Attentato in Afghanistan: Alcune domande in attesa di risposte

di Andrea Gilli

I caduti in guerra sono ovviamente una tragedia. Ma fanno parte del gioco. Quando si va in guerra, si sa che non tutti potranno tornare. Come si sa, chi torna soffrirà di tensione, disturbi schizofrenici e nervosi, e talvolta porterà anche segni evidenti della guerra (ferite, mutilazioni, etc.). Ieri, un giovane soldato, il Caporalmaggiore Di Lisio, è deceduto in Afghanistan. Al momento, le informazioni sono scarse. Discutiamo dunque solo i pochissimi dati di cui disponiamo.

Sappiamo che il Caporalmaggiore è perito, e tre suoi compagni sono rimasti feriti, per lo scoppio di un ordigno avvenuto al passaggio del loro veicolo. Sappiamo – per bocca dello stesso ministro La Russa – che il veicolo in loro dotazione era il Lince. Il Ministro aggiunge in oltre che questo veicolo ha “finora [dimostrato di essere] un mezzo efficace alla protezione”.

Tre considerazioni sono doverose. In primo luogo, l’offensiva talebana era attesa. Da tempo. E nei mesi che verranno dobbiamo aspettarci una recrudescenza del conflitto. Per quante precauzioni possiamo prendere, è probabile che i caduti tra le nostre file subiscano un’accelerazione. E’ difatti quanto sta accadendo agli altri contingenti. Proprio per questa ragione, è necessario che le nostre truppe siano equipaggiate al meglio.

Allo stesso modo, sappiamo da tempo che l’offensiva talebana si sarebbe materializzata soprattutto attraverso ordigni improvvisati – proprio come avvenuto in Iraq. Questo tipo di attacchi è dunque quello dal quale dobbiamo difenderci: soprattutto perchè le nostre truppe operano in aree meno turbolente, e dove i conflitti a fuoco sono meno probabili. Alla luce di questa considerazoine, sorge un dubbio: il Lince è davvero il mezzo più adatto per affrontare questa minaccia? O perchè è stato impiegato in questo frangente? Non siamo degli esperti nel settore, quindi attendiamo sia il parere degli esperti che la relazione del Ministro della Difesa. Ciò che è sicuro è che le truppe americane hanno oramai da almeno 3 anni in dotazione i famosi MRAP vehicles (mine resistant ambush protected) [1 e 2]. Questi veicoli hanno una lunga storia di progettazione (ampliamente analizzata altrove) e sono riusciti a debellare quasi totalmente la minaccia rappresentata dagli ordigni stradali improvvisati che tante vittime hanno causato in Iraq. Attraverso un rafforzamento a V (spesso in piombo) sulla pancia, e particolari accorgimenti di semplice ingegneristica civile e meccanica (assi rinforzati, etc.), questi mezzi sono oramai una garanzia per le truppe che li adoperano: pochissime sono infatti le vite perse su questi veicoli.

La domanda è semplice, i veicoli in dotazione al nostro esercito riuscirebbero a soddisfare i requisiti richiesti dall’esercito americano? Se è così, come mai il Lince non ha funzionato? Quale tasso di successo ha raggiunto finora questo mezzo? Guardando semplicemente alle foto del Lince e di un qualsiasi MRAP si vedono notevoli differenze: il Lince sembra nettamente più esposto e fragile. Siamo proprio sicuri allora che rappresenti la miglior soluzione per le nostre truppe? E quali passi sono stati presi e verranno presi per migliorare la dotazione del nostro esercito.

Il bilancio della Difesa è già striminzito – per usare un eufemismo. I pochi fondi a disposizione vengono divorati dal personale e da pochi programmi di dimensioni gigantesche: quali l’Eurofighter Typhoon e il JSF. Mentre ci dotiamo di strumenti d’arma per combattere guerre convenzionali che assai difficilmente il nostro esercito si troverà a compattere, le nostre truppe vengono mandate in teatri nettamente diversi nei quali servono principalmente MRAP e UAVs (unmanned aerial vehicles) [1 e 2]. La nostra politica di difesa ha tenuto conto, e in quale modo, di questi fattori?

La guerra in Afghanistan è costretta ad irrigidirsi nei mesi a venire. Sembra giusto porsi queste domande il prima possibile, giusto per evitare di dover piangere vite che potevano essere salvate.

UPDATE: Il NYT di ieri riporta un aumento quantitativo e qualitativo degli IEDs usati in Afghanistan. Tanto che alcune vittime si iniziano a contare anche sui MRAPs americani. Da altre parti, si sottolinea l’efficacia del Lince contro mine anti-uomo, anti-carro, e IEDs a tal punto dall’aver, finora, salvato quasi tutte le vite di chi era a bordo di veicoli colpiti da questi tipi di ordigni. Ciò può dunque suggerire che il problema non sia del Lince, ma invece da attribuire all’evoluzione della guerriglia in Afghanistan. In questo caso, il problema è in primo luogo di intelligence. In secondo luogo, di pianificazione: se gli ordigni ora usati in Afghanistan riescono a mettere fuori uso le difese protettive dei veicoli progettati appunto contro gli IEDs, allora bisogna dare una risposta. In fretta.

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