Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo

6 pensieri su “Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo”

  1. Ciao Andrea. Innanzitutto come stai?

    Ho letto con attenzione il tuo articolo e l’ho anche apprezzato ma ci sono delle cose che andrebbero quanto meno discusse più a fondo (condivido la critica fatta ad Ostellino a proposito della presenza di endogeneità, ma mi spieghi mitologicamente cosa ti porta a dire che quella che lui individua come una causa è in realtà un effetto? Inoltre, non ti pare che prendere solo Popper e il suo falsificazionismo come metodo analitico sia un po’ poco?).

    Esistono ormai molti studi che provano la relazione tra retaggio coloniale e performance economico – istituzionali degli stati e delle regioni. La relazione, anche da un punto di vista statistico – econometrico è convincente ma fa i conti con un’incoerenza (e con una non conoscenza) un po’ meno chiara del sole. Ci arrivo…

    Anche tu ad un certo punto te la “prendi” con gli spagnoli e col “loro” modo di colonizzare…non sei l’unico, altri come Acemoglu e Tabellini, ad esempio, partono dal tuo stesso assunto e cioè che la colonizzazione degli spagnoli sia stata peggio delle altre. Per il SUD America questo è sicuramente vero ma per quanto riguarda il SUD Italia (spero almeno tu distingua il periodo del vicereame da quello Borbonico) ho qualche dubbio.

    Ora il punto: non so tu quali dati abbia sul SUD ma quello che posso dirti è che le vere malattie istituzionali del meridione non nascono con gli spagnoli ma con gli italiani, ergo con l’Unità. Qualche dato sul regno di Napoli (o sei vuoi sul Regno delle Napoli e due Sicilie).

    1. Esso era lo stato più grande e ricco della penisola italica. Il suo commercio è 3 volte quello della Lomabrdia e 4 quello del Regno Sabaudo.
    2. Napoli è la città più grande e ricca d’Italia (seconda Palermo) e il regno è il terzo in Europa dopo Inghilterra e Francia
    3. Il numero di poveri del Regno in percentuale è 1.32, in Piemonte e Liguria 1.00.
    4. L’oro del banco di Napoli è 3 volte quello del Piemonte e i debiti sono ¼ di quelli dello stato Piemontese
    5. Sarebbe poter fare un indice infrastrutturale dell’epoca e sono sicuro che anche qui il Piemonte e in generale il Nord starebbe in seconda linea. I numeri che già abbiamo ci fanno ben sperare.
    6. Pressione fiscale bassissima
    7. Esecuzioni capitali quasi inesistenti (a differenza di Inghilterra Francia e Piemonte).
    8. Emigrazione quasi nulla. Al contrario di quanto si pensi, i meridionali conosceranno questa pratica solo dopo l’Unità…i primi emigranti italici saranno veneti, friulani e lombardi.

    Potrei continuare per molto ancora ed elencare una serie di primati riguardanti la tecnica, la giurisprudenza, la navigazione, l’astronomia, la musica, le arti…

    In ogni caso puoi farti un giro tra i testi di “Controcorrente” per non avere la solita solfa sul risorgimento italiano.

    Qui altre cose interessanti:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Primati_del_Regno_delle_Due_Sicilie

    Insomma, mettiamo che gli spagnoli per un certo periodo abbiano governato malissimo il SUD, come si spiegano le cose di cui sopra alla luce della tua spiegazione? Inoltre andrebbe detto una volta per tutte che bene 3 re di quelli che governarono il regno erano in tutto e per tutto italiani, nati tra Messina e Caserta (uno su tutti il mitico Ferdinando II. Se al momento dell’invasione piemontese ci fosse stato lui, morto nel 1859, anziché Francesco forse si sarebbe scritta una storia diversa).

    Tommaso

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  2. Caro Tommaso,

    cerco di essere breve, ma preciso.

    Mi chiedi innanzitutto, “metologicamente cosa [mi] porta a dire che quella che lui individua come una causa è in realtà un effetto”. Metodologicamente me lo dicono tutti gli studi empirici svolti sul ruolo della cultura: quelli seri mostrano come la cultura sia sempre un prodotto endogeno. E a dare una spiegazione finale sia sempre il sistema di incentivi in gioco.

    Faccio un esempio semplice: l’impiegato statale che va al mare anzichè lavorare, si comporta così perchè la sua cultura parassitaria lo guida, o perchè sa che nessuno lo punisce per il suo comportamento. Sappiamo entrambi quale è la risposta.

    In secondo luogo, mi chiedi se l’utilizzo di Popper non sia un po’ restrittivo. Sì e no. Certamente la filosofia della Scienza ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni, ma Popper mantiene un’importanza fondamentale per due ragioni. Il falsificazionismo rimane un punto centrale delle scienze sociali. Anche chi si è distanziato da Popper, pur continuando sulla strada positivista, non ha abbandonato questo punto. In secondo luogo, Ostellino richiama sempre Popper – sembrava giusto fare altrettanto.

