Lo studente che vendeva merendine e la scuola dei mediocri

di Andrea e Mauro Gilli – @Strade Nel settembre 2015 Ahmed Mohammed, un liceale di Dallas, portò a scuola l’orologio che aveva costruito artigianalmente a casa. Docenti e compagni si allarmarono, confondendo il congegno con una bomba e così il giovane Ahmed venne addirittura ammanettato. Dal presidente Barack Obama al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, lo studente ricevette immediato supporto morale. L’arresto sollevava infatti due questioni fondamentali legate alla stessa identità americana. Da una parte, c’era una chiara questione etnico-religiosa: se il giovane Ahmed si fosse chiamato Robert Hyde pochi si sarebbero probabilmente sentiti minacciati dalla sua invenzione. L’America però … Continua a leggere Lo studente che vendeva merendine e la scuola dei mediocri

Perché l’Islam è diventato Islamista?

di Andrea e Mauro Gilli – Strade

Una delle più importanti questioni contemporanee riguarda la capacità dell’Islam di modernizzarsi, dove per Islam non si intendono soltanto i Paesi musulmani ma anche – se non soprattutto – le loro popolazioni, i loro valori, e le loro strutture sociali.

Il mondo islamico è caratterizzato da enormi sfaccettature al suo interno, in quanto si estende su un’area estremamente vasta che va dal Marocco nel Nord Africa all’Indonesia nel sud-est Asiatico, con diramazioni sia settentrionali, come nei Balcani, nel Caucaso, e nell’Asia Centrale, che meridionali, quali la Nigeria o il Sudan. Ciononostante, gli ultimi 15 anni hanno visto un generale stallo dal punto di vista socio-politico di questo eterogeneo blocco di Paesi e, in alcuni casi, addirittura un poderoso arretramento su questi fronti: in Stati quali l’Arabia Saudita o il Pakistan è difficile constatare dei significativi passi avanti verso democrazia e diritti umani; il terrorismo si è espanso anche ad aree dove prima era assente come la Tunisia; e infine il fondamentalismo e l’integralismo si sono allargati in zone in precedenza laiche e moderate, quali l’Egitto, la Turchia o la Siria.

Come spiegare questa transizione e, più in generale, la decennale arretratezza socio-politica dei Paesi musulmani? Nell’articolo cerchiamo di ragionare brevemente sulle cause di questo “fallimento”, pur consci che il quadro generale che cercheremo di trarre non rende giustizia delle singole peculiarità e differenze che esistono tra i vari Paesi islamici. Questo intervento per Strade è dunque uno spunto, che in futuro ci ripromettiamo di approfondire in modo più analitico.

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Non sarà il boom dei droni a incrinare la supremazia americana

di Andrea Gilli e Mauro Gilli (da Il Foglio, 27 Aprile 2016) Se il sottomarino è stato tra le tecnologie militari che più hanno giocato un ruolo centrale nella Prima guerra mondiale, il radar durante la Seconda guerra mondiale e i missili da crociera nel corso della Prima guerra del Golfo, i droni – i famosi aerei senza pilota – sono indiscutibilmente la tecnologia militare che più ha caratterizzato la guerra al terrorismo lanciata all’indomani dell’11 settembre. I droni esistono in diverse configurazioni, piccoli e grandi, ad ala fissa o rotante, armati o non armati, “stupidi” ovvero in grado di … Continua a leggere Non sarà il boom dei droni a incrinare la supremazia americana

Rassegna Stampa – Gilli&Gilli sui droni

di Redazione La ricerca di Andrea Gilli e Mauro Gilli sulla diffusione di piattaforme aeree senza pilota, i così detti droni, è stata di recente pubblicata sulla rivista accademica Security Studies. Qui di seguito riportiamo l’abstract del paper: Many scholars and policymakers are concerned that the emergence of drone warfare—a first step toward the robotics age—will promote instability and conflict at the international level. This view depends on the widely shared assumption among International Relations scholars that military hardware spreads easily, especially in the age of globalization and real-time communications. In this article, we question this consensus. Drawing from the … Continua a leggere Rassegna Stampa – Gilli&Gilli sui droni

La Russia serve per combattere ISIS?

di Andrea Gilli

All’indomani degli attacchi di Parigi, le relazioni tra l’Occidente (inteso come NATO/UE e Stati Uniti) e la Russia hanno fatto un poderoso salto in avanti, con la Russia proiettata a diventare un partner nella lotta all’ISIS. Gli osservatori sono divisi. Da una parte, secondo alcuni solo una cooperazione militare con la Russia può aiutare a sconfiggere questa nuova ondata di terrorismo islamista. Dall’altra, molti sono scettici se non contrari ad interagire con un autocrate che ha adottato, negli ultimi anni, politiche non solo discutibili ma anche destabilizzanti (si veda l’Ucraina). Chi ha ragione? A mio modo di vedere, nessuno dei due.

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Gli attacchi di Parigi e le risposte

di Andrea Gilli

I terrificanti attacchi di venerdì sera a Parigi pongono degli interrogativi sul tipo di risposta da adottare. Il Presidente francese, François Hollande, ha parlato esplicitamente di un atto di guerra, e se dunque questo è l’11 settembre francese, gli indizi portano ad un maggiore coinvolgimento francese (e NATO) in Siria, Libia e Iraq contro ISIS.

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Andrea Gilli – Premio European Defence Agency

di Redazione

Andrea Gilli ha vinto il premio per la miglior tesi di dottorato su European Defense, Strategy and Security assegnato dalla European Defence Agency e dall’Egomont Institute.

Il 16 novembre 2015, invitato all’assemblea annuale della European Defence Agency, Andrea Gilli ha tenuto un breve discorso con cui, riassumendo i punti chiave della sua tesi, ha illustrato alcune delle principali sfide alla cooperazione industriale-militare in europa. Il discorso è disponibile in calce.

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Siamo in guerra? No, ci sono tre lotte diverse

di Andrea Gilli

Gli attentati di Parigi della scorsa settimana hanno nuovamente aperto le gabbie: opinioni di ogni genere si sono lette su giornali e riviste riuscendo, talvolta, a superare il becerume che spesso affiora in rete. In questo post tenterò di svolgere qualche riflessione allargando l’orizzonte e la prospettiva storica. La mia opinione, sostenuta dalla logica prima che dagli studi accademici, è che non siamo in guerra. In particolare, gran parte del dibattito attuale confonde tre fenomeni diversi: la guerra “dei trent’anni” in cui è sprofondato il Medio Oriente, l’alienazione sociale che caratterizza alcune frange (estremamente minoritarie) delle popolazioni che vivono in Occidente e l’integrazione dei cittadini di fede islamica in Europa. Non mi occuperò invece dei personaggi folcloristici che vedono gli attentati della scorsa settimana come una reazione alle politiche occidentali.

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La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Sul Blog di Beppe Grillo è apparso un articolo che solleva dei dubbi sull’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Precisalmente, il suo autore, Aldo Giannuli, ricercatore confermato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e già consulente di numerose procure italiane sottolinea una serie di contraddizioni (via Corriere). Onestamente, non si capisce se Giannuli stia chiedendo agli inquirenti chiarezza su una serie di apparenti contraddizioni (ma non pensiamo che sia così sprovveduto: l’attacco è avvenuto ieri e per mettere insieme i pezzi di un puzzle servono inchieste che, spesso, richiedono mesi se non anni) oppure, e sarebbe più preoccupante, se stia adombrando, in tipica tradizione italica, la possibilità di piste oscure e occulti supersovrani che da una stanzetta (di Parigi) manovrano l’umanità (come la conclusione dell’articolo suggerisce).

Il problema non sta tanto nella visione del mondo di Giannuli – che può legittimamente credere a tutti i complotti che vuole – ma nel fatto che le contraddizioni da lui sollevate non sono tali, almeno ad una qualunque persona con una competenza elementare in materia, come uno studente di Scienze Politiche al primo anno che abbia frequentato un seminario introduttivo sul terrorismo e sull’anti-terrorismo.

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Andrea Gilli e Mauro Gilli, articolo su Security Studies

di redazione La ricerca di Andrea Gilli e Mauro Gilli sulla diffusione del terrorismo suicida è di recente stata pubblicata dalla rivista accademica Security Studies. Nell’articolo, i due autori dimostrano – utilizzando sia i metodi quantitativi che quelli qualitativi – come il terrorismo suicida sia semplicemente un’innovazione tattica, pertanto spiegazioni sia culturali che organizzative abbiano poco fondamento. L’articolo non è liberamente disponibile online ma può essere richiesto agli autori. Qui di seguito riportiamo l’abstract: What explains the adoption of military innovations? In this article, we assess the empirical validity of adoption capacity theory by reconsidering one methodologically important case analyzed by … Continua a leggere Andrea Gilli e Mauro Gilli, articolo su Security Studies