Archive for the 'Mauro Gilli' Category

La fine dell’era unipolare? - Recensione di “The Post-American World”

di Redazione Epistemes

Più volte, nel corso degli ultimi cinquant’anni si è parlato di fine dell’era americana. Oggi, l’era americana è anche l’era unipolare. La fine della prima, dunque, passa attraverso la seconda. L’unipolarismo, il periodo storico iniziato con la fine della guerra fredda e caratterizzato appunto dalla presenza di una sola grande potenza, sembra essere arrivato alla fine. La rapida crescita economica, e quindi anche politica e militare, di Cina e India, alla quale si affianca quella di Russia e Brasile, sembra infatti non lasciare altra possibilità che l’emergere di una nuova era multipolare.

Mauro Gilli, nel suo “La fine dell’era unipolare?“, affronta questo tema. Recensendo il nuovo libro di Fareed Zakaria The Post-American World, Gilli sottolinea come sia ancora presto per parlare di era multipolare. Gli Stati Uniti rimangono ancora lo stato più forte al mondo. Allo stesso tempo, non bisogna ignorare la possibilità che la crescita di queste nuove grandi potenze possa essere offuscata dai problemi di natura interna che le affliggono. Ciononostante, per via delle loro dimensioni demografiche, economiche e geografiche, sembra ormai obbligatorio accettare il fatto l’era unipolare stia volgendo al termine. Ciò, pone delle sfide importanti per gli Stati Uniti, sia a livello domestico, che - ancora più importanti -a livello internazionale. Sapranno cogliere questa sfida? E sapranno rispondere in modo adeguato? Le scelte degli Stati Uniti determineranno in buona parte il futuro dei prossimi decenni.

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Il caso Iraniano: Abbandonare i miti e capire la realtà

di Redazione Epistemes

Le dichiarazioni del presidente americano George W. Bush e del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si stanno facendo sempre più infuocate. A scatenare l’oltranzismo dei due capi di stato, e dei loro due paesi, è il programma nucleare Iraniano, che è diventato uno dei principali temi sull’agenda internazionale.

Per capire davvero cosa esso rappresenti è necessario considerarlo in modo sobrio e ragionato. Nel Discussion Paper “Il caso Iraniano: Abbandonare i miti e capire la realtà”, Mauro Gilli introduce la questione portando al lettore alcune osservazioni utili a capire il cuore del problema. Per quanto la retorica iraniana sembri dimostrare intenzioni aggressive, l’Iran è uno stato debole e accerchiato militarmente dalle forze americane dislocate in Afghanistan e in Iraq. Ne consegue che la scelta, pur controversa e discutibile, di sviluppare un sistema che garantisca la sicurezza nazionale è tutt’altro che irrazionale.

La storia non è mai finita. Recensione di The Return of History

di Mauro Gilli

Il nuovo libro di Robert Kagan The Return of History and the End of Dreams parte dal presupposto che la speranza assai diffusa durante tutti gli anni Novanta secondo la quale il mondo sarebbe stato proiettato verso un’era di pace e prosperità era basata su assunti del già obsoleti al tempo della sua prima formulazione (p. 10). Per Kagan, l’attuale crescita di nuove potenze segna infatti “il ritorno della Storia” - prendendo come bersaglio la famosa tesi della “fine della Storia” di Francis Fukuyama. In altre parole, il sistema internazionale, lungi dall’essere entrato in una nuova era, è invece tornato alla Politica di Potenza dopo una breve, brevissima pausa.

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E’ tutta colpa dell’Islam? 1/4

di Mauro Gilli

Lo scoppio del fenomeno del terrorismo suicida a livello internazionale da una parte, e la contemporanea crescita delle comunità musulmane immigrate in molti Paesi europei dall’altra hanno suscitato particolare interesse verso l’Islam. Una delle conseguenze di questa attenzione è che alla religione islamica sono è stata attribuita la responsabilità per molti dei problemi che affliggono i musulmani e le loro relazioni con il mondo esterno. La difficoltà degli immigrati musulmani ad integrarsi nelle società in cui si trasferiscono; l’adozione di metodi violenti come la pratica del terrorismo suicida; fino alla vera e propria situazione politica, sociale ed economica di molti Paesi Musulmani, secondo molti analisti e studiosi, sarebbero infatti direttamente riconducibili agli insegnamenti del Corano.