    Mi critichi infine sul Sud Italia. Guarda, ti invito a scrivere un commento a proposito. Nel mio articolo, io volevo solo enfatizzare come, più che cultura parassitaria, in Italia manchi lo Stato, uno Stato efficace.

    Non mi interessava identificare le cause del declino del meridione nè, in questo particolare caso, capire esattamente perchè manchi lo Stato – su questo tema ne so certamente meno di te. Ammettiamo che tu abbia ragione, ovvero che l’Unità abbia avuto un ruolo devastante sul Sud. Ciò in ogni caso confermerebbe la mia tesi: ovvero che le strutture sociali sono state indebolite. E ciò spiegherebbe quella che Ostellino chiama cultura parassitaria, e che io invece chiamo distorto meccanismo di incentivi.

    A presto,

    ag

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  3. Ciao Andrea.

    Intanto posto un commento che ieri ho postato sotto il post sbagliato…scusa tutti questi “post”.

    “Termino altrimenti il commento è monco. Se per te un certo tipo di (buone) istituzioni sono necessarie per lo sviluppo economico e sociale, allara o i Borboni avevano implementato delle ottime istituzioni oppure cade il nesso…cosa ne dici?”
    Tommaso

    veniamo al commetno.

    Il mio “metodologicamente” era usato nel senso letterale e allo stesso tempo statistico del termine. L’endogeneità è un grande questione delle scienze sociali e di quelle economiche (se poi tu consideri l’economia come una scienza sociale credo cmq che possiamo essere d’accordo su questo punto).

    Per la mia esperienza (piccolissima) di economista in erba ti posso dire che gli studi che terminano senza “our findings could be effected by serious problems of endogeneity…” sono pochi (poi mi spieghi cosa intendi per “seri”? Giudichi la serità in base a cosa?) e visto che le tecniche statistiche che usiamo per trattare il problema non sono molto diverse tra economia e, ad esempio, sociologia, mi chiedevo se possiamo veramente prendere come assunti certi risultati. Inoltre, e qui su epistemes ci sono molti economisti che se vogliono possono dirci se ho ragione o meno, non esiste allo stato attuale una tecnica quantitative che provi la casualità. Tutto quello che riusciamo a “provare” è la correlazione o la “direzione del movimento” (passami l’espressione). Ecco perchè ho usato la parola “metodologicamente”, proprio per capire l’approccio usato.

    Su Popper ti stuzzicavo perchè so che ne sei un fan e cmq ho trovato appropriato il fatto che tu ne parlassi in maniera estensiva visto che Ostellino lo tirato in ballo più volte.

    Sul SUD: qui la tua tesi non mi convince e cerco di spiegare il perchè.

    Se il tuo discorso può essera valido per la situazione attuale, non spiega cmq come in una landa dove lo stato moderno non esisteva o cmq non esisteva nelle forme adatte ad un certo tipo di sviluppo (permettimi di sintetizzare così il tuo pensiero), vi siano state le condizioni per uno stato “efficiente”, forte, coeso (tranne qualche tumulto in Sicilia l’Unità dello stato borbonico non è mai stata messa in discussione se non da fattori esogeni) e una pubblica amministrazione assolutamente invidiabile rispetto agli standard dell’epoca. Insomma, forse c’erano incentivi diversi da quelli che tu individui?

    In ogni caso nel commento penso tu abvbia espresso meglio il tuo pensiero…non è molto distante dal mio. Sugli incentivi siamo sostanzialmente d’accordo ma attenzione, se parliamo di impatto del retaggio politico – istituzionale – culturale sull’attuale assetto sociale, dobbiamo tener conto di ogni cosa non solo di quelle che ci fanno comodo.

    Non me la sono presa sul SUD, ho solo cercato di portare un pò di numeri.

    TA

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  4. Brevemente: in scienza politica, l’endogeneità non è meno importante. La statistica viene usata molto, ma con risultati non impressionanti. Gli studi basati su metodologia storiografica hanno, in generale, maggiore efficacia.

    Da questi risulta come, quando si usano variabili indipendenti quali cultura o norme sociali, ci sia un chiaro problema di endogeneità. Faccio un esempio semplice: la fine della guerra fredda si deve al New Thinking di Gorbajev o al declino materiale dell’URSS? Tutto il filone postmoderno ha enfatizzato il New Thinking, salvo poi essere arrivati studi archivistici che, guardando cosa frullava nella mente di Gorbajev e del Politburo, hanno visto che il New Thinking non era altro che il prodotto del declino dell’URSS – chiaro caso, dunque, di endogeneity.

    Parlo di studi seri perchè, nel mio campo, chi usa l’approccio costruttivista continua a negare questo dato.

    saluti, ag.

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