La Georgia e la guerra del 2008: responsabilità e conseguenze

di Mauro Gilli

Qualcuno si ricorda la guerra tra la Georgia e la Russia dell’agosto 2008? Era quella che vide la Russia invadere la Georgia per via della controversia delle regioni indipendentiste dell’Ossezia e della Sud Abhkazia.

Al tempo, gran parte del mondo politico italiano, tra cui l’On. Casini e il prof. Andreatta, si disse oltraggiato dall’equidistanza italiana e chiese ad alta voce al Governo di schierarsi con la vittima: la Georgia.

Dopo un anno di indagini, inchieste, analisi, il Consiglio dell’Unione Europea ha stabilito che è stata la Georgia ad aver iniziato il conflitto, anche se la Russia avrebbe posto le basi per lo stesso.

Cosa ci dice la faccenda? Possiamo trarre tre lezioni.

1. La politica internazionale è estremamente complessa. Prendere posizioni precoci, nette e radicali, è quindi pericoloso. Fa specie che questo piccolo avvertimento sia andato dimenticato da chi insegna relazioni internazionali (Andreatta) o da chi vive di politica da una vita (Casini e con lui molti altri parlamentari).

2. In guerra, vittime e carnefici sono spesso difficili da identificare. Ciò perchè i buoni e i cattivi spesso non esistono, esistono solo Stati interessari a massimizzare i loro interessi. In queste condizioni, dunque, prendere posizioni morali non è meno pericoloso.

3. Il caso georgiano, in realtà, dice qualcosa: ovvero che se qualcuno è da criticare questo è il Presidente georgiano che, scommettendo sul sostegno americano, accettò le provocazioni (o pseudo-tali) russe per entrare in una guerra.

Se qualcuno avesse dei dubbi, ad Epistemes avevamo detto tutte queste cose già un anno fa.

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