La politica estera americana e la promozione della democrazia

di Mauro Gilli

“Wherever the standard of freedom and Independence has been or shall be unfurled, there will [America’s] heart, her benedictions and her prayers be. But she goes not abroad, in search of monsters to destroy. She is the well-wisher to the freedom and independence of all. She is the champion and vindicator only of her own.” John Quincy Adams, 1821.

Quello riportato è probabilmente uno dei più citati passaggi mai pronunciati da un presidente Americano, insieme ai celeberrimi “Tear down this wall” di Ronald Reagan e “Ich bin ein Berliner” di John Fitzgerald Kennedy (JQA lo pronunciò però prima di diventare presidente, quando era ancora Segretario di Stato). Ciò non deve sorprendere. Gli Stati Uniti, per tutta la loro storia, hanno sempre incoraggiato i movimenti democratici e si sono sempre schierati a favore della libertà. Allo stesso tempo, però, la loro politica estera è stata dettata da una forte dose di pragmatismo. Là dove la libertà e la democrazia avrebbero sollevato possibili rischi per gli interessi economici o strategici americani, le benedizioni di Washington si fermavano.

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La lenta marcia della Grecia verso il default (o la bancarotta)

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Da qualche tempo, nel linguaggio degli eurocrati, è emerso un termine piuttosto singolare: reprofiling. E’ riferito alla modifica del profilo temporale dei rimborsi del debito greco. Essendo ormai certo che Atene non riuscirà a tornare autonomamente sui mercati dei capitali nel 2012, come invece illusoriamente previsto all’inizio del salvataggio, si pone ora il problema delle scadenze dei prossimi due anni, e di come reperire altri 30-50 miliardi di euro per coprire deficit aggiuntivo, in attesa dell’entrata a regime dello European Stability Mechanism (ESM).

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L’India, il suo caccia multiruolo e l’Eurofighter

di Andrea Gilli

L’India sta valutando da alcuni anni quale caccia multiruolo adottare per le sue forze armate. Alla competizione hanno partecipato praticamente solo i Paesi occidentali (più la Russia), visto che sono gli unici che si possono permettere e dispongono di caccia multiruolo avanzati e affidabili.

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Il nuovo caos sulle materie prime

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il pomeriggio del 6 maggio 2010, quella che sembrava una normale giornata di scambi sulla borsa americana venne improvvisamente turbata da un impressionante crollo, sviluppatosi nel giro di pochi minuti. I maggior indici azionari giunsero a perdere quasi il 10 per cento nel corso della seduta, mentre le agenzie battevano impazzite nuovi lanci, chiedendosi freneticamente cosa stesse accadendo. Si parlò di imminenti minacce terroristiche, di Grecia sull’orlo del default o dell’uscita dall’euro, di un caso di “fat finger”, letteralmente il “ditone” di qualche operatore che digita uno zero di troppo su un ordine di vendita. L’episodio venne ribattezzato con il suggestivo nome di“Flash Crash”, e su di esso venne aperta un’inchiesta da parte della SEC (la Consob americana) e della CFTC, la commissione di controllo sui derivati.

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Euro-salvataggi. L’uscita dall’euro non è un’opzione, il default sovrano sì

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel pomeriggio di venerdì 6 maggio, un lancio dello Spiegel Online ha causato il panico sui mercati finanziari, europei e non solo, già reduci da una settimana di forti ribassi delle materie prime. Il giornale segnalava la convocazione di un meeting straordinario tra ministri delle Finanze della zona euro per affrontare la minaccia della Grecia di uscire dall’euro. Tentiamo di decodificare i segnali, e di capire cosa potrà accadere ora.

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Senza riforme rischiamo di finire come il Portogallo

di Mario Seminerio – Linkiesta

I 78 miliardi che saranno presto versati al Portogallo rispondono alle esigenze di un paese con un cattivo rapporto deficit/Pil, che cresce pochissimo da un decennio e che ha bisogno di riforme strutturali profonde.
Un paese, insomma, che potrebbe diventare perfino l’Avatar dell’Italia se non procediamo al più presto con una manovra di rilancio e riforme vere.

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Brevi considerazioni sull’uccisione di bin Laden

di Andrea Gilli

Bin Laden è stato ucciso. Prima si è detto che è morto dopo aver ingaggiato uno scontro a fuoco. Poi si è detto che era disarmato, ma un suo sodale era armato. Le ultime versioni dicono che invece è stato catturato e poi ucciso in un secondo momento. Non sappiamo quale versione sia vera e, in questa sede, non mi pongo interrogativi morali o filosofici. In questo articolo cerco di ragionare sulle ragioni per le quali Osama è stato considerato più utile da vivo che da morto.

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Implicazioni della morte di Osama Bin Laden

di Andrea Gilli

La scorsa notte, Osama bin Laden è stato ucciso in un compound a 50 km da Islamabad. Un’operazione delle forze speciali americane ha messo fine alla sua esistenza. Quali sono le implicazioni della sua morte?

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