Tutti i vulcani dell’economia globale

di Mario Seminerio

Se siete appassionati di scenari economici, e non necessariamente amanti del lieto fine, avete solo l’imbarazzo della scelta: la classica Grecia, l’Eyjafjallajokull (qui un esaustivo pezzo dell’eccellente sito The Oil Drum), e il nuovo caso-Goldman (qui le tredici domande di Barry Ritholtz; a seconda delle risposte si produrranno effetti variabili tra i fuochi d’artificio e l’inverno nucleare, ma noi scommetteremmo sul primo esito).

Su quest’ultimo fronte, poiché tutto o quasi si tiene, conviene riflettere circa il fatto che John Paulson, il gestore di hedge fund che ha scelto i mutui subprime da introdurre nei titoli sintetici (collateralized debt obligation, Cdo), prendendo al contempo posizione sul loro default, ha attualmente delle importanti posizioni di titoli di stato greci, che potrebbe essere costretto a liquidare per far fronte ad eventuali risarcimenti. Ad oggi Paulson non è stato fatto oggetto di alcuna denuncia; quando ciò avverrà potrà difendersi ribadendo che non possedeva alcuna informazione riservata circa l’imminente dissesto dei mutui subprime che ha contribuito a fare inserire nelle strutture create da Goldman, perché lavorava esclusivamente su proprie previsioni.

Goldman, per contro, avrebbe dovuto comunicare agli investitori che Paulson stava scommettendo sul default, perché questa era una informazione materiale. La partita è solo agli inizi, ed avrà importanti risvolti politici, legati alla riforma del sistema finanziario che Obama sta tentando di fare passare al Congresso. Far rivivere lo psicodramma nazionale della Commissione Pecora potrebbe essere l’arma scelta dalla Casa Bianca per raggiungere l’obiettivo.

Ma c’è un’altra scatola cinese da aprire, e neppure l’ultima: per costruire i Cdo coinvolti nell’indagine della Sec, Goldman ha dovuto vendere protezione creditizia a Paulson; per coprirsi da questa operazione doveva fare un’operazione di segno opposto, cioè comprare protezione da un terzo operatore. Questo terzo potrebbe essere stato AIG, l’assicurazione che vendette protezione al mondo sulla fine del mondo, senza poter far fronte ai propri obblighi in caso si fosse verificato l’evento di default. Sappiamo che, dal salvataggio di AIG, Goldman è stata integralmente indennizzata delle posizioni che aveva aperte con essa. Se AIG fosse fallita, è verosimile ritenere che anche Goldman ne avrebbe seguito la sorte.

La morale? Il sistema finanziario ha un tale livello di complessità e, soprattutto, di “furtività”, da essere praticamente irriformabile. Questa è la scomoda verità con cui dovremo convivere.

Update: da una verifica fatta, ci risulta che Abacus era tra i CDOs per i quali Goldman aveva comprato protezione da AIG e che ora sono sul bilancio della FED attraverso il veicolo Maiden Lane III, dopo che questa ha rimborsato il 100% a Goldman. Dovrebbe trattarsi della tranche supersenior, quindi se Paulson ha comprato protezione anche su quella, abbiamo un bel trasferimento quasi diretto dal taxpayer ad un hedge fund.

  • L’opinione di Simon Johnson è simile alla nostra, solo che noi non vediamo alcuna possibilità di un breakup delle maggiori banche e, se anche ciò avvenisse, non crediamo che le dimensioni siano significativamente legate al potenziale sistemico.
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