Archive for March, 2007

Manzoni avrebbe criticato Bersani

di Piercamillo Falasca

Negli ultimi dieci anni, il dover pagare cinque euro per ricaricare il proprio cellulare è stato uno dei fastidi più acuti di ogni italiano. La sensazione - umorale e non razionale - era quella di pagare “per nulla”, per un bene non acquistato, un servizio non reso. In linea di massima, siamo stati tutti mediamente soddisfatti delle tariffe a consumo che le compagnie hanno iniziato a proporci dopo la diffusione di massa delle Sim Card, partita nel 1997. Ma non abbiamo mai digerito quel “sopruso”.

In principio c’era solo TIM ed il massimo della convenienza era la tariffa “rossa”, la quale permetteva di spendere appena 195 lire al minuto dopo le 20.30 e 95 lire passate altre due ore. Nelle ore diurne, invece, era un salasso: 1950 lire al minuto, più Iva e scatto alla risposta. Usare il telefonino prima delle otto e mezzo di sera era pressoché inconcepibile. Poi arrivò Omnitel, poi fu la volta di Wind ed il resto è vita quotidiana. La concorrenza ci liberò dalla schiavitù delle telefonate serali e tra le nostre preoccupazioni comparve il contributo di ricarica. C’era anche prima, ma lo abbiamo percepito come davvero odioso solo quando la neonata Wind – nel 1999 - ci propose di liberarcene, offrendoci i suoi primi piani tariffari solo a consumo, privi del contributo.

Continua a leggere su L’Occidentale

La sfida italiana all’Europa: la via delle riforme

di Pierangelo De Pace 

Il 25 marzo di cinquant’anni fa, correva il 1957, la classe politica dirigente di sei Paesi europei - Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo - si riuniva a Roma per la firma del Trattato che avrebbe dato vita alla Comunità Economica Europea (CEE), primo importante passo verso la creazione e la determinazione dell’attuale Unione Europea (UE). Cinquant’anni più tardi, i leader di ventisette Paesi europei si ritrovano a Berlino per celebrare l’importante anniversario raggiunto e per riaffermare i principi ispiratori del progetto di integrazione, nonchè per ridefinire gli obiettivi politici ed economici dell’Unione.

Continue reading ‘La sfida italiana all’Europa: la via delle riforme’

Ripensiamo le missioni all’estero

di Andrea Gilli

I recenti dibattiti pubblici e parlamentari sulle missioni italiane all’estero richiedono una seria riconsiderazione dell’impegno dell’Italia in chiave internazionale. Negli anni passati, il nostro Paese ha infatti mostrato una solerzia abbastanza inusitata nel mandare i propri soldati all’estero in missioni di pace, peace-keeping o peace-enforcing. Per varie ragioni però i risultati sono stati al di sotto delle attese - non ultima la paradossale situazione nella quale, nonostante l’appena citata solerzia, il Paese si è spesso spaccato proprio su queste missioni: in breve, la maggioranza del momento mandava le truppe, ma l’opposizione vi si opponeva, in una ripetizione a parti invertite della scena che ha una sapore più di tragedia che non di farsa.

Come abbiamo visto sia nel caso della missione in Iraq che più recentemente con la missione in Afghanistan, queste operazioni restano infatti sempre in balia del voto parlamentare, e nell’incertezza della dialettica politica interna - con conseguenze devastanti sulla credibilità del nostro Paese, e pertanto sulla loro stessa utilità.

Continue reading ‘Ripensiamo le missioni all’estero’

Credibilità internazionale: l’Italia e la Politica Mondiale - Andrea Gilli su noiseFromAmeriKa

di Andrea Gilli

Con la fine della Guerra Fredda, l’Italia ha di fatto (ri)acquisito una sorta di autonomia in politica estera. Autonomia significa poter decidere sui modi e tempi di interazione con il resto del mondo e soprattutto (dover) pagare costi e (poter) ricavare benefici dalle proprie azioni. Autonomia significa dunque responsabilità, ma anche credibilità. Potendo agire in modo più autonomo, non solo l’Italia ha iniziato ad essere responsabile delle proprie azioni, ma ha anche iniziato ad accumulare un suo stock di credibilità – che, come in qualunque interazione sociale, e’ fondamentale per la miglior attuazione delle proprie strategie e quindi il raggiungimento dei propri obiettivi. Poiché il concetto di credibilità internazionale è tanto importante quanto usato a sproposito, in questo articolo ci proponiamo di specificarlo sia nei suoi significati che nelle sue implicazioni in termini di policy.

Continua a leggere su noiseFromAmeriKa.org

Con questo primo articolo, Epistemes.org e noiseFromAmeriKa.org iniziano una collaborazione.

