La geopolitica della pipeline South Stream

di Cristiano Morelli*

Due settimana fa, la compania energetica ENI, insieme al suo partner russo Gazprom, ha annunciato di voler raddoppiare la capacità di trasporto della pipeline South Stream da 31 a 63bcm. L’efficienza e l’economicità del progetto sono discutibili secondo un’analisi costi-benefici – soprattutto perchè la capacità di questo progetto esiste già. Le pipeline costruire in epoca sovietica in Ucraina e nell’Est europeo sono ancora lì e funzionanti. La domanda da porsi riguarda dunque le ragioni che spingono a spendere miliardi di euro per un progetto che in parte duplicherebbe delle capacità già esistenti.

Dal punto di vista russo, questa non è altro che una mossa geopolitica che permetterebbe di consolidare ulteriormente il quasi-monopolio di esport di gas verso l’Europa. Simultaneamente, questo progetto ridurrebbe drasticamente il ruolo di paesi problematici quali Ucraina – infatti, la maggior parte del gas che passerebbe attraverso il gasdotto South Stream non aggiungerebbe volumi all’import europeo, ma piuttosto sostituirebbe i volumi attualmente in trastito attraverso Kiev. Di non secondaria importanza è il fatto che questo progetto garantirebbe un vantaggio relativo russo su eventuali competitori quali Iran o Turchia.

L’Iran e l’Iraq sono non a caso gli unici due Paesi con stock gassiferi adequati per poter rappresentare in futuro una fonte importante per l’Europa. Entrambi i Paesi potrebbero accedere all’Europa solo tramite le pipelines turche. Completando il progetto South Stream, la Russia metterà una pressione enorme su progetti alternativi quali il Nabucco – di fatto, questi finiranno per avere una logica economica sempre più ridotta, vista l’esistenza di un altro gasdotto nell’Europa medirionale.

Il risultato finale sarà una maggiore influenza politica ed economica russa sull’Europa e, contemporaneamente, un drammatico indebolimento dei tentativi di assicurare al vecchio continente la sua sicurezza energetica – leggi: minore dipendenza dal gas russo. Infine, inserendo nel progetto due Paesi quali Germania e Italia, la Russia si è anche assicurata contro la possibilità che l’Europa penda eccessivamente verso Washington o che, comunque, possa intraprendere qualsiasi iniziativa politica, economica o militare lesiva degli interessi strategici russi.

Infatti, la combinazione South Stream all’Italia e North Stream alla Germania è un capolavoro geopolitico. Integra negli interessi e nei progetti russi due Paesi centrali del progetto europeo e, così, elimina di fatto non solo la possibilità di una vera politica energetica europa, ma anche le potenziali aspirazioni negoziali vis-à-vis la Russia.

Italia e Germania, dal canto loro, possono essere difficilmente biasimate. Entrambi i Paesi hanno massimizzato i loro interessi senza assorbire dei costi eccessivi. L’Italia, infatti, si è assicurata il rifornimeto di gas, ha permesso all’ENI di incrementare significativament ei propri profitti, e contemporaneamente i legami con la Russia saranno più stretti e migliori. Senza contare, poi, che così facendo l’Italia diversifica ulteriormente i propri rifornimenti. Sono in corso il progetto per il gas liquefatto a Venezia, la partneship con la Libia per petrolio e gas, e con l’Algeria per il gas.

Ovviamente, per la Russia questa è una straordinaria vittoria politica. Già lo scorso anno, proprio per la loro dipendenza dal gas russo, Italia e Germania si rifiutarono di sollevare qualsiasi critica contro Mosca in seguito alla guerra con la Georgia, e si sono nuovamente opposti in maniera ferma all’ingresso di Tsibili nella NATO. E’ prevedibile che in futuro, i due Paesi vengano a dipendere sempre più sulla Russia per le loro scelte relative all’Europa orientaleNon è impensabile che dei due, l’Italia diventi il Paese più affidabile per Mosca. Le sue ambizioni regionali sono minori (a differenza di Berlino, Roma non punta alla leadership Europea) e la pressione che riceverà dai Paesi dell’Est europeo sarà anche inferiore.

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* Cristiano Morelli è lo pseudonimo di un manager che lavora per una multinazionale operante nel settore petrolifero.

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