Le relazioni tra Mosca e Washington

di Andrea Gilli

Come preannunciato in campagna elettorale, il presidente Obama sta continuando a cercare il dialogo con nemici, oppositori e avversari degli Stati Uniti. Tra questi vi è la Russia, con la quale si è giunti ieri ad un importante traguardo: gli accordi START sono stati de facto ripristinati. Mosca e Washington si impegnano dunque nuovamente ad una progressiva riduzione degli arsenali atomici – dopo la pausa imposta dalla presidenza Bush che aveva invece optato per la nuclear primacy.

Alla fine della presidenza Bush jr., le relazioni tra Stati Uniti e Russia erano andate precipitando. Obama sembra però voler davvero realizzare quel reset di cui ha parlato recentemente Hillary Clinton. In questo articolo proviamo a capire le cause del peggioramento e le opportunità di miglioramento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti.

Quando si parla di relazioni bilaterali fra Paesi, la stampa tende spesso a favorire interpretazioni che tendono ad enfatizzare eccessivamente i fattori interni agli Stati. Si passa dalla personalizzazione all’enfasi sulla natura dei regimi senza considerare quella che in realtà è la variabile più importante: i rapporti di forza relativi tra Paesi. Rapporti di forza che, è bene ricordare, sono determinati anche da fattori interni: il Pil, il nazionalismo, l’efficienza amministrativa e la stabilità politica, e così via.

Se guardiamo alle relazioni russo-americane degli ultimi dieci anni, è facile notare come esse siano effettivamente state soggette alle variazioni dei rapporti di forza tra i due Paesi. All’inizio degli anni Duemila, gli Stati Uniti erano la superpotenza incontrastata, e dunque si potevano permettere di uscire dagli accordi START, di intervenire in Afghanistan, e poi, via via, di sostenere le opposizioni Georgiane e Ucraine, di intervenire massicciamente nel Caucaso e in Asia centrale sulle rotte energetiche fino al tentativo di installare lo scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca.

In questi dieci anni, però, due fenomeni hanno iniziato ad attecchire. Da una parte, abbiamo assistito al rafforzamento di alcuni Paesi (Cina, India, Brasile e la stessa Russia). Dall’altra, le politiche dell’amministrazione Bush hanno sia dilapidato enormi risorse finanziarie con esiti spesso deludenti che creato forti tensioni interne al Paese, indebolendo la sua capacità di intervento all’estero.

Abbiamo cioè assistito ad un indebolimento relativo degli Stati Uniti. Se un Paese si indebolisce, ipso facto, uno si rafforza. E l’indebolimento americano ha dunque significato un rafforzamento relativo della Russia. Gli esempi più palesi sono offerti dal sostegno russo all’Iran e, recentemente, dalla guerra Russo-georgiana dell’agosto 2008. La Russia si è potuta cioè prendere lussi che non erano neppure immaginabili solo cinque anni fa. Se li è presi quando era più forte. Era più forte, quando gli Stati Uniti sono diventati più deboli.

Ora Obama vuole un maggiore dialogo con la Russia. Su questo punto vanno fatte tre considerazioni.

In primo luogo, Obama vuole il dialogo perché ha bisogno del dialogo. E ha bisogno del dialogo perché ha bisogno della Russia: dall’Afghanistan all’Iran, dalla lotta al terrorismo fino alla lotta alla proliferazione nucleare, il ruolo di Mosca è imprescindibile.

In secondo luogo, Obama ha bisogno del dialogo, perché non può fare da solo. Contrariamente a quanto molti pensano, l’unilateralismo non è assolutamente una prerogativa dell’era Bush, anzi. Esso era ben presente già nell’epoca di Clinton: si pensi su tutti alla guerra in Kosovo. Se Obama potesse, andrebbe da solo. Non può. E non può perché è debole: il suo Paese è schiacciato da troppe sfide e dunque non è in grado di risolverle tutte da solo, anche perché molte di esse sono collegate (Russia e Iran, Iran e Iraq, Iraq e terrorismo, terrorismo e Afghanistan, Afghanistan e Russia, etc.).

Ne consegue, che gli USA hanno bisogno della Russia più di quanto la Russia abbia bisogno degli USA. Mentre la Russia si cura infatti solo di quanto avviene nella massa eurasiatica, gli Stati Uniti, in quanto Paese più forte al mondo, devono preoccuparsi di quanto avviene in tutti gli scenari regionali. E per mantenere stabilità e sicurezza, la cooperazione dei principali attori regionali è fondamentale.

In quest’ottica, due variabili sono da considerare per capire se, quanto e come le relazioni tra Russia e Stati Uniti possono effettivamente migliorare.

La prima riguarda, ovviamente, i rapporti di forza tra i due Paesi. Le relazioni tra i due verranno plasmate drammaticamente da quanto essi cresceranno nei prossimi anni: dai loro trend demografici, a quelli socio-politici, fino allo sviluppo del loro apparato militare alla loro efficienza interna. Tutto ciò influenzerà direttamente la seconda questione: le richieste che ognuno di essi avanzerà. Abbiamo detto che gli USA hanno più bisogno della Russia di quanto la Russia abbia bisogno degli Stati Uniti. Ciò significa, in definitiva, che il miglioramento dei rapporti tra i due Paesi dipende anche dalla volontà americana di fare concessioni: sullo scudo missilistico, sulla Georgia, sull’espansione della NATO. Ovviamente, un avvertimento è d’obbligo: se le concessioni sono necessarie per avere la cooperazione russa, troppe concessioni rischiano di rafforzare la Russia. E rafforzare la Russia significa anche indebolire gli Stati Uniti.

Il compito non è facile. Per questo la storia ricorda poche epoche dominate da una solo grande potenza. Essere il più forte, infatti, non è solo raro, è anche difficile.

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