banche di investimento americane, scopre che, prescindendo dagli utili contabili che hanno un interesse relativo, il cash flow, che è l’indicatore preferito per valutare la capacità di generare ricchezza, corrisponde più o meno perfettamente all’ammontare di fondi che la banca stessa aveva ricevuto nell’anno da parte della Fed. Ovvero, le banche non generavano liquidità né ricchezza, se non in misura pari a quanto ricevuto dalla banca centrale: forse è per questo che il sito internet della Zecca americana si chiama MoneyFactory. In pratica, il sistema era continuamente gonfiato dalla banca centrale: colpa di Greenspan e Bernanke, quindi?
Continue reading ‘La rivincita di Keynes. O no?’
July 18th, 2008 by Piercamillo Falasca
di Benedetto Della Vedova, da Il Giornale
La specula era la vedetta della legione romana. Speculatore è perciò colui che guarda lontano, che osserva e predice il futuro. Così facendo si espone a rischi elevati ma anche a grandi rendimenti. Lo speculatore è un imprenditore come altri: valuta, rischia, poi guadagna o perde. Nel mercato la speculazione è uno straordinario meccanismo per segnalare e “prezzare” un fenomeno atteso, anticipandone parte degli effetti. La speculazione contribuisce a riportare situazioni strutturalmente distorte all’equilibro, magari forzando gli attori economici e i politici ad assumere decisioni necessarie. Pensiamo alla FIAT: sono stati gli speculatori, con le loro scommesse al ribasso, a forzare una ristrutturazione il cui ulteriore ritardo avrebbe definitivamente azzerato l’azienda, con quel che ciò avrebbe comportato. Continue reading ‘Ma la speculazione è poi così negativa?’
July 14th, 2008 by editor
di Redazione Epistemes
La Robin Hood Tax è “una risposta inefficace e populista a un problema serio”, che rischia di condurre il nostro paese “fino in fondo sulla via lastricata di buone intenzioni”. Lo affermano Piercamillo Falasca, redattore di Epistemes e fellow dell’Istituto Bruno Leoni, e Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell’IBL, nel Briefing Paper “Robin Hood, il principe degli esattori“.
Nel paper, gli autori analizzano nel dettaglio le principali misure contenute nella Robin Tax, e ne valutano conseguenze ed effetti. “In generale – scrivono Falasca e Stagnaro – l’aggravio aggiuntivo a cui le imprese del settore energetico saranno soggette potrà riversarsi su tre voci: i prezzi per i consumatori, gli investimenti del settore energetico, i dividendi per gli azionisti. In tutti i casi, le conseguenze saranno negative”. Continue reading ‘Robin Hood, il principe degli esattori’
July 3rd, 2008 by editor
di Carlo Stagnaro*
Il dibattito sul nucleare è uno snodo importante per il futuro del paese. La scelta di abbandonare questa tecnologia – che convenzionalmente si può far risalire al referendum del 1987, ma in realtà ha origine ben prima – ha segnato l’evoluzione del sistema energetico in Italia. Ha determinato, tra le altre cose e forse non senza dolo, il ricorso al gas naturale come fonte privilegiata nella generazione elettrica, e ha privato il paese dei frutti di investimenti tanto impegnativi come quelli negli impianti atomici. Ha, infine, causato la diaspora, l’indebolimento e poi la quasi estinzione di tecnici specializzati, lasciando oggi una drammatica carenza di know how soprattutto nella pubblica amministrazione (nel settore privato è più facile importare gli ingegneri dall’estero). Il meno che si possa dire, quindi, è che gli italiani ne siano stati penalizzati. La corretta comprensione – e un adeguato giudizio – sul passato è però solo il primo passo, e non il più complicato, di un lungo percorso. Il secondo passo, altrettanto necessario e altrettanto semplice, consiste nel giusto inquadramento del problema nella sua dimensione economica, finanziaria e politica. A partire dalla domanda di fondo: che non è se assegnare un ruolo all’atomo nel mix elettrico italiano (già ce l’ha, coprendo la quasi totalità delle importazioni di energia elettrica, pari a circa un settimo dei consumi), bensì se sia preferibile l’acquisto di energia nucleare dall’estero o piuttosto la sua generazione sul territorio nazionale.
Continue reading ‘Il nucleare in Italia’