La seconda morte di Bretton Woods

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Alla data di oggi vi sono almeno undici economie asiatiche i cui tassi ufficiali d’interesse sono inferiori all’inflazione. La Cina, ad esempio, ha un tasso d’inflazione tendenziale all’8,5 per cento, prossimo al massimo degli ultimi 12 anni, eppure il tasso-chiave al quale la banca centrale di Pechino presta al sistema creditizio è fermo da inizio anno al 7,47 per cento. Analogamente, il tasso benchmark indiano è al 6 per cento, due punti sotto l’inflazione. E ancora: i prezzi al consumo in Russia, Arabia Saudita, Repubblica Ceca e Cile superano il tasso-base di politica monetaria.

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Alice nel paese di Eurolandia: il come e il perché della strategia della Bce

di Gaetano D’Adamo*

Tra il giugno 2006 e il giugno 2007, la Banca Centrale Europea è intervenuta diverse volte sui tassi d’interesse, aumentandoli gradualmente, e portandoli così dal 2,75% al 4%. Dall’ultimo intervento è passato un altro anno, nel corso del quale tre principali fattori di crisi hanno colpito l’economia mondiale: il rallentamento dell’economia americana e la crisi dei mutui subprime, propagatasi in parte anche nel vecchio continente; la crisi alimentare, che sta colpendo in maniera particolare i Paesi in Via di Sviluppo ma ha le sue ripercussioni un po’ ovunque, e l’inarrestabile ascesa del prezzo del petrolio, oramai nettamente sopra i 100 dollari al barile.

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I paesi emergenti hanno un debito col trucco

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Con buona pace degli ultimi giapponesi dell’easy money, quelli che continuano a invocare tagli ai tassi d’interesse della Banca Centrale Europea, il mondo sta lentamente ma inesorabilmente prendendo coscienza della nuova era inflazionistica che stiamo vivendo. Con tutti i rischi che ciò implica. Abbiamo già segnalato il fatto che oggi i tassi reali d’interesse di mercato monetario sono negativi: ciò rappresenta un forte stimolo a consumi ed investimenti finanziati a credito (dove il credito esiste ancora, s’intende). Ma vi sono aree del pianeta, segnatamente le economie emergenti (o emerse) esportatrici di materie prime, che hanno le proprie valute agganciate in modo totale o parziale al dollaro statunitense, che sono entrate in un pericoloso circolo vizioso.

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Ma l’originalismo serve al federalismo

di Mario Seminerio

L’articolo di Giovanni Boggero sull’originalismo di Robert Bork ed il rischio di una “dittatura delle corti” implicato da interpretazioni eccessivamente estensive delle norme di legge rappresenta un interessante spunto di riflessione. Pubblichiamo di seguito parte di un nostro articolo di tre anni fa che evidenzia come l’interpretazione originalista della costituzione americana rappresenti in realtà un approccio libertario e funzionale a preservare il federalismo statunitense.

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Perchè la Germania non vuole un 5+2

di Andrea Gilli

Nel corso della giornata di oggi, le aspirazioni internazionali del nostro Paese hanno subito una doccia fredda. Con un secco e quasi anonimo comunicato, il ministero degli Esteri tedesco ha affermato di non favorire il nostro ingresso all’interno del gruppo di dialogo con l’Iran formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania. In questo breve articolo cerchiamo di capire brevemente le ragioni di questa mossa. Il nostro intento è mostrare quanto sia le previsioni naif (quelle secondo le quali con Angela Merkel la Germania sarebbe diventata molto meglio disposta verso l’Italia, sia per via del comune sentire atlantico che per il comune colore politico dei governi di Roma e di Berlino) che quelle costruttiviste (quelle per cui la costruzione della realtà sociale avrebbe oramai plasmato irrimediabilmente il panorama internazionale in una direzione di armonia e pace) siano, in sostanza, errate e non confermate.

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Il rischio della dittatura delle corti

di Giovanni Boggero*

In un suo recente intervento tenuto presso l’Istituto Bruno Leoni, Serena Sileoni, giovane costituzionalista e fellow del medesimo think tank, discute le tesi di Robert Bork, autorevole giurista americano la cui nomina a membro della Corte suprema da parte di Ronald Reagan fu bocciata dal Senato a seguito di una furiosa campagna di stampa che ne contestava le posizioni eccessivamente conservatrici. Bork sosteneva infatti la necessità da parte del giudice di un approccio “originalista” alla Costituzione, tale per cui di questa fosse sempre colto il senso letterale. Qualora vi fossero stati dei dubbi, i giudici avrebbero dovuto prediligere il riferimento ai lavori della Costituente o al dibattito tra i Padri fondatori. Nessuna creazione volta all’adattamento del testo ai tempi era da lui considerata ammissibile o lecita.

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Il puzzle libanese costringe Siria e Israele al dialogo – su Ideazione.com

di Andrea Gilli Nelle ultime settimane i colloqui tra Damasco e Gerusalemme sono diventati di dominio pubblico. Interrotti dopo la rivelazione del bombardamento del sito nucleare siriano da parte israeliana, essi hanno ripreso il loro corso nei giorni passati, in concomitanza con l’apparente soluzione trovata a Doha per il caos libanese. Poiché se questo dialogo dovesse portare alla pace, gli … Leggi tutto