Il vero miracolo italiano

di Antonio Mele

Un sistema fiscale moderno e teso alla crescita deve forzatamente partire dal presupposto che il primo agente dello sviluppo economico é l’impresa privata. Sembra una asserzione ovvia nel 2007, ma nella realtá questo fatto non sembra essere tenuto nel dovuto conto. Dando una occhiata ai dati, infatti, non possiamo che essere pessimisti sul trattamento fiscale riservato alle imprese del nostro Paese. In quanto segue tenteremo di analizzare quale é l’impatto del sistema fiscale sulle imprese italiane, basandoci sul recente report redatto a novembre 2006 dalla World Bank in collaborazione con la societá di consulenza internazionale PricewaterhouseCoopers.

Il report analizza la semplicitá, per le imprese, nel compiere il proprio dovere fiscale, nonché il loro effettivo carico tributario (ovvero, quanto effettivamente gravano tutte le imposte, locali e nazionali, dirette e indirette, sui profitti di una impresa con determinate caratteristiche). I risultati per il nostro Paese sono particolarmente sconfortanti.


Un po’ di teoria e di fatti

Perché é importante che un sistema fiscale renda semplice l’adempimento tributario? Immaginate una situazione nella quale il cittadino (o nel nostro caso, l’impresa) si trova di fronte a 20 imposte diverse, ognuna con una base imponibile diversa e con criteri di esenzione che variano da imposta a imposta, con un gran numero di pagamenti da effettuare e con cadenza periodica diversa a seconda della gabella, ognuno magari ad uno sportello diverso. Cosa comporta un sistema fiscale di questo genere?

Prima di tutto, sará necessario spendere un considerevole ammontare di tempo per sbrigare il calcolo e il pagamento delle imposte dovute. Questo tempo é ovviamente sottratto ad attivitá piú produttive, implicando pertanto una minore efficienza.
In secondo luogo, é probabile che l’impresa debba far ricorso a degli specialisti: sará praticamente impossibile per l’imprenditore conoscere tutta la normativa e tenersi aggiornato con l’evolvere della stessa; questo implica dei costi aggiuntivi per l’impresa.
Non solo, ma la complessitá del sistema rende piú facile l’elusione e incentiva l’evasione: se i costi totali del pagamento delle imposte, dati dalla somma del tributo dovuto nonché dalle parcelle dei tributaristi e dal tempo perso agli sportelli delle agenzie preposte alla riscossione, sono eccessivi, potrebbe addirittura essere conveniente non pagare e rischiare la multa.
E c’é di piú: nel momento in cui vi é un controllo fiscale, per l’impresa é praticamente impossibile trovarsi in regola con le miriadi di adempimenti richiesti. Questo incentiva pratiche di corruzione e concussione dei pubblici ufficiali preposti ai controlli.
Infine, dal punto di vista dello Stato, si pone un problema di riscossione del gettito tributario particolarmente oneroso: un maggior numero di tasse e di pagamenti implicherá maggiori costi amministrativi per la raccolta sia a livello locale che centrale.

Il report in questione é particolarmente illuminante sulle problematiche appena descritte (per visualizzare correttamente le immagini, cliccare su di esse)
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Come si puó notare nel grafico sopra, la dimensione dell’economia sommersa diminuisce quando pagare le tasse é piú facile. Questo dato é suffragato dalla storia recente delle riforme fiscali nei paesi dell’Est Europa: dove il sistema é stato reso piú semplice, c’é stata una notevole riduzione della evasione fiscale e un aumento di gettito (anche se le aliquote sono state ridotte in modo consistente). Il caso della Russia é emblematico ed esemplificativo: nel 2001 il Governo ha ridotto l’aliquota della corporate tax dal 35% al 24%, e ha semplificato il sistema fiscale per le piccole imprese. Il gettito é aumentato del 14% all’anno nei tre anni successivi alla riforma. Simili risultati sono stati ottenuti in altri Paesi quali Bulgaria e Estonia. Tipicamente, la crescita del gettito é stata maggiore laddove l’economia sommersa era piú ampia prima della riforma fiscale.

