Giornalisti e dissidenti: quando trattare?

di Andrea Gilli

L’intermediazione di Bill Clinton a favore delle due giornaliste americane detenute in Corea del Nord ha scatenato alcuni aspri commenti contro l’ex-presidente e  più in generale contro la politica estera condotta dalla Casa Bianca verso Pyongyang. In particolare, questa trattativa – secondo acluni i critici – indebolirebbe la posizione negoziale americana verso Kim Jong-Il e il suo regime.

I critici dell’attuale amministrazione provengono principalmente dal campo neoconservatore. Costoro hanno avuto un discreto spazio sotto due amministrazioni, quella di Ronald Reagan e quella di George W. Bush. In particolare, la politica estera del primo è stata spesso invocata per giustificare le scelte del secondo.

A questo riguardo è interessante notare come sotto Ronald Reagan ci siano stati almeno due importanti trattative volte a liberare degli ostaggi (o prigionieri) trattenuti da un regime nemico.

Il primo lo si è avuto all’inizio degli anni Ottanta quando l’amministrazione americana organizzò, senza informare il Congresso, un complesso sistema attraverso il quale, per liberare dei cittadini americani rapiti da Hezbollah, vendeva delle armi all’Iran (al tempo sotto embargo, voluto dagli stessi Stati Uniti) tramite Israele, e il cui ricavato serviva per finanziare la guerriglia in Nicaragua. Tutto quel sistema va ora sotto il nome di scandalo Iran-Contras.

Il secondo, di differente portata, riguarda il dissidente sovietico Natan Sharansky. Ronald Reagan, che con le dittature si sedeva al tavolo e firmava accordi, perorò personalmente la causa del fisico sovietico di fronte a Gorbachev. Anche grazie alla pressione dell’allora presidente americano, nel 1986 le autorità sovietica approvarono la sua liberazione.

Cosa dire? Evidentemente molti di quelli che oggi criticano l’amministrazione americana hanno la memoria corta. Altri, come ad esempio Norman Podhoretz o Barry Rubin, preferiscono raccontare una loro, personalissima quanto surreale versione dei fatti, per poter così continuare a presentare le loro critiche.

E’ possibile che l’intervento di Bill Clinton abbia indebolito gli Stati Uniti – anche se è davvero difficile da credere, visto che la partecipazione di Bill Clinton è stata pensata proprio per non coinvolgere direttamente la Casa Bianca. L’unica cosa certa è che non è la prima volta in cui gli Stati Uniti sono scesi a compromessi con i loro nemici per liberare ostaggi e prigionieri vari. In passato, ciò non ha mai ridotto la capacità di manovra o la posizione di forza di Washington nelle successive trattative. Non è chiaro per quale motivo in questo caso gli effetti dovrebbero essere diversi.

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