Le pensioni e la riforma che ruba il futuro

di Mario Seminerio

In attesa degli esiti del tavolo di concertazione tra governo e sindacati sui temi previdenziali, alcune considerazioni si impongono. Come noto, sindacato e sinistra (più o meno estrema) appaiono ferocemente contrari tanto all’allungamento della vita lavorativa quanto alla riduzione dei coefficienti di trasformazione (che determinano quanta parte della retribuzione verrà coperta dalla pensione). Specularmente, sono favorevoli all’eliminazione dello “scalone” previsto dal precedente governo, che il primo gennaio del prossimo anno determinerà un aumento istantaneo di tre anni nei requisiti minimi di età per il pensionamento. Sono altresì favorevoli all’aumento delle pensioni minime, ed all’introduzione di non meglio specificati “incentivi” per la permanenza al lavoro dopo la maturazione dei requisiti pensionistici minimi.

Continua a leggere su l’Occidentale.

IDEAZIONE Marzo-Aprile: Corea del Nord, l’ora della diplomazia

di Daniele G. Sfregola 

IdeazioneSull’ultimo numero di Ideazione, rivista bimestrale di cultura politica, Daniele G. Sfregola analizza gli ultimi progressi diplomatici della questione nucleare nordcoreana, dando conto del cambio di strategia negoziale degli Stati Uniti verso Pyongyang e delle nuove opportunità che tale scelta comporta ai fini della soluzione della disputa ultradecennale. Corea del Nord. L’ora della diplomazia è il titolo dell’analisi all’interno del numero di marzo-aprile di Ideazione in edicola.

Chi rappresenta l’Italia

di Andrea Gilli

La felicitazione per la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo, sequestrato due settimane fa in Afghanistan dalle forze talebane, non deve oscurare alcuni forti perplessita’ che sorgono di fronte ai modi attraverso i quali la liberazione e’ stata effettuata.

Infatti, nonostante la presenza in loco tanto di servizi segreti, inviati diplomatici e di alcuni nuclei dei ROS, il Ministro degli Esteri ha preferito utilizzare il canale aperto dall’organizzazione Emergency di Gino Strada.

Continue reading ‘Chi rappresenta l’Italia’

L’unica emergenza da cui siamo usciti è la crescita zero

di Mario Seminerio

La sorpresa espressa dal ministro dell’Economia sui buoni risultati della trimestrale di cassa rappresenta la conferma della scarsa capacità previsiva dei modelli utilizzati in via XX Settembre, oltre ad essere l’immagine speculare dell’avventatezza di alcune fosche previsioni dello scorso anno, che parlavano di situazione simile a quella del 1992, e quindi di forte deterioramento del merito di credito italiano. Previsioni peraltro anch’esse sconfessate dalla sostanziale stabilità del differenziale di rendimento tra Btp decennale italiano e corrispondente titolo di stato tedesco.

Continua a leggere su l’Occidentale.

Le Relazioni Internazionali: quando la teoria incontra la pratica

di Andrea Gilli

Con la fine della Guerra Fredda e poi con le evoluzioni tecnologiche degli anni Novanta,  l’interesse per gli affari internazionali da parte dell’opinione pubblica mondiale e’ andato crescendo drammaticamente. Il mondo tutto ad un tratto e’ diventato piu’ aperto e piu’ vicino, piu’ chiaro ancorche’ piu’ complicato - e soprattutto, scomparendo, la spessa coltre di fumo della Guerra Fredda ha permesso agli individui di molti Paesi di guardare proprio dentro agli affari del loro pianeta.

Continue reading ‘Le Relazioni Internazionali: quando la teoria incontra la pratica’

IDEAZIONE gennaio-febbraio: Alla ricerca della vocazione perduta

di Andrea Gilli e Francesco Giumelli

Con la fine della guerra fredda, è diventato drammaticamente evidente quanto le Forze Armate siano uno strumento essenziale e fondamentale di politica estera, anche per medie potenze come l’Italia. Se infatti durante il quarantennio 1950-90, per via della sua posizione geopolitica e strategica (con annessi benefici: classico caso di buck-passing), il nostro paese ha potuto godere di un ruolo di rilievo nell’arena internazionale, con il crollo del Muro di Berlino si è aperta una nuova fase nella quale valgono le vecchie regole della politica internazionale: conta non solo chi ha più carri armati, ma anche chi li sa e li vuole usare. E l’Italia non brilla né nell’una né nell’altra attività.

Non solo infatti il nostro bilancio della Difesa è ridottissimo (e in continuo ridimensionamento proprio dall’inizio dalla fine della guerra fredda), ma il nostro apparato militare è anche obsoleto, e di conseguenza non in grado di servire i nostri interessi nazionali e materialmente incapace di difendere il nostro territorio, in particolar modo proiettando la sua forza verso aree o situazioni di crisi che, se non risolte, potrebbero compromettere seriamente la nostra sicurezza nazionale.

Continua a leggere su Ideazione.