Osservatorio sui miti del riscaldamento globale / 1

di Piercamillo Falasca 

Il ciclone Sidr

“Il super-ciclone Sidr che si è abbattuto sulle zone meridionali del Bangladesh potrebbe essere un indicatore degli effetti dei cambiamenti climatici in atto”. (Antonio Navarra, direttore del Centro euromediteranneo sui cambiamenti climatici) Continua a leggere “Osservatorio sui miti del riscaldamento globale / 1”

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Il protezionismo mistico di Sarkozy

di Mario Seminerio

Parlando di fronte al Parlamento europeo martedì scorso, il presidente francese Sarkozy ha denunciato lo stato di “crisi politica e morale” in cui l’Europa versa, proponendo la creazione di una commissione di saggi per discutere “senza tabù” e comprendere dove sta andando il Vecchio continente. Per Sarkozy, che riecheggia i toni “antimercatisti” di Giulio Tremonti (o viceversa, s’intende), la profonda crisi d’identità europea sarebbe legata “alla globalizzazione ed alla commercializzazione del mondo”, in un contesto in cui i valori economici sembrano aver fatto premio su tutti gli altri. “L’Europa può essere Europa davanti agli occhi di tutti gli uomini solo difendendo i valori spirituali e di civiltà, raccogliendo tutte le sue forze ed energie per difendere la diversità culturale”, ha proseguito il presidente francese, che è poi tornato sul tema che più gli è caro: la rivalutazione del concetto di protezionismo, termine che “non deve essere posto fuori legge”.

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Mediterraneo nucleare

di Mario Seminerio  – © Libero Mercato

La Casa Bianca ha recentemente dichiarato di non avere obiezioni alla scelta del presidente egiziano Mubarak di imboccare la via del nucleare civile mentre Sarkozy propone di fornire impianti ed assistenza tecnico-nucleare al Marocco. Potremmo quindi domandarci se la politica dell’Occidente è: l’Iran no, perché con il nucleare civile poi si fa la bomba, l’Egitto ed il Marocco si perché sono paesi controllabili ed “amici”. E’ stato più volte evidenziato che un paese che abbia impianti atomici per la produzione dell’elettricità si trova ad un passo, se lo vuole, dalla possibilità di farsi la bomba. Ma, dicono oggi a Washington e Parigi, se accetta le norme e le ispezioni dell’Aiea, non c’è alcun rischio. La storia degli ultimi anni sembra suggerire che, in realtà, l’Aiea è solo una foglia di fico. Ma cosa c’è dietro la corsa al nucleare, per ora solo civile, da parte dei paesi del Mediterraneo? Possiamo tentare l’analisi in base a due piani di lettura, compenetrati: quello economico e quello politico.

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Epistemes Collana Cavour: Quanto è seria la minaccia terroristica?

di Redazione Epistemes

Dall’11 Settembre, è diventato abbastanza consueto ribadire che il terrorismo è la minaccia del XXI secolo. Così come fascismo e comunismo hanno rappresentato la principale e più importante minaccia per le democrazie occidentali nel XX secolo, il terrosimo internazionale sarebbe la nuova grande sfida di fronte alla quale si troverebbero i Paesi europei, gli Stati Uniti e tutti i paesi “liberi”.

Nell’Epistemes Discussion Paper della Collana Cavour “How big a threat does terrorism pose?” (in inglese), Mauro Gilli sottopone queste e altre considerazioni ad una attenta analisi, e sottolinea come esse siano contraddistinte da un certa fallacia. Senza negare il pericolo da essa rappresentato, Gilli sottolinea come la minaccia terroristica sia stata in gran parte esagerata.

Una brutta storia di bamboccioni e ministri ignoranti

di Antonio Mele

Nel primo corso di Economia, all’università, si insegna agli studenti che tutto il ragionamento economico è basato su due concetti fondamentali: il primo definisce quello che voglio ottenere, ovvero le mie preferenze; il secondo stabilisce quello che posso ottenere, ovvero i vincoli di reddito, di tecnologia, di informazione che non mi permettono di ottenere sempre quello che voglio. Quello che qualsiasi docente di economia spera è che perlomeno questi due concetti rimangano chiaramente impressi nella memoria dello studente.

Probabilmente Padoa Schioppa era distratto durante quel primo corso di economia. Continua a leggere “Una brutta storia di bamboccioni e ministri ignoranti”

Israele ha colpito la Siria, perchè non l’Iran?

di Andrea Gilli

Il New York Times ha mostrato le immagini satellitari che dimostrerebbero la distruzione di un sospetto sito nucleare siriano da parte dell’aeronautica israeliana. La ovvia domanda che questa informazione porta con sè è: “come mai Israele non ha colpito i reattori iraniani?”

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La flat tax, i paesi dell’Est e il rischio bolla

di Mario Seminerio – © Libero Mercato 

Tra i principali testimonial a favore della flat tax figurano certamente gli stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), tra i primi ad introdurre l’aliquota unica sui redditi personali. Ma le crescenti difficoltà economiche di questi paesi, e di alcuni altri del blocco dell’Europa orientale rappresentano un’opportunità per una indiretta analisi critica di questa tipologia di sistema fiscale. La premessa metodologica deve essere quella di invitare il lettore, sia esso specialista o meno, a non voler cogliere rapporti immediati di causa ed effetto tra fenomeni economici: sarebbe un grave errore. L’economia è una scienza sociale, analizza sistemi complessi entro i quali si svolgono processi assai imperfettamente modellizzabili, quali le scelte degli agenti economici.

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La Mafia e il PIL italiano

di Andrea Asoni

Qualche giorno fa la Confesercenti ha pubblicato un rapporto in cui si stima la ricchezza nazionale in qualche modo controllata dalla Mafia. Secondo questo rapporto il fatturato di Cosa Nostra ammonta a 90 miliardi di euro, ovvero piu’ o meno il 7% del PIL italiano. Con questa breve nota si vuole rammentare che anche quando si parla della piaga della criminalita’ organizzata, sarebbe meglio non comparare mele con pere. Continua a leggere “La Mafia e il PIL italiano”

La Russia è tornata: il letargo dell’Orso è finito

di Mauro Gilli

Delle molte interpretazioni sulle origini della Guerra Fredda, quella di Louis Halle nel suo The Cold War as History merita certamente attentione. Secondo Halle, la geopolitica – e non lo scontro ideologico – rappresenterebbe la causa originaria della tensione che ha connaturato i rapporti tra Unione Sovietica e Stati Uniti per i 44 anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. A 18 anni dal crollo del Muro di Berlino e a 16 dalla fine ufficiale della Guerra Fredda, questa interpretazione sembra tornare particolarmente utile.

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