Addio al 5+1? Anche gli USA abbandonano l’Italia

4 pensieri su “Addio al 5+1? Anche gli USA abbandonano l’Italia”

  1. Condivido quasi totalmente la vostra analisi.
    Vorrei solo aggiungere un paio di considerazioni: la prima è che la scarsa considerazione dei principali paesi nei nostri confronti potrebbe dipendere, in qualche misura, dal fatto che, nell’immaginario collettivo, all’estero siamo percepiti ancora come traditori (nella seconda guerra mondiale abbiamo tradito il nostro principale alleato); la seconda è che ci sono paesi meno evoluti del nostro, sia socialmente che economicamente (penso alla Turchia) e che, a livello internazionale contano molto più di noi, per cui il fatto che contiamo così poco forse dipende anche da altri fattori.
    Questo allora mi fa pensare a una cosa: non è che il nostro attivismo a livello internazionale potrebbe discendere dal fatto che cerchiamo disperatamente di farci perdonare, o di far dimenticare, alla comunità internazionale la figuraccia fatta nella seconda guerra mondiale ?? Se così fosse, allora per contare di più sarebbe sufficiente limitarsi a puntare i piedi e minacciare di lasciare l’Afghanistan, o dovremmo forse puntare maggiormente sulla coerenza delle nostre scelte politiche internazionali ?

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  2. Mi permetto di obiettare. Se guardiamo alla storia, vediamo innumerevoli casi di giravolte. Fa parte della politica internazionale: le alleanze sono volatili, quindi nessuno si aspetta che durino in eterno.

    Addurre il nostro scarso peso alle nostra incoerenza passata mi sembra dunque un po’ ecessivo, anche perché, metodologicamente, significa attribuire proprietá biologiche ad una nazione (una nazione di mentitori che cambia sempre posizione) – mi sembra davvero un po’ eccessivo. Senza contare, poi, che siamo membri fedeli della NATO da cinquant’anni.

    A differenza della Turchia, citata nell’esempio, abbiamo semplicemente una forza relativa ridotta. Il concetto di forza relativa é astratto, ma credo molto utile.

    L’Italia ha un esercito mediocre, ma si confronta con UK, Francia e Germania. Nei loro confronti, siamo deboli. La Turchia ha probabilmente un esercito messo peggio del nostro. Ma i suoi termini di paragone, dati dalla sua posizione geopolitica, sono l’Íraq, la Georgia, l’Iran, la Siria e Israele.

    Anche se in termini assoluti la Tuchia é piú debole di noi, in termini relativi é un Paese forte, visto che si confronta con Paesi molto piú deboli di quelli con i quali ci confrontiamo noi.

    saluti, ag.

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  3. Andrea, vorrei chiarire il mio pensiero approfondendo alcune tematiche, dato che prima ho cercato di sintetizzare.
    Il nostro tradimento della Germania non è stato purtroppo l’unico caso di voltafaccia: la storia italiana, anche recente, è piena di comportamenti ambigui nei confronti soprattutto degli USA: a parole ci siamo sempre dimostrati amici, nei fatti forse un po’ meno (penso al nostro rapporto con la Libia di Gheddafi, al caso dell’Achille Lauro in cui abbiamo fatto scappare Abu Abbas, ecc.).
    Ti faccio un altro esempio: il film Mediterraeo, che piacque molto negli Stati Uniti, tant’è che vinse anche l’Oscar, piacque anche perchè rappresentava lo stereotipo del soldato italiano vile e voltafaccia; questo stereotipo purtroppo è ancora vivo oggi nei paesi anglosassoni, anche se raramente ciò viene detto apertamente. Non sto dicendo che abbiano ragione a pensarla così, sto solo dicendo come penso che veniamo percepiti all’estero..
    Per quanto riguarda la Turchia, invece, concordo con te sull’aspetto della loro forza relativa, ma vorrei aggiungere che la loro politica estera non cambia quando cambia il governo: tant’è che continuano a voler entrare in Europa, continuano a combattere i Curdi e a fare incursioni in Iraq nonostante le pressioni USA ecc. ecc.; noi invece quando governa la sinistra stiamo con l’Europa, quando governa la destra stiamo con gli USA. Questo probabilmente non contribuisce ad incrementare la percezione di affidabilità del nostro paese all’estero…

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  4. Caro Andrea,
    da buon waltziano condivido la stragrande maggioranza del tuo ragionamento. Ti faccio anche i complimenti per l’operazione culturale che tu e Mauro state portando avanti nel dibattito asfittico che ha caratterizzato le élite italiane finora sui temi di politica internazionale. Passando all’unica cosa che non condivido dell’articolo, non credo che l’Italia avrebbe tratto molti vantaggi da un negoziato diretto con l’Iran, per almeno due motivi.
    1. Ci saremmo trovati da soli di fronte a un paese che al momento non ha alcun’altra salda sponda diplomatica, col rischio da un lato di isolarci rispetto a USA e troika europea, dall’altro di essere interlocutori poco credibili nei confronti degli iraniani: cosa potremmo ottenere dai mullah? E cosa loro da noi?
    2. Come saremmo stati accolti nei paesi arabi che hanno tutti il terrore di un Iran nucleare e aggressivo e sognano di nascosto un remake di Osirak?

    C’è invece un punto particolare su cui vado forse più in là di te: l’Afghanistan. Non ho mai capito cosa facciamo lì se non abbiamo il permesso di fare la guerra: se i nostri soldati possono fare solo peacekeeping, lascino immediatamente l’Afghanistan perchè non c’è alcuna pace da mantenere; se devono fare peace enforcement (ovvero attaccare i Talebani e conquistare territorio) gli siano dati strumenti, mezzi e regole adatte.
    Quanto alla minaccia di lasciare l’Afghanistan al fine di entrare nel 5 1, concordo che sarebbe la migliore tattica soprattutto ora che il governo sembra poter garantire di durare 5 anni.

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