Lasciare Baghdad… ricordare Saigon

di Andrea Gilli

Su Stratfor è apparso un interessante articolo sul ritiro americano dall’Iraq. Quest’estate, gli Stati Uniti ritireranno le loro truppe combattenti dal Paese. Come rileva George Friedman, la scelta ha importanti implicazioni geostrategiche.

Fondamentalmente, dopo il ritiro delle truppe combattenti, in Iraq rimarranno solo truppe di supporto. Questa politica porta in grembo almeno tre rischi.

In primo luogo, queste truppe saranno a rischio di attacco. In secondo luogo, l’Iran potrà espandere la sua influenza nel Paese. A + B = C. L’Iran rischia di essere il vero vincitore del ritiro americano. Tutto già detto.

Friedman si chiede dunque quale sia la politica che gli Stati Uniti adotteranno per moderare l’Iran. Nel suo articolo vengono ventilate una serie di opzioni. Sicuramente gli Stati Uniti cercheranno di rafforzare ulteriormente l’unità nazionale irachena e di sostenere la crescita delle sue forze armate.

La domanda è, chiaramente, se ciò basterà.

La mia impressione è che non basterà. Perchè, in maniera più o meno marcata, l’Iran cercherà chiaramente di svolgere un ruolo centrale nel Paese. Dall’altra parte, gli Stati Uniti non vogliono questo risultato. Ma non possono anche più permettersi di stare nel Paese.

Se pensiamo al Vietnam, la situazione sembra abbastanza speculare. La soluzione più adatta mi sembra quindi un compromesso. Nixon andò in Cina. In questo caso, mi sembra che le opzioni siano due. La prima riguarda un dialogo diretto con l’Iran. Si fa un accordo, che riguardi anche l’Afghanistan, si responsabilizza l’Iran, e fondamentalmente si concede al Paese di guadagnare influenza in Iraq in cambio di maggiore supporto a Kabul.

Ovviamente, gli USA sono quelli che ci perdono di più. Ma d’altronde, nessuno li ha obbligati ad andare in Iraq. E i debiti, prima o poi, si pagano. Che siano politici, o monetari, poco cambia.

E’ chiaro come il sole che quest’opzione non verrà praticata. Poichè Arabia Saudita, Egitto o Pakistan sono quanto o meno affidabili dell’Iraq. Di attori regionali sui quali appoggiarsi non se ne vedono molti. Quindi, se non si segue la via iraniana, l’unica alternativa che resta è quella Russa.

In altre parole, l’Iran continua ad essere un avversario ma si cerca una maggiore collaborazione russa per contrastarlo. Finora, ci sono stati alcuni passi in questa direzione, ma sono stati molto timidi.

Come andrà a finire non si sa. Il punto centrale è che bisogna scegliere. Anche abbastanza in fretta. Altrimenti gli interessi (che si pagano) continuano a crescere, e il proprio capitale (influenza politica) continua a diminuire.

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