Secondo il report, inoltre, per le imprese che operano nei Paesi con piú difficoltá nel pagare le imposte esiste un rischio due volte maggiore di essere coinvolti in pratiche di corruzione o concussione che nei Paesi classificati come migliori dal punto di vista della semplicitá degli adempimenti tributari.

Dal punto di vista del carico fiscale complessivo, come abbiamo piú volte sostenuto su Epistemes.org, un livello contenuto di tassazione é importante per garantire i giusti incentivi verso lo sviluppo economico; in particolare, una bassa tassazione dei profitti incoraggia le imprese a investire. Questo é vero anche se guardiamo a quanto é semplice pagare le tasse per l’impresa.
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Anche il governo guadagna da un sistema semplice e facile da amministrare, in quanto risparmia sulla raccolta e sulle controversie coi cittadini. Per esempio, in Danimarca, una corona spesa nell’amministrazione fiscale genera 113 corone di gettito. In Messico, un peso genera solo 33 pesos di gettito.

Il sistema di esenzioni é particolarmente pericoloso, in quanto erode la base imponibile, rende il sistema meno trasparente e piú costoso per l’amministrazione tributaria, e le imprese finiscono per pagare di piú anche se soggette ad esenzioni.
Lo stesso si puó dire dei cosidetti incentivi fiscali: in tal caso si creano anche delle convenienze a eludere le norme e manipolare i dati fiscali dell’impresa per poter usufruire di tali prebende.

Infine, elevati livelli di tassazione del lavoro e di contribuzione sociale fanno aumentare il cosidetto cuneo fiscale, rendendo poco conveniente per l’impresa assumere nuovi lavoratori.

Il sistema fiscale del Belpaese

Andiamo allora a verificare cosa succede nel nostro Paese per quanto riguarda la tassazione dell’impresa. Il report confronta l’aliquota fiscale effettiva sui profitti per 177 Paesi, di cui noi andremo a selezionare un campione limitato (per i dettagli sulla metodologia si rinvia direttamente al report).

Nel primo grafico abbiamo selezionato un campione di Paesi ricchi. Come si puó notare, l’Italia ha l’aliquota effettiva piú elevata, con il 76% dei profitti letteralmente espropriato (non c’é altro modo di dirlo).

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É peró interessante andare a scomporre il dato nelle diverse tipologie di imposte. Nel grafico seguente abbiamo riportato lo stesso dato per gli stessi Paesi, scomponendolo in tassa sui profitti, tassa sul lavoro, e altre tasse.

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Come é facile notare, la tassazione sul lavoro incide per quasi 50 dei 76 punti percentuali (il numero esatto é 48,2%). A questo livello, la riduzione di 5 punti percentuali del cuneo fiscale recentemente implementata dal governo é ben poca cosa.

Ma ovviamente l’aliquota non é il solo indicatore che ci interessa. Abbiamo parlato di semplicitá del sistema fiscale, e di come una componente fondamentale sia il tempo speso dall’imprenditore per gli adempimenti tributari. Il report riporta una misura delle ore spese in questo tipo di attivitá nei diversi Paesi.

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Tra i Paesi inclusi nel campione, solo la Spagna fa peggio di noi. Anche in questo caso é interessante vedere il contributo specifico di ciascun tipo di imposta. Di nuovo, é la parte che riguarda il lavoro la componente preponderante.
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Infine, possiamo mostrare i dati sul numero di pagamenti annuali da effettuare. In questo caso il dato non é elevato rispetto agli altri Paesi inclusi nel campione.

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Ma scomponendo il dato notiamo che la maggior parte dei pagamenti proviene da imposte diverse dalle tasse sul reddito d’impresa o da tasse collegate all’occupazione.

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Alla luce di questi dati, l’elevata evasione fiscale del nostro Paese non suscita piú nessuna sorpresa. Quando il carico fiscale effettivo raggiunge livelli da esproprio, accompagnandosi a tempi di gestione delle pratiche fiscali che si possono quantificare in 9 settimane lavorative (lavorando 40 ore settimanali), é ovvio che diventi piú conveniente non pagare i tributi. E magari corrompere qualche funzionario pubblico disonesto, se sottoposti a controlli.

In fondo forse é questo il vero miracolo italiano: che ci siano ancora imprese attive nonostante questo sistema fiscale aberrante.

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