Ripensiamo le missioni all’estero

Un pensiero su “Ripensiamo le missioni all’estero”

  1. Caro Andrea, stando così le cose è difficile non essere d’accordo con te. Vedi, ci sono naturalmente alcune parti politiche (che non hai citato nel tuo articolo) che sono sempre e comunque contrarie ad ogni missione all’estero poichè vedono qualunque divisa solo come fumo negli occhi. Non dimentichiamo che all’interno dell’attuale governo ci sono soggetti come la senatrice Menapace (quanto vogliamo scommettere che si è pure cambiata il cognome?) che, in qualità di candidata alla Commissione difesa, aveva proposto, come prima attività, di eliminare le frecce tricolori.
    Questi gruppi minoritari hanno purtroppo assunto un ruolo decisivo in un Senato che si regge su due tre senatori di differenza (compresi quelli a vita).
    Sul resto, hai ragione, Berlusconi aveva già dichiarato il ritiro dall’Iraq, e così il nostro credito si è di parecchio assottigliato.
    Personalmente ritengo che sulla missione in Afghanistan le Parti avrebbero potuto e dovuto trovare un accordo ma, anche in questo caso, la deriva estremista di alcune parti politiche lo hanno reso impossibile. Sono certo che, senza la minaccia di quella quindicina di senatori che fanno capo a quei partiti un accordo si sarebbe trovato. Come accadde per la missione Nato in Kosovo (che mi vide personalmente contrario in quando sono ormai numerose le prove che non vi fosse alcun genocidio contro gli albanesi, in atto).

    Lasciare i nostri soldati in Afghanistan con regole d’ingaggio problematiche, senza alcuna stima da parte degli alleati, senza i miglioramenti negli armamenti che sarebbero necessari, è demenziale. Il tentativo di “contatto” con i Talebani da parte del governo italiano (o meglio dal suo delegato Gino Strada) probabilmente va in questo senso, si spera che la nuova metaforica passeggiata di d’Alema col Mullah Homar possa lasciare i nostri soldati indenni dai prossimi scontri.
    Temo sarà il contrario. Manca la famosa conoscenza della materia che anche tu hai citato, la cultura politica internazionale da parte di chi amministra il Paese è assente. Il motivo vero? Si tratta di politici nati in partiti che non si occupavano di politica estera, all’epoca oltre qualche manifestazione a favore o contro gli americani p a favore o contro dell’Urss, questa classe politica non è andata.
    Non credo che possiamo, per ora, attenderci di più. Nell’attesa, sono d’accordo, ritiriamoci da dove siamo presenti.

    “Geopoliticando”
    http://blog.libero.it/Italiafelix/

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