Dove è finita la Libia?

4 pensieri su “Dove è finita la Libia?”

  1. all’inizio della crisi c’era davanti alle flotte libiche mezza squadra navale della MM.
    sarebbe bastato usarla come mezzo di pressione su gheddafi e ribelli paventando una “interposizione” umanitaria, magari sbarcando un ospedale da campo, viveri e qualche truppa a protezione, le navi al largo.
    si sarebbe messo una trave nelle ruote di sarko’
    si sarebbero tutelati gli “interessi nazionali”
    si sarebbe evitata la pessima figura di quelli che non sanno che pesci pigliare e si accodano solo a cose fatte
    si sarebbe ottenuto un buon credito da spendere nella partita del seggio al consiglio di sicurezza dell’onu.
    si sarebbe consolidata una influenza diplomatica sulla sponda meridionale del mediterraneo nell’eclissi francese.

    è davvero stata una gestione indecente.

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  2. C’è da chiedersi una cosa : Voi di Epistemes siete persone che giudico intelligenti ed equilibrate , sia nelle vostre esposizioni e commenti sia nelle analisi . Senz’altro non siete di parte ma correttamente obiettivi… ma penso che abbiate la modestia di non pensare di essere i soli intelligenti . Quindi senz’altro le Vostre stesse analisi e considerazioni ( corrette secondo me… )sono state fatte da tutti quegli staff di analisti al servizio dei vari Governi coinvolti . Quindi secondo me c’è da chiedersi: Perchè invece si è proceduto in queste direzioni contrarie ad ogni logica pratica di risoluzione del conflitto “interno” (non dimentichiamolo…) in Libia ??? Poi la trovata della Corte Penale Internazionale è veramente la goccia che fà traboccare il vaso… Lo diceva persino Sun Tzu in tempi non sospetti nel Arte della Guerra di lasciare sempre al nemico una via di scampo per toglierli la determinazioni di combattere ( e quindi fare vittime…) fino alla morte . Avrei veramente piacere di saper il Vostro punto di vista .

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  3. La vedo come un’illustrazione di un’idea di Clausewitz: le azioni militari devono rispondere ad un piano politico o è meglio lasciare perdere.

    Certo che per anni la Francia ha criticato gli USA per il dilettantismo nella conduzione della guerra in Iraq, ma qui le cose non vanno meglio, almeno a leggere un articolo della rivista “Volare” a riguardo.

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  4. Francesco, grazie per il tuo commento e per le tue parole. Credo che il punto centrale si trovi in questa frase:

    “Quindi senz’altro le Vostre stesse analisi e considerazioni ( corrette secondo me… )sono state fatte da tutti quegli staff di analisti al servizio dei vari Governi coinvolti.”

    Purtroppo i governi hanno molti problemi: rivalità interne (pensa al fatto che CIA ed FBI non si scambiarono informazioni su Al Qaeda pre 9/11 proprio perchè non volevano fare un piacere al competitor), organizational resistance, e via dicendo. Questi problemi sono quelli che impediscono il materializzarsi di quanto scrivi.

    Nei seguenti modi:
    1) anche se queste analisi vengono fatte, non è detto che poi esse finiscano sulla scrivania del primo ministro/presidente del consiglio. Magari rimangono in un cassetto proprio perchè il superiore non ha interesse a far prevalere una data posizione;
    2) se arrivano sulla scrivania del primo ministro, non è detto che il suo staff sia poi di supporto. Ci sono molte spiegazioni a proposito, da semplice group think (http://en.wikipedia.org/wiki/Groupthink ; http://www.amazon.com/Groupthink-Psychological-Studies-Decisions-Fiascoes/dp/0395317045), ad altri aspetti sociali, organizzativi (nuovamente: rivalità, fondi, etc.))
    3) anche se arrivano sulla scrivania del primo ministro e il suo staff si schiera con questi rapporti, non è detto che poi queste indicazioni coincidano con vari tipi di pressioni (economiche, strategiche, domestiche (la guerra in Libia era diventato un “must” popolare)).

    So che non è una risposta esauriente, ma spero che possa essere utile.

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