In una serie di articoli, di cui questo è il primo, si vuole affrontare e analizzare il ruolo dell’Islam nel mondo di oggi, di ieri e anche di domani. Il nostro obiettivo è quello di insinuare dei dubbi rispetto alle molte certezze che spesso vengono espresse, e che sembrano essersi affermate, almeno in alcuni segmenti dell’opinione pubblica. Questo primo articolo affronterà il tema delle condizioni politiche, sociali ed economiche dei Paesi musulmani e cercherà di capire “cosa è andato storto” nel loro processo di modernizzazione. Nei prossimi articoli ci occuperemo del rapporto che la religione islamica ha con la democrazia e con la guerra. Più precisamente, tenteremo di capire se l’Islam è incompatibile con la democrazia e se, allo stesso tempo, essa è davvero, come molti sostengono, una religione “sanguinaria”.

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Il fallimento di Annapolis

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Gli Stati Uniti stanno tentando per l’ennesima volta di risolvere il conflitto israelo-palestinese. In passato ci avevano già provato Carter e Clinton. Entrambi hanno fallito. Il Presidente Bush gioca ora la sua unica carta, sperando così di regalare alla storia un motivo per cui rimpiangerlo. A nostro modo di vedere, il summit di Annapolis non sarà in grado di portare ad alcun risultato significativo né nel breve né nel lungo periodo. La pace tra israeliani e palestinesi dovrà ancora attendere.

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L’illusione della moratoria della pena di morte

di Mauro Gilli

La terza commissione delle Nazioni Unite ha votato l’approvazione della moratoria della pena di morte. Questa decisione, salutata da molti come un evento storico, può essere considerata solo per un aspetto, la sua totale irrilevanza. L’impegno dei molti attivisti e uomini politici che hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo è certamente encomiabile. Il loro sforzo, però, non servirà a far abolire la pena di morte. Continue reading ‘L’illusione della moratoria della pena di morte’

La Russia è tornata: il letargo dell’Orso è finito

di Mauro Gilli

Delle molte interpretazioni sulle origini della Guerra Fredda, quella di Louis Halle nel suo The Cold War as History merita certamente attentione. Secondo Halle, la geopolitica - e non lo scontro ideologico - rappresenterebbe la causa originaria della tensione che ha connaturato i rapporti tra Unione Sovietica e Stati Uniti per i 44 anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. A 18 anni dal crollo del Muro di Berlino e a 16 dalla fine ufficiale della Guerra Fredda, questa interpretazione sembra tornare particolarmente utile.

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La fine dell’Europa

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

L’accordo siglato sabato scorso sul futuro dell’Europa e’ parso, a molti, un nuovo rilancio al ribasso. Emma Bonino ha senzentiato il ritorno all’era degli “egoismi nazionali”, dove lo slancio ideale si sarebbe esaurito; Romano Prodi ha visto lo spirito europeista svanire; e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato addirittura di “meschini ripiegamenti” riferendosi all’atteggiamento di alcuni Stati (la Polonia). In realta’, se si guarda alla realta’, quanto e’ accaduto non stupisce affatto e non rappresenta nulla di nuovo.

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Mixed results

di Mauro Gilli

L’11 gennaio, su Epistemes, scrivevo:

La nuova strategia per l’Iraq presentata dal Presidente americano George Bush (volta a “rimediare” agli errori passati e garantire cosi’ la “vittoria”) offre pochi motivi di speranza. Le probabilita’ che le sorti del Paese mediorientale possano essere cambiate da 21.500 soldati aggiuntivi sono poche.

In quell’articolo elaboravo un considerazione tanto ovvia quanto semplice: la guerra civile irachena non puo’ essere fermata mandando piu’ soldati.

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C’è ancora molto da imparare dai veri realisti alla Kissinger

di Mauro Gilli e Daniele G. Sfregola

Nel suo interessante articolo apparso su L’Occidentale del 26 marzo, Marco Respinti ha messo in evidenza la debolezza del giornalismo italiano, che a suo modo di vedere si limiterebbe a riportare le analisi pubblicate da altre testate straniere, introducendovi a corollario l’immancabile dose di ideologia nostrana. Tuttavia, parlando di politica estera americana, Respinti si è adoperato in una serie di semplificazioni e inesattezze che a nostro modo di vedere richiedono importanti precisazioni.

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