La minaccia dell’Islam (?)

8 pensieri su “La minaccia dell’Islam (?)”

  1. Francamente articolo molto superficiale; quasi quanto i miti sull’islam che vorrebbe sfatare.
    Lasciando da parte Popper – che mi è sempre stato antipatico è che non dice poi cose così intelligenti come si crede, anzi – non vado qui a spiegare cosa sia l’islam, ciò che non so; mi limito a mettere in discussione alcune delle sue affermazioni.

    “La religione è un fatto privato che tuttavia…”
    Ehm, dove è un fatto privato? da noi certo, che conosciamo la distinzione tra religione e stato e quella tra stato e diritti dell’individuo. Altrove questa affermazione è tutt’altro che pacifica.

    “Eventuali atti terroristici da parte di una setta cristiana dicono qualcosa sul Cristianesimo? No. Perché il Cristianesimo ha tante anime, migliaia di sette, e milioni di fedeli.”
    Senz’altro. Nel passato il Cristianesimo si è macchiato nel nome del Cristo di delitti e stragi orrende. Però c’è un però. Vale a dire che lei non troverà da nessuna parte nel Vangelo – lasciamo da parte l’Antico Testamento che è roba da ebrei – un qualcosa che anche solo lontanamente giustifichi quegli atti orrendi. Qui penso sia la grande differenza: fanatici ce n’è dappertutto; quelli di fede