L’Europa è troppo importante per essere lasciata a Tony Blair

4 pensieri su “L’Europa è troppo importante per essere lasciata a Tony Blair”

  1. Mah, sappiamo tutti che le identita' sono state create a tavolino ("Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani". E lo stesso si puo' dire per i francesi, gli spagnoli, i tedeschi, etc.). Quindi, non vedo un problema "morale" nella creazione di una nuova identia' (come lei sembra porre).

    Questo non e' comunque l'aspetto centrale dell'articolo, che e' invece il cambiamento della distribuzione del potere a livello internazionale. I paesi europei possono scegliere tra due strade: una e' quella narcisista – dirsi quanto sono belli e voler rimanere tali senza guardare a cosa succede attorno a loro. Con la crescita di India, Cina, Russia, Brasile, e poi ancora Messico, e via dicendo, questa opzione li portera' a scivolare lentamente verso il silenzio assoluto. La seconda e' invece quella di aggregarsi, per poter discutere con le nuove potenze emergenti senza avere complessi di inferiorita'.

    Non credo che ci siano scelte giuste o scelte sbagliate. Il rischio e' pero' che per difendere le diversita' culturali, fra quarant'anni ci troveremo a dover accettare tutto cosa questi paesi impongono.

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    1. Frase storica, enunciava un programma mai attuato. In realtà, una cultura italiana esisteva da secoli, quello che occorreva fare era costruire uno stato decente.
      Le identità nazionali europee sono il prodotto della storia, che ne ha costruite alcune e soffocato altre; non credo che si possa soffocare quelle vincenti per inventarne una nuova,magari in pochi decenni.
      Del resto, Lei stesso ammette che Blair non potrebbe "dimenticare tutta la sua storia, la sua identità, i suoi sentimenti, solamente per l’Europa".
      Allora quello che si può ragionevolmente cercare è pur sempre un compromesso che permetta agli Stati europei di avere una voce comune, senza necessariamente contrapporsi agli USA, come Lei sembra auspicare.

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  2. Francamente come lei abbia fatto ad inferire un mio auspicio per un'Europa che si contrappone agli USA, visto che non ho scritto nulla a proposito. L'argomento è diverso: per ragioni demografiche, geografiche ed economiche, il peso dei singoli Stati europei continuerà a diminuire negli anni futuri. Se vogliamo diventare la Republica di San Marino del XIX secolo, la strada che lei sembra invocare è quella giusta.

    E con questo mi allaccio alle identità. Una cultura italiana esisteva da secoli? Dove, scusi? Non c'era una lingua unica. Dunque come poteva esistere una cultura comune se gli abitanti dell'area geografica che oggi è l'Italia non potevano neanche comunicare tra di loro tramite una stessa lingua?

    La scelta di formare uno stato nazionale andava proprio nella direzione di creare una struttura politica adeguata a quella che il sistema internazionale imponeva (su questo passaggio, Charles Tilly ed Hendrik Spruyt hanno detto tutto cosa c'era da dire). Se i piccoli stati italiani fossero rimasti indipendenti, nel nostro Paese il processo di industrializzazione non sarebbe mai iniziato. Non solo: esso sarebbe rimasto in balia dell'influenza estera.

    Quel tipo di scelta è oggi la stessa che si trovano di fronte i paesi europei.

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  3. Guardi che in realtà la maggior parte dei commentatori sottolinea come un'identità italiana esistesse da secoli (questa convinzione la si vede anche espressa in questo periodo, in parte del dibattito sui 150 anni).
    La questione della lingua non mi sembra decisiva: innanzittutto "l'identità" viene percepita almeno fino al XIX secolo come "l'identità" delle elite, che quindi una lingua in comune l'avevano, in secondo luogo anche al mio paese si parlano due dialetti diversi, uno "di sopra" e uno "di sotto", ciò non mi sembra sufficiente per sostenere che non ci sia identità comune.

    In ogni caso non Le vorrei far cambiare idea, ma solo osservare come esista anche l'opinione opposta.

    Per cui per sostenere la sua tesi, che condivido, mi sembra più utile sottolineare che non sia necessario creare artificialmente un'identità europea condivisa (più di quanto ci sia) al fine di essere più uniti all'interno e più forti a livello internazionale, cosa che, credo, tutti si auspicano. Basta rendersi conto che conviene, a tutti noi, agire di concerto a livello politico.

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