La Russia e la politica internazionale

Un pensiero su “La Russia e la politica internazionale”

  1. Avete ragione: a livello di informazione giornalistica, la tendenza a concentrare l’analisi politica sulla figura del leader è smaccata, nel caso della Russia in particolare favorita dall’oggettiva – e voluta – sovraesposizione del personaggio, nonché dalla facilità di incasellarlo in questa o quella categoria (autocrate feroce, nazionalista orgoglioso, e via dicendo).

    Ma d’altra parte, a livello accademico e in particolare nella teoria delle relazioni internazionali si riscontra una certa idiosincrasia nei confronti di questo stesso fattore, probabilmente perché classificare la natura umana come immutabile (verissimo, per quanto mi riguarda) risparmia una grande quantità di specificazioni sulle singole personalità, i loro comportamenti (che potrebbero ben essere irrazionali o del tutto folli), la loro cultura, l’ambiente in cui sono cresciuti.

    In altre parole: il fatto stesso che si continui a fare riferimento a Putin, come se fosse ancora il capo di Stato e di governo russo e il decisore ultimo, dà la misura dell’influenza perdurante della sua figura e dell’involuzione della configurazione dei poteri in Russia.
    Quindi abbiamo un uomo che ha forzato le regole democratiche (o l’apparenza di esse) pur di mantenere un’influenza nel processo decisionale, e l’ha fatto in particolare per poter perseguire un disegno di politica estera aggressivo ed espansionista.

    Nella vicenda russo-georgiana, per come la vedo, c’era il momento giusto e l’uomo giusto, e mai come in questo caso mi sentirei di dire che senza il secondo difficilmente avremmo avuto la guerra, “all other things being equal”.

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