Il vero miracolo italiano

di Antonio Mele

Un sistema fiscale moderno e teso alla crescita deve forzatamente partire dal presupposto che il primo agente dello sviluppo economico é l’impresa privata. Sembra una asserzione ovvia nel 2007, ma nella realtá questo fatto non sembra essere tenuto nel dovuto conto. Dando una occhiata ai dati, infatti, non possiamo che essere pessimisti sul trattamento fiscale riservato alle imprese del nostro Paese. In quanto segue tenteremo di analizzare quale é l’impatto del sistema fiscale sulle imprese italiane, basandoci sul recente report redatto a novembre 2006 dalla World Bank in collaborazione con la societá di consulenza internazionale PricewaterhouseCoopers.

Il report analizza la semplicitá, per le imprese, nel compiere il proprio dovere fiscale, nonché il loro effettivo carico tributario (ovvero, quanto effettivamente gravano tutte le imposte, locali e nazionali, dirette e indirette, sui profitti di una impresa con determinate caratteristiche). I risultati per il nostro Paese sono particolarmente sconfortanti.

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IDEAZIONE Gennaio-Febbraio: Forze Armate, alla ricerca della vocazione perduta

Sull’ultimo numero della rivista bimensile Ideazione, Andrea Gilli, insieme a Francesco Giumelli, dottorando in Scienza Politica e Studi Strategici all’Universita’ di Firenze e Visiting student al MIT di Boston, parla delle Forze Armate italiane, descrivendo gli scenari per una loro riforma e specificando in particolare per quale motivo esse rappresentino una componente essenziale di politica … Continua a leggere IDEAZIONE Gennaio-Febbraio: Forze Armate, alla ricerca della vocazione perduta

La pena di morte nella giustizia post bellica in Iraq

di Daniele G. Sfregola

Una volta ammessa, seppure tra numerose riserve tecnico-procedurali, la legittimazione del Tribunale speciale iracheno a giudicare e condannare Saddam Hussein, occorre indagare circa l’ammissibilità giuridica del tipo di pena comminata all’ex Presidente iracheno. In particolare, conviene interrogarsi sulla base giuridica dell’esecuzione disposta dalla sentenza di condanna e se e quanto questa risulti difendibile in relazione agli obblighi internazionali nel frattempo assunti dallo Stato iracheno.

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Nessuna vittoria all’orizzonte

di Mauro Gilli

La nuova strategia per l’Iraq presentata dal Presidente americano George Bush (volta a “rimediare” agli errori passati e garantire così la “vittoria”) offre pochi motivi di speranza. Le probabilità che le sorti del Paese mediorientale possano essere cambiate da 21.500 soldati aggiuntivi sono poche. Il loro contributo, infatti, per quanto importante, non potrà essere rilevante (rispetto ai 140.000 attualmente dislocati si tratterebbe di incremento del 15%). Per questo motivo, la strategia formulata ieri sera dal presidente Bush non sembra rappresentare nulla di nuovo, nè tanto meno tracciare il percorso per la vittoria.

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Saddam, l’Iraq e il diritto internazionale

di Daniele G. Sfregola

saddam_narrowweb__200x282.jpgA seguito della fine delle ostilità maggiori in Iraq (1 maggio 2003), sorse il problema di definire chi avesse la competenza a reprimere i crimini di guerra posti in essere nell’arco del conflitto da ambo le parti belligeranti. Tra le garanzie del diritto internazionale bellico si annovera infatti l’obbligo di reprimere i crimini di guerra. Ma, affinché si parli di crimine perseguibile, non basta una qualsiasi violazione del ius in bello. Deve invece trattarsi di una lesione particolarmente qualificata di beni che siano protetti da tale diritto. Quest’ultimo può avere per oggetto sia norme che disciplinano la condotta delle ostilità, sia norme a carattere umanitario. L’esecuzione della pena capitale nei confronti di Saddam Hussein ha riacceso il dibattito internazionale, come era lecito prevedere. Ma in un campo sempre minato, quale è quello della “giustizia dei vincitori sui vinti”, si tende a perdere di vista gli elementi di fondo, imprescindibili per una franca discussione, e che vertono sui presupposti giuridici (interni ed internazionali) che regolano l’esercizio della giustizia post-bellica in Iraq, a maggior ragione allorquando se ne giustifica il previo intervento militare con motivazioni afferenti l’instaurazione dello stato di diritto in quel Paese.

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