Sfatiamo i miti sulla politica estera di Reagan

di Mauro Gilli

Cento anni fa nasceva Ronald Reagan, il presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1988. A Chicago, alcuni esponenti di primo piano del partito repubblicano si sono ritrovati per celebrare questo evento (Reagan era nato in Illinois). In Italia, analogamente, molti celebreranno la memoria di quel presidente che, per motivi diversi, è stato uno dei più controversi della storia americana.

Colgo l’occasione per sfatare alcuni miti, ormai molto popolari, a proposito della politica estera di Reagan. Mi voglio concentrare su due in particolare: il ruolo di Reagan nel far crollare l’Unione Sovietica; e il suo contributo alla promozione della democrazia.

Partiamo dal primo mito. Secondo una vulgata assai comune, l’Unione Sovietica sarebbe crollata grazie al piano di riarmo lanciato da Reagan. Se non ci fosse stato lui, il presidente-attore, l’Unione Sovietica sarebbe ancora lì. Poichè questa interpretazione dei fatti viene generalmente suggerita da ambienti conservatori, è importante cogliere la fiducia implicita che questi sembrano riporre nel comunismo. Affermare che l’Unione Sovietica crollò grazie alla politica estera e di difesa adottata da Reagan significa credere che il comunismo non fosse inevitabilmente destinato al fallimento.

E infatti, qui si trova il problema. Con buona pace dei pochi nostalgici, il comunismo era un sistema economico destinato al fallimento – con o senza Reagan. Come aveva anticipato con incredibile precisione George Kennan quarant’anni prima, l’Unione Sovietica è crollata perchè l’economia pianificata aveva creato inefficienze e distorsioni crescenti che bruciavano ricchezza, invece di crearne. Reagan accelerò in parte il processo di decomposizione, costringendo l’URSS ad aumentare le spese militari. Ma questo processo era già iniziato nella seconda metà degli anni settanta e fu reso ancora più drammatico dal processo di globalizzazione dell’economia (dal quale l’Unione Sovietica era allora esclusa, con alti costi in termini di mancate opportunità e mancata innovazione tecnologica). L’URSS sarebbe crollata anche senza la politica di Reagan soprattutto perchè, dopo appena quattro anni – i suoi fan sembrano dimenticare – Reagan abbandonò l’approccio aggressivo in favore di una nuova era di distensione. Una politica di distensione che però non rallentò il processo ormai in corso. (per maggiori dettagli su questo tema, si guardi questo articolo).

Il secondo mito vuole invece un Reagan impegnato nella promozione della democrazia. E’ singolare, a tal proposito, che vengano dimenticati tutti quegli scheletri che Reagan non ha mai voluto togliere dall’armadio, come l’invasione di Granada, lo scandalo Iran-Contra (con il quale gli Stati Uniti vendevano armi all’Iran di Khomeini tramite Israele per finanziare la guerrigli in Nicaragua). Cito questi episodi perchè si tratta di due Paesi, Granada e Nicaragua, che certamente non rappresentavano alcuna minaccia per gli Stati Uniti, e anche se fossero “gone communist”, non avrebbero messo in pericolo la sicurezza americana.

Reagan ebbe sicuramente molti meriti come Presidente degli Stati Uniti. Ridiede forza e fiducia all’America, per esempio, e gettò le basi per la rivoluzione informatica degli anni Novanta tramite il suo (allora criticato) piano di guerre stellari (SDI). Nel ricordarlo è opportuno però mettere da parte la retorica, per far spazio ai fatti. Molti dei meriti che ora gli vengono attribuiti, semplicemente, non fanno parte della storia.

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3 Comments

  1. c’e’ un po’ di hindsight bias, ovvero col senno di oggi dire che qualche paese del centroamerica “gone communist” sarebbe stato irrilevante e’ fin troppo facile, cosi’ come valutare l’esito finale dell’URSS. fare la valutazione “as of 1980” credo porterebbe ad esiti un po’ diversi, per gli US di 30 anni fa non fornire all’URSS alleati strategici nel continente americano era un obiettivo primario.

    1. Granada? Un isolotto con una popolazione simile a quella di Cuneo? Calvin, suvvia siamo seri. Stessa cosa sul Nicaragua. Cuba è ben stata comunista dal 1959, e quali rischi alla sicurezza americana ha portato dopo che la crisi dei missili del 1962 fu risolta? Appunto, nessuno.

      Non ho capito come mai sia troppo facile “valutare l’esito finale dell’URSS”. Mi sono limitato a sottolineare che a Reagan non può essere attribuito il merito di aver fatto finire la Guerra Fredda. Tutto qui. Il tuo riferimento ad una valutazione “as of 1980” non è mi è chiaro.

  2. Se Cuneo fosse un bastione del comunismo, il sindaco di torino potrebbe chiamarsi Hugo Chavez. è meglio non sottovalutare l’impatto della tolleranza verso paesi di matrice comunista verso le zone vicine… per esempio, difficilmente un cittadino colombiano sottoscriverebbe le conclusioni dell’articolo.

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