Più libri a un prezzo più basso, parola di Harry Potter

Focus dell’IBL di Della Vedova e Falasca 

In un paese in cui si legge poco, la miglior politica culturale è la liberalizzazione dei prezzi dei libri. Lo sostengono Benedetto Della Vedova e Piercamillo Falasca nell’ultimo Focus dell’Istituto Bruno Leoni, “Più libri a un prezzo più basso, parola di Harry Potter”.

Commenta Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell’IBL: “il Focus di Della Vedova e Falasca dimostra chiaramente come la regolamentazione degli sconti sui prezzi di copertina determini un deficit di concorrenza nel settore librario e il cattivo funzionamento del mercato. Un’autentica liberalizzazione non solo favorirebbe un’espansione della domanda, ma a lungo andare genererebbe benefici anche per tutti gli attori della filiera“.

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Gli effetti della flat tax

di Antonio Mele

Su questo sito abbiamo più volte trattato i problemi fiscali del nostro Paese. Abnorme carico fiscale, eccessiva complessità del sistema, un numero di adempimenti da far invidia ad uno stato dittatoriale: abbiamo analizzato, speriamo in modo comprensibile, tutti questi argomenti.

Da varie parti si avanza come panacea di tutti i mali l’introduzione della flat tax: una tassa sul reddito proporzionale, compensata però da una soglia al di sotto della quale il reddito non verrebbe tassato, per preservare la progressività fiscale che la Costituzione ci impone.

In questo breve articolo vorrei soffermarmi sui pregi e i difetti di questa proposta, cercando di chiarire i seguenti punti: una riforma fiscale che si avvicini a realizzare una flat tax è una ottima riforma per il futuro del Paese; probabilmente una riforma del genere non è politicamente realizzabile; anche se fosse realizzabile, si presta a tutta una serie di possibili capovolgimenti che la potrebbero snaturare, a causa della probabilmente lunga transizione verso i benefici che porterebbe.

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Taxi e licenze

di Andrea Asoni e Mario Seminerio

Periodicamente i tassisti conquistano le prime pagine dei giornali italiani. La ragione del contendere è presto spiegata. Assistiamo allo scontro tra due opposte esigenze: la richiesta dei cittadini-consumatori in favore di un aumento del numero dei taxi (con diminuzione dei prezzi delle corse) e la difesa da parte dei tassisti della posizione di rendita acquisita, simboleggiata dal valore delle licenze.

Un influsso di nuove licenze comporta automaticamente una diminuzione del valore di quelle già concesse. La licenza altro non è che il valore scontato dei profitti futuri: un aumento del numero dei taxi in circolazione causerebbe quasi sicuramente una diminuzione, secondo meccanismi meglio illustrati in seguito, dei profitti del singolo tassista e dunque una diminuzione del valore della sua licenza.

Come misura di compromesso viene spesso proposta la concessione di una licenza aggiuntiva a chi già possiede il diritto di guidare un taxi; leggiamo tale proposta sul sito dell’onorevole Capezzone. In questo modo si ritiene di compensare il singolo tassista della perdita di valore causata dall’aumento delle licenze. Questa nota mostra come tale compensazione non necessariamente avviene.

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Il fallimento di Annapolis

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Gli Stati Uniti stanno tentando per l’ennesima volta di risolvere il conflitto israelo-palestinese. In passato ci avevano già provato Carter e Clinton. Entrambi hanno fallito. Il Presidente Bush gioca ora la sua unica carta, sperando così di regalare alla storia un motivo per cui rimpiangerlo. A nostro modo di vedere, il summit di Annapolis non sarà in grado di portare ad alcun risultato significativo né nel breve né nel lungo periodo. La pace tra israeliani e palestinesi dovrà ancora attendere.

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Sarkozy, piu’ Prodi che Thatcher

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

La fine degli scioperi dei ferrovieri francesi (sia quelli della SNCF che quelli della RATP, la Régie locale della regione parigina), ha scatenato una corsa all’interpretazione ed all’analisi su chi abbia “vinto” il braccio di ferro che per una decina di interminabili giorni ha visto fronteggiarsi gli cheminots da un lato, ed il governo Sarkozy-Fillon dall’altro. Passeggiando per la blogosfera abbiamo notato alcuni spericolati paragoni tra l’azione di Sarkozy ed il braccio di ferro che oppose Margaret Thatcher ai minatori inglesi, alla fine degli anni Settanta, o ancora il licenziamento in tronco dei controllori di volo in sciopero, adottato da Ronald Reagan nel 1981. Ci colpisce, soprattutto, l’interesse quasi ossessivo che ogni iniziativa di Sarkozy suscita presso politici e giornalisti italiani, un interesse che non ha pari in nessun altro paese europeo.

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Salari e politica economica

di Pierangelo De Pace

In un recente intervento presso l’Università degli Studi di Torino, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha presentato una relazione intitolata “Consumo e Crescita in Italia“. I contenuti della lezione sono stati giustamente ripresi e commentati da stampa, tv, ed altri mezzi d’informazione. Come prevedibile, però, le parole del Governatore sono state spesso travisate e proposte di politica economica che nulla hanno a che fare con quanto affermato da Draghi sono state immediatamente date in pasto all’opinione pubblica.

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Il Dpef ci parlerà di Kyoto, senza dirci quanto costa

di Piercamillo Falasca, anche su L’Occidentale

Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, ha forse reso un servigio utile al paese: ha chiesto ed ottenuto – grazie ad un articoletto del decreto fiscale collegato alla Finanziaria – che, dal prossimo anno, il Dpef contenga un aggiornamento sullo stato di attuazione del protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di CO2.

Bene, si potrà – numeri alla mano (almeno si spera) – commentare e contestare la resa del sistema di tetto alle emissioni. Di Kyoto si parla troppo e male, anteponendo una visione ideologica dell’ambiente alla realtà dei fatti. Continua a leggere “Il Dpef ci parlerà di Kyoto, senza dirci quanto costa”

Milizie Open Source

di Mario Seminerio

Dall’11 settembre 2001 è apparso drammaticamente chiaro che l’Occidente si sarebbe trovato ad affrontare, negli anni successivi, la sfida della “guerra asimmetrica”: di qui, eserciti regolari, equipaggiati in modo estremamente sofisticato, per combattere in teatri di guerra guerreggiata. Di là, gruppi agili composti da cellule spesso dormienti ed attivabili in modo estremamente efficace (per danno inflitto al nemico) ed efficiente, per limitatezza dei costi operativi sostenuti per il mantenimento di tali cellule. Di qui, il rischio di compressione dei diritti civili e di “stress democratico”, di là il puro e semplice disprezzo per la vita umana. Il simbolo di questa asimmetria è stato tragicamente rappresentato, per lunghi anni, dagli IED (improvised explosive devices), le bombe che, collocate ai lati delle strade irachene ed azionate con telecomandi, hanno fatto strage di militari statunitensi e civili locali.

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La Fed si sveglia e abbassa le stime di crescita

di John Christian Falkenberg da Macromonitor 

La Federal Reserve ha ammesso l’impatto della crisi immobiliare e creditizia sull’economia reale, riducendo le proprie stime sulla crescita del PIL ad un livello persino più pessimistico di quello degli analisti delle banche d’affari. Dopo i risultati del settore dei trasporti, quelli finanziari e la situazione disperata sul mercato della liquidità, non si tratta di una grande sorpresa, ma semplicemente della rassegnazione di chi ha provato a fare il pompiere, ma non ce la può fare ancora a lungo.

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