Trump e l’attacco missilistico in Siria

di Andrea e Mauro Gilli

Scriviamo, a caldo, qualche considerazione sull’attacco che l’Amministrazione Trump ha lanciato contro la Siria, in seguito al presunto uso di armi chimiche da parte del regime di Assad.

L’attacco giunge a sorpresa, dopo che Trump o la sua Amministrazione ha più volte, e addirittura solo la scorsa settimana, ripetuto di non volere la rimozione di Bashar al-Assad, di mirare alla distruzione di ISIS e di voler cooperare con la Russia. Ipocrita. Voltagabbana. Flip-flopping. Chi si si stupisce per questi cambi di direzione probabilmente non ha ancora capito come funziona la politica internazionale. Non ha quindi senso perdere tempo su questo punto e conviene passare alla questione successiva.

Come mai Trump ha approvato l’attacco? Trump è in caduta libera nei sondaggi e il popolo americano, storicamente guidato da una visione liberale del mondo, ha dato voce nelle ultime ore a tutta la sua indignazione per il macabro uso di armi chimiche in Siria. Come spesso succede ed è successo con altre amministrazioni, Trump ha probabilmente voluto sfruttare la crisi per rafforzare la propria immagine domestica. Già, i politici sono estremamente cinici e calcolatori. Anche in questo caso, nulla di nuovo sotto il sole.

Si rischia un’escalation? Per noi no, almeno alla luce delle informazioni disponibili. Gli Stati Uniti possono colpire più di 7,000 obiettivi militari in giro per il mondo in un solo giorno. Contro la Siria le forze armate USA hanno lanciato una cinquantina di missili. Non pare proprio essere una dimostrazione di forza imponente. Si noti inoltre come sia stata colpita una base militare: l’Amministrazione Trump non ha voluto colpire direttamente Assad o il suo regime.

Inoltre, da un punto di vista militare, questo attacco non cambia praticamente niente. Da un punto di vista politico neppure: Assad è sempre lì. Il dato è importante perché permette a Trump di portare a casa un successo senza però ledere le relazioni con la Russia o indebolire il regime siriano (a favore di ISIS o della Turchia), e soprattutto impegnarsi seriamente in Siria.

Qualcuno dirà che bisognava fare di più o diversamente. Non ne siamo sicuri. La Siria è un casino e qualsiasi intervento implica intervenire in una crisi dalla quale non ci si può più togliere. Una no-fly zone non ha letteralmente senso in quanto costringerebbe gli USA in un angolo. Quando si istituisce una no-fly zone, qualsiasi aereo non autorizzato deve essere abbattuto. In Siria c’è la Russia: gli USA vogliono davvero entrare in crisi con Putin? Se la no-fly zone vuole essere una proposta seria, l’implicazione è chiara: bisogna renderla effettiva, sparando qualora necessario. Chiaramente la Russia non è un attore passivo: ha infatti tutto l’interesse a cercare un incidente per testare la risolutezza americana. Risolutezza che chiaramente non ci può essere perché gli Stati Uniti non hanno interessi strategici significativi in gioco in Siria. Se qualcuno pensa che Putin non giocherebbe d’azzardo, provi a guardare alle continue violazioni dello spazio aereo dei Paesi Baltici ad opera di caccia russi.

In sostanza, nei prossimi giorni avremo sostenitori e oppositori di Putin che ci diranno tutto e il contrario di tutto. In realtà, è stata una prima e semplice mossa, come negli scacchi, senza particolari conseguenze. Lasciamo agli altri l’emozione o l’agitazione quando si muovono i pedoni.

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