La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica

6 pensieri su “La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica”

  1. Ho una visione complottista anch’io: Beppe Grillo da un annetto sta facendo di tutto per sputtanare gli M5S, perchè ci guadagna troppo poco rispetto quanto si aspettava.
    Non fosse altro per le varie uscite, lodi a Bossi, capodanno 2014-2015 con Briatore, ritiro dell’intervista di Genova, complottismo sull’omicidio matteotti, la battuta errata che la mafia non scioglie i bambini nell’acido, ecc…

    Una sfilza senza fine.

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  2. I dubbi rimangono.
    Come non sono mai stati dissipati quelli sull’attentato a Bruxelles, nel maggio scorso, ai danni di due agenti israeliani.
    L’attentatore sembrave essere stato identificato come Mehdi Nemmouche, cittadino francese e pure catturato a Marsiglia, in Francia.
    Senza dubbi, ma poi non se ne è saputo più nulla.
    È stato mai condannato? Individuati complici/mandanti?
    Forse che Andrea e Mauro Gilli, che la sanno così lunga, possonofornire qualche chiarimento?

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  3. Ok ragazzi… Studi politici ed economici ma imparate anche un po’ di italiano… “Quando” e non “quanto”… Ne avete fatti 2 o 3 di questi errori…

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  4. Tutto molto ragionevole. Resta comunque il fatto che questi non erano cani sciolti che in un momento di delirio, armati alla buona con un coltello da cucina, si sono scagliati sul primo che passa.
    Hanno dovuto procurarsi le armi (e, per quanto diffusi, un movimento di almeno quattro kalashnikov non dovrebbe passare inosservato); hanno dovuto procurarsi le informazioni sulle persone, individuate per nome (ok, c’è la rete: ma dodici nomi?); hanno dovuto pianificare l’azione per coordinarsi (erano due, chiamiamoli così, “team”). Insomma possibile che l’intelligence francese abbia recettori così poco sensibili da non recepire un movimento del genere? Gli interrogativi di Giannuli sono fondati, e ce li siamo fatti tutto. E indicano non connivenza o gombloddo, ma superficialità.

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    1. Guardando all’operazione, direi che il livello di complessità organizzativa era medio. Sono andati quando c’era la riunione di redazione, ben armati, e addirittura non erano mai stati nel posto (altrimenti non avrebbero sbagliato l’indirizzo): segno che quindi, per non allertare le autorità, altri hanno fatto monitoraggio per loro. Dall’altra parte, non avevano un piano di fuga realistico se non, appunto il martirio cosa che però, inevitabilmente, porterà anche all’identificazione dei loro complici e quindi alla neutralizzazione del network che li ha sostenuti.

      Quindi? Quindi è vero che non erano cani sciolti, ma non sembra neppure che operassero con un’organizzazione estremamente complessa: di qui le difficoltà relative all’intelligence.

      Ciò detto, tutte le agenzie di sicurezza commettono errori: il libro linkato, quello di Amy Zaghart, mostra situazioni ben più paradossali rispetto all’11 settembre.

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