Guerra, inflazione e debito faranno risorgere i no-euro italiani?

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

Il 2022 rischia di passare alla storia come l’anno del crollo dei mercati obbligazionari, col rialzo violento dei rendimenti e banche centrali a cui viene presentato il conto di anni di politica monetaria straordinariamente espansiva, per scongiurare il costante rischio di soccombere sotto il peso di un debito che tassi bassi hanno contribuito a gonfiare. L’invasione russa dell’Ucraina, col suo devastante shock di offerta sulle materie prime, si è abbattuto su un quadro di domanda resa vigorosa dalle riaperture post pandemiche e dalle riserve di liquidità accumulate coi sussidi.

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Per il debito italiano un doloroso ritorno alla normalità

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

La Banca centrale europea, nella riunione del 14 aprile, ha confermato la tabella di marcia per la conclusione nel terzo trimestre degli acquisti netti di titoli obbligazionari (il cosiddetto APP, Asset Purchase Program), senza specificare la data di inizio del ciclo di aumento dei tassi. Iniziato il quale, si proseguirà comunque a reinvestire integralmente, per un prolungato periodo di tempo, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Si continuerà inoltre a reinvestire interessi e capitale di titoli acquistati nell’ambito del programma di emergenza pandemica, il cosiddetto PEPP. 

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Energia e guerra, stavolta il debito non ci aiuterà

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

L’Unione europea sta faticosamente cercando risposte allo shock energetico ed economico causato dall’invasione russa dell’Ucraina. Nei giorni scorsi sono filtrate indiscrezioni su una nuova mutualizzazione di debito, dopo il Recovery Fund. Tutto è poi rientrato nel cono d’ombra dei negoziati tra paesi, viste le evidenti divergenze pubbliche sul tema. 

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Inflazione e pandemia, la teoria del “debito buono” si sta rivelando un’illusione

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

Il mese di gennaio è stato piuttosto brutale per i mercati azionari. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha decisamente virato verso una postura monetaria aggressiva per piegare non solo l’inflazione corrente ma le aspettative.

Jay Powell e i suoi colleghi non escludono un aumento dei tassi di mezzo punto percentuale a marzo. Un tempo mosse di questa dimensione erano del tutto normali ma lustri di interventi straordinari delle banche centrali li hanno resi una rarità.

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Addio alla favola rassicurante dell’inflazione transitoria

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

Il tasso di inflazione tendenziale negli Stati Uniti è arrivato a novembre al 6,8%. Al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia, la crescita dei prezzi è del 4,9%. Si tratta dei nuovi massimi rispettivamente da 40 e 30 anni a questa parte. Dopo aver trascorso gli ultimi mesi a parlare di “transitorietà”, sulla scorta di quanto indicato dal presidente della Federal Reserve, Jay Powell, il presidente Biden sta diventando apprensivo: alla vigilia della pubblicazione del dato ha sentito la necessità di emettere un inusuale comunicato in cui segnalare, tra le altre cose, che dopo la chiusura del periodo di rilevazione alcune pressioni sui prezzi si sono allentate, e che la tendenza al ridimensionamento sarà più evidente nei prossimi mesi.

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Perché la crisi valutaria della Turchia di Erdogan è un problema sociale

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

Il crollo della lira turca nella giornata del 23 novembre, quando è giunta a perdere contro dollaro anche il 15%, ha segnato il temporaneo climax di un deprezzamento in atto da tempo e perseguito dal presidente Recep Tayyip Erdogan, il cui convincimento che alti tassi d’interesse causino inflazione lo ha portato a ingaggiare una lotta furibonda contro il senso comune e contro la “lobby degli alti tassi d’interesse”, come la definisce quando è benevolo.

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Monte Paschi-Unicredit, troppe domande inutili su un futuro già scritto

di Mario Seminerio – Domani Quotidiano

In un paese che fa della dietrologia e delle narrazioni la propria cifra stilistica, non abbiamo tardato a leggere spiegazioni alternative sul collasso del negoziato per accasare una parte di Banca MPS presso Unicredit. Ci chiediamo ad esempio se il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, non abbia in realtà mai avuto intenzione di portarsi a casa questa porzione di banca, e abbia continuamente rilanciato la posta per farsi dire di no.

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