Appunto, quale politica fiscale? Una replica politica a Marco Botta

di Piercamillo Falasca

Marco Botta, commentando l’articolo di Benedetto Della Vedova, dice che l’effetto – sul Pil e sul tasso di disoccupazione – della detassazione delle tredicesime sarebbe alquanto limitato. Dati alla mano, Botta ci informa che la crescita delle due grandezze sarebbe appena di qualche decimale e che molto più efficace sarebbe invece una manovra dal lato dell’offerta.
Botta ha ragione da vendere, economicamente parlando, ma politicamente dimentica qualcosa. E i Riformatori Liberali di Della Vedova (di cui mi onoro di far parte) sono costretti a ragionare anzitutto politicamente, ossia strategicamente, rispetto al Pdl e rispetto all’opinione pubblica.

La proposta di detassare le tredicesime è proprio come i tax rebates dell’Amministrazione Bush: una misura per i tempi che corrono. In America è stata una restituzione, qui sarebbe un non-prelievo temporaneo di un po’ di tasse dalle tasche dei cittadini. Cosa ne farebbero i contribuenti non lo possiamo sapere. Ma, Botta ammetterà, meglio che siano loro a decidere il destino dei loro soldi piuttosto che vedere quelle risorse usate dallo Stato per “contrastare” la crisi con la spesa pubblica.
Certo, gli effetti sarebbero limitati e di breve periodo, la misura riguarderebbe solo i lavoratori dipendenti e assomiglierebbe più ad una mancia che ad un vero taglio delle tasse.
Siamo tutti d’accordo. Ma non conviene, per chi crede e promuove la riduzione delle imposte, opporsi politicamente alla detassazione delle tredicesime.
Chi lo fa, rischia due cose. Uno, di non essere capito da quell’ampia porzione di contribuenti a cui di solito “offriamo” le nostre soluzioni liberali sull’economia. Due, di scegliere in cambio il nulla, perché è alquanto improbabile che il Parlamento approvi una misura alternativa alla detassazione della tredicesima entro la fine del 2008.
Botta avrà notato che, nel suo articolo, Della Vedova si chiede “che senso avrebbe ridurre le spese per detassare la tredicesima nel 2008 per poi ripristinarle nel 2009”. Si potrebbe invece “spalmare lo sconto fiscale tagliando di un punto tutte le aliquote Irpef, a dipendenti ed autonomi”.
Nel linguaggio della politica, questo vuol dire essenzialmente una cosa: passata la bufera, continuiamo a ridurre l’eccessiva spesa pubblica e intraprendiamo una vera politica di riduzione delle imposte sul lavoro.
Bisogna sfruttare ogni “spiraglio” del dibattito politico per poter proporre all’attenzione dell’opinione pubblica e all’agenda politica del Pdl le politiche (dal lato dell’offerta) che riteniamo più impellenti, a partire dalla riduzione delle imposte sulle imprese e dalla riforma della contrattazione. E se la detassazione della tredicesima può servire ad “avvertire” gli italiani che “esiste”, come soluzione politica, il taglio delle tasse… ben venga.
Non è esagerato affermare che – mai come negli ultimi anni – il “liberismo” sia diventato il capro espiatorio dei mali del mondo, nonostante non sia mai stato il paradigma delle politiche economiche europee ed, in particolare, italiane. Chi, come noi, è consapevole dell’idiozia dell’anatema anti-liberista, non può andare tanto per il sottile e rispondere di fioretto a chi ti viene incontro con la mazza da baseball. A la guerre comme a la guerre: il nostro sì (non convinto, ma strategico) alla detassazione delle tredicesime è un modo per ricordare agli italiani che lo Stato può fare molte cose per aiutare l’economia in difficoltà, la migliore delle quali è lasciare i soldi al loro posto.

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