La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Sul Blog di Beppe Grillo è apparso un articolo che solleva dei dubbi sull’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Precisalmente, il suo autore, Aldo Giannuli, ricercatore confermato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e già consulente di numerose procure italiane sottolinea una serie di contraddizioni (via Corriere). Onestamente, non si capisce se Giannuli stia chiedendo agli inquirenti chiarezza su una serie di apparenti contraddizioni (ma non pensiamo che sia così sprovveduto: l’attacco è avvenuto ieri e per mettere insieme i pezzi di un puzzle servono inchieste che, spesso, richiedono mesi se non anni) oppure, e sarebbe più preoccupante, se stia adombrando, in tipica tradizione italica, la possibilità di piste oscure e occulti supersovrani che da una stanzetta (di Parigi) manovrano l’umanità (come la conclusione dell’articolo suggerisce).

Il problema non sta tanto nella visione del mondo di Giannuli – che può legittimamente credere a tutti i complotti che vuole – ma nel fatto che le contraddizioni da lui sollevate non sono tali, almeno ad una qualunque persona con una competenza elementare in materia, come uno studente di Scienze Politiche al primo anno che abbia frequentato un seminario introduttivo sul terrorismo e sull’anti-terrorismo.

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Andrea Gilli e Mauro Gilli, articolo su Security Studies

di redazione

La ricerca di Andrea Gilli e Mauro Gilli sulla diffusione del terrorismo suicida è di recente stata pubblicata dalla rivista accademica Security Studies. Nell’articolo, i due autori dimostrano – utilizzando sia i metodi quantitativi che quelli qualitativi – come il terrorismo suicida sia semplicemente un’innovazione tattica, pertanto spiegazioni sia culturali che organizzative abbiano poco fondamento. L’articolo non è liberamente disponibile online ma può essere richiesto agli autori. Qui di seguito riportiamo l’abstract:

What explains the adoption of military innovations? In this article, we assess the empirical validity of adoption capacity theory by reconsidering one methodologically important case analyzed by Michael Horowitz: the diffusion of suicide terrorism. We show that, when addressing problems in Horowitz’s research design, the case of suicide terrorism fails to support adoption capacity theory. We argue that, in order to account for the diffusion of this innovation, one needs to take into consideration the tactical incentives to overcome technologically superior enemies. The results of our quantitative and qualitative analyses suggest that terrorist groups fighting against very powerful states in terms of conventional capabilities are more likely to employ suicide attacks than those fighting against poorly equipped ones. Our findings are important because they provide systematic evidence in support of Kalyvas and Sànchez-Cuenca’s argument that suicide terrorism is driven by tactical considerations and because they provide confidence in the external validity of Berman and Laitin’s hardness of targets hypothesis. Our results also question Lyall and Wilson’s finding that highly mechanized armies are inherently inadequate to win counterinsurgency operations. The superior conventional capabilities of a counterinsurgency army might in fact make traditional insurgent tactics ineffective and thus give insurgents an incentive to adopt suicide attacks.

AVIO: Che FARE?

di Andrea Gilli

Due amici diversi del partito FARE mi chiedono di commentare una recente discussione sulla vendita di AVIO, azienda aerospaziale specializzata nei sistemi di propulsione. Premettendo che l’avere amici attivi in politica non implica una mia sottoscrizione alle loro idee, mi permetto di intervenire nel dibattito.

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Rassegna stampa – Andrea Gilli

di Redazione

Nei mesi passati, Andrea Gilli ha partecipato ad alcuni eventi, qualche suo scritto è apparso presso terzi o ne ha parlato la stampa. Riassumiamo qui di seguito le principali attività:

– “Procurement Lessons from the War In Libya,” RUSI Defence Systems, January 2013;

– Partecipazione alla conferenza “I Costi della non-Europa della Difesa,” Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, Torino, 12 Aprile 2013;

– Intervista alla rivista americana specializzata sull’industria della difesa, Defense News, 11 maggio 2013;

– Presentazione del rapporto Enabling The Future. EU Military Capabilities 2013-2025: Challenges and Avenues (2013) al Politico-Military Group del Consiglio Europeo, Bruxelles, 6 giugno 2013;

– Del rapporto suddetto ne ha parlato anche un articolo del settimane tedesco Die Zeit.

Agenti CIA, soffiate e condanne

di Andrea Gilli

La scorsa settimana, John Kiriakou, ex-agente CIA, è stato condannato a trenta mesi di prigione. La sua colpa? Aver svelato il nome di un agente sotto copertura ad un giornalista. Per la cronaca, il nome non è mai uscito sui giornali. Come reagire alla notizia? C’è da rallegrarsene, in quanto contribuirebbe a contrastare il dilagante fenomeno della rottura della segretezza in ambito di sicurezza nazionale, oppure dovremmo avere qualche preoccupazione in più, in quanto la condanna rappresenterebbe una riduzione della libertà di informazione?
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Aumentare le tasse per le aziende militari?

di Andrea Gilli

Sul Washington Post di qualche giorno fa, Walter Pincus, defense correspondent del medesimo quotidiano ha (ri)proposto l’idea di introdurre un’imposta sugli extra-profitti delle aziende militari. La ratio sarebbe la seguente: in tempo di guerra, i contractors della difesa fanno altissimi profitti. Ciò permette a pochi (le aziende) di guadagnare sul sacrificio di molti (la popolazione e i suoi soldati). Pertanto, lo stato dovrebbe riprendersi parte di quei fondi.

L’idea mi pare parecchio bislacca e per diverse ragioni.

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Andrea Gilli – Paper sul futuro dell’industria europea della difesa

di Redazione

Andrea Gilli ha pubblicato per lo European Union Institute of Security Studies di Parigi un paper, After austerity: futures for Europe’s defence industry, sul possibile futuro dell’industria europea della difesa.

Il paper discute i possibili scenari per il futuro dell’industria europea della difesa alla luce dell’attuale fase di austerity. La breve ricerca sottolinea che se ulteriore consolidamento nel settore è certamente necessario, verosimilmente questo non sarà definitivo: i Paesi europei continuano a volere mantenere intatte le loro prerogative e dunque è difficile pensare ad un consolidamento che elimini tutte le inefficienze o l’eccesso di capacità produttiva.

Austerity, impegni internazionali e natura dei rapporti tra stati

di Andrea Gilli

I rapporti fra nazioni possono essere intesi fondamentalmente in due modi. Da una parte c’è la visione comunitaria, per cui a livello internazionale ogni entità politica si preoccupa principalmente dei suoi membri. L’egoismo di ogni tale entità genera a sua volta un sistema anarchico in cui l’insicurezza la fa da padrone. Dall’altra parte, c’è la visione cosmopolita. Stando a questa interpretazione, il mondo è un’unica sola comunità che condivide gli stessi valori e gli stessi obiettivi. Pertanto, anche se il panorama internazionale è diviso tra gruppi separati (gli Stati-nazione), è possibile trovare una sintesi dei vari interessi e favorire il progresso umano tramite la cooperazione tra Paesi.

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