Caro Tremonti, meno risse e più concretezza

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Nei giorni scorsi il Comitato di Basilea dei governatori di banca centrale e dei regolatori bancari ha disegnato le nuove linee-guida sul capitale di vigilanza degli istituti di credito, recependo le indicazioni emerse dai lavori dell’ultimo meeting dei G20, preparatorio del vertice di Pittsburgh. Si tratta di misure molto rilevanti e non cosmetiche, se calate in modo puntuale nell’operatività delle banche. Viene infatti previsto l’aumento qualitativo e quantitativo del cuscinetto di capitale di cui le banche dovranno dotarsi, con una ridefinizione del cosiddetto Core Tier 1, che verrà circoscritto a capitale azionario e utili non distribuiti.

Le banche avranno un limite alla leva finanziaria, il rapporto tra debiti e mezzi propri, che non potrà superare 25 volte. Previsto inoltre un meccanismo di rafforzamento anticiclico del capitale, per evitare l’alimentazione di bolle creditizie. I regolatori dovrebbero essere messi in grado di limitare dividendi ed acquisti di azioni proprie. La conseguenza più immediata dell’adozione di tali misure sarà la necessità, per le banche europee (soprattutto quelle tedesche), di procedere a massicci aumenti di capitale, visto che negli scorsi anni gli adempimenti sul capitale di vigilanza sono stati spesso rispettati con pratiche dette di regulatory relief, espressione che si potrebbe tradurre con “aggiramento delle regole”.

Non è un caso che gli europei, soprattutto tedeschi e francesi, si siano detti in disaccordo con questa linea di intervento, preferendo attirare l’attenzione su misure soprattutto populistiche quali il controllo dei bonus dei banchieri, sulle quali finora si sono concentrati soprattutto Nicolas Sarkozy, Angela Merkel ed il ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti. Quest’ultimo, contro la crisi invoca da sempre un indefinito concetto di etica che si è finora tradotto, più che in interventi operativi, in precetti vagamente moralistici e recriminazioni contro banche e banchieri centrali.

Per molti mesi abbiamo quindi avuto il tema dei cosiddetti legal standards, che ha avuto molto più spazio nell’asfittico dibattito politico italiano che nei consessi internazionali, dove ci si è limitati ad affermazioni di principio compendiate nel cosiddetto Lecce Framework, di cui si è oggi persa traccia. La polemica contro le banche italiane, ree di aver dapprima decretato un’accoglienza eufemisticamente tiepida ai Tremonti bond (gli strumenti ibridi tra capitale e debito destinati a rafforzarne il capitale Tier 1), ed oggi di considerarli eccessivamente costosi (sul piano economico e soprattutto dei vincoli politici), è solo l’ultimo episodio di una strategia di rottura dimostratasi finora retoricamente brillante ma non particolarmente produttiva sul piano dei risultati concreti. Che poi sarebbero il contributo alla ristrutturazione del sistema creditizio globale e la rimozione dei colli di bottiglia nell’accesso al credito per le imprese sane.

Quest’ultimo aggettivo è fondamentale, perché la perentoria richiesta di erogare credito a chiunque e purchessia, proveniente soprattutto dalla Lega (si veda il riferimento di Bossi ad una “banca pubblica” che agevoli l’erogazione di credito, nella migliore tradizione sudamericana più che padana) porterebbe, se realizzata, a minare dalle fondamenta il sistema creditizio italiano, compromettendo la capacità di crescita di lungo periodo dell’intero sistema-paese. Un sistema a cui servono decisioni operative piuttosto che risse quotidiane e declamazioni moralistiche.

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