Ma la speculazione è poi così negativa?

di Benedetto Della Vedova, da Il Giornale

La specula era la vedetta della legione romana. Speculatore è perciò colui che guarda lontano, che osserva e predice il futuro. Così facendo si espone a rischi elevati ma anche a grandi rendimenti. Lo speculatore è un imprenditore come altri: valuta, rischia, poi guadagna o perde. Nel mercato la speculazione è uno straordinario meccanismo per segnalare e “prezzare” un fenomeno atteso, anticipandone parte degli effetti. La speculazione contribuisce a riportare situazioni strutturalmente distorte all’equilibro, magari forzando gli attori economici e i politici ad assumere decisioni necessarie. Pensiamo alla FIAT: sono stati gli speculatori, con le loro scommesse al ribasso, a forzare una ristrutturazione il cui ulteriore ritardo avrebbe definitivamente azzerato l’azienda, con quel che ciò avrebbe comportato. Continua a leggere “Ma la speculazione è poi così negativa?”

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Robin Hood, il principe degli esattori

di Redazione Epistemes

La Robin Hood Tax è “una risposta inefficace e populista a un problema serio”, che rischia di condurre il nostro paese “fino in fondo sulla via lastricata di buone intenzioni”. Lo affermano Piercamillo Falasca, redattore di Epistemes e fellow dell’Istituto Bruno Leoni, e Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell’IBL, nel Briefing Paper “Robin Hood, il principe degli esattori“.

Nel paper, gli autori analizzano nel dettaglio le principali misure contenute nella Robin Tax, e ne valutano conseguenze ed effetti. “In generale – scrivono Falasca e Stagnaro – l’aggravio aggiuntivo a cui le imprese del settore energetico saranno soggette potrà riversarsi su tre voci: i prezzi per i consumatori, gli investimenti del settore energetico, i dividendi per gli azionisti. In tutti i casi, le conseguenze saranno negative”. Continua a leggere “Robin Hood, il principe degli esattori”

Il nucleare in Italia

di Carlo Stagnaro*

Il dibattito sul nucleare è uno snodo importante per il futuro del paese. La scelta di abbandonare questa tecnologia – che convenzionalmente si può far risalire al referendum del 1987, ma in realtà ha origine ben prima – ha segnato l’evoluzione del sistema energetico in Italia. Ha determinato, tra le altre cose e forse non senza dolo, il ricorso al gas naturale come fonte privilegiata nella generazione elettrica, e ha privato il paese dei frutti di investimenti tanto impegnativi come quelli negli impianti atomici. Ha, infine, causato la diaspora, l’indebolimento e poi la quasi estinzione di tecnici specializzati, lasciando oggi una drammatica carenza di know how soprattutto nella pubblica amministrazione (nel settore privato è più facile importare gli ingegneri dall’estero). Il meno che si possa dire, quindi, è che gli italiani ne siano stati penalizzati. La corretta comprensione – e un adeguato giudizio – sul passato è però solo il primo passo, e non il più complicato, di un lungo percorso. Il secondo passo, altrettanto necessario e altrettanto semplice, consiste nel giusto inquadramento del problema nella sua dimensione economica, finanziaria e politica. A partire dalla domanda di fondo: che non è se assegnare un ruolo all’atomo nel mix elettrico italiano (già ce l’ha, coprendo la quasi totalità delle importazioni di energia elettrica, pari a circa un settimo dei consumi), bensì se sia preferibile l’acquisto di energia nucleare dall’estero o piuttosto la sua generazione sul territorio nazionale.

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Sicurezza: la paura fa 90. Ma i numeri importanti sono altri

di Carmelo Palma e Piercamillo Falasca

Contro l’insicurezza restituire efficienza all’apparato repressivo e giudiziario. Senza militari e senza emergenze.

Dal punto di vista politico, non c’è niente di più insicuro e pericoloso che affrontare le questioni della sicurezza. C’è, da una parte, il rischio di apparire negligenti verso paure diffuse, che condizionano in modo ineludibile il rapporto fra l’opinione pubblica e le istituzioni dello Stato. Ma c’è anche il rischio di dare per scontate, per rispetto o timore dell’opinione pubblica, una serie di dati e di relazioni che scontate non sono affatto e di cui occorrerebbe verificare sempre il fondamento reale. Continua a leggere “Sicurezza: la paura fa 90. Ma i numeri importanti sono altri”

E’ possibile e come per l’Italia rientrare nel nucleare?

di Alberto Clô

A 20 anni esatti dall’azzeramento di ogni produzione nucleare nel nostro Paese; a 27 anni dall’ultima centrale realizzata (da Enel a Corso, vicino a Piacenza); a circa 40 anni dalla relativa procedura di licensing, è possibile rientrarvi e a quali condizioni?E’ possibile, in altri termini, dopo aver distrutto tutto il sapere di cui disponevamo – scientifico, progettuale, manifatturiero, gestionale – realizzare in tempi brevi nuove centrali nucleari, come Enel va dichiarando, dicendosi pronta a realizzare “5 centrali da 1.800 MWe in 8 anni” (3 per l’autorizzazione, 5 per la costruzione). Roba, che se vera, farebbe schiattare di rabbia i francesi? Ancora: è possibile, per tale via, contrastare il caro-petrolio e ridurre l’enorme svantaggio competitivo nei costi/prezzi elettrici verso l’Europa?

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Appunti sull’innovazione in Italia

di Massimiliano Neri

Al confine fra ricerca scientifica e sviluppo tecnologico si gioca la partita dell’Innovazione. Questa frontiera rappresenta il cardine piu debole del sistema competitivo italiano.

In gergo tecnico l’innovazione si snoda su tre stadi successivi:

  • ricerca di base (teorica)
  • ricerca industriale (applicata)
  • sviluppo precompetitivo (prototipi industriali)

Generalmente i primi due sono compresi sotto l’ombrello della “ricerca scientifica”, mentre il terzo appartiene già all’ambito industriale. La frontiera di cui parliamo è quindi situata sulla cerniera fra “ricerca industriale” e “sviluppo pre-competitivo”, due campi la cui unione viene comunemente denominata Ricerca e Sviluppo (R&S).

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Alice nel paese di Eurolandia: il come e il perché della strategia della Bce

di Gaetano D’Adamo*

Tra il giugno 2006 e il giugno 2007, la Banca Centrale Europea è intervenuta diverse volte sui tassi d’interesse, aumentandoli gradualmente, e portandoli così dal 2,75% al 4%. Dall’ultimo intervento è passato un altro anno, nel corso del quale tre principali fattori di crisi hanno colpito l’economia mondiale: il rallentamento dell’economia americana e la crisi dei mutui subprime, propagatasi in parte anche nel vecchio continente; la crisi alimentare, che sta colpendo in maniera particolare i Paesi in Via di Sviluppo ma ha le sue ripercussioni un po’ ovunque, e l’inarrestabile ascesa del prezzo del petrolio, oramai nettamente sopra i 100 dollari al barile.

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Il rischio della dittatura delle corti

di Giovanni Boggero*

In un suo recente intervento tenuto presso l’Istituto Bruno Leoni, Serena Sileoni, giovane costituzionalista e fellow del medesimo think tank, discute le tesi di Robert Bork, autorevole giurista americano la cui nomina a membro della Corte suprema da parte di Ronald Reagan fu bocciata dal Senato a seguito di una furiosa campagna di stampa che ne contestava le posizioni eccessivamente conservatrici. Bork sosteneva infatti la necessità da parte del giudice di un approccio “originalista” alla Costituzione, tale per cui di questa fosse sempre colto il senso letterale. Qualora vi fossero stati dei dubbi, i giudici avrebbero dovuto prediligere il riferimento ai lavori della Costituente o al dibattito tra i Padri fondatori. Nessuna creazione volta all’adattamento del testo ai tempi era da lui considerata ammissibile o lecita.

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Patents are the wrong target

di Benedetto Della Vedova* – pubblicato sull’International Herald Tribune di mercoledì 28 maggio 2008

When the World Health Assembly met in Geneva last week, scores of nongovernmental organizations descended on the city to lobby for a new cause in global health care: eliminating the patent system.

Faced with the knowledge that 30 percent of the world lacks access to life-saving medicine, advocates like Doctors Without Borders and Oxfam have marshaled their forces to convince members of the World Health Organization to scrap the patent system. They believe their efforts will increase access to vital pharmaceuticals in the third world. However, while no one would question the motives of these groups, if they are successful they will endanger the lives of the very people they are trying to help. Continua a leggere “Patents are the wrong target”

Inadeguatezza delle normative finanziarie

di Massimiliano Neri

Avinash Persaud, presidente della Intelligence Capital, ha pubblicato su VOX un articolo intitolato: “The inappropriateness of financial regulation“.

Demolisce con un colpo di spazzone l’architettura teorica e l’evidenza empirica che hanno portato il Nobel a Stiglitz spiegando che non vi è nessuna crisi fra quelle degli ultimi 20 anni che si sarebbe potuta evitare fornendo maggiori informazioni nelle transazioni finanziarie (more disclosure). Il problema risulta sempre essere l’azzardo morale.

Consiglio la lettura dell’articolo. Sul fronte delle conclusioni, siamo daccapo: per risolvere un problema conclamato di regolamentazione sbagliata, si propone maggiore intervento pubblico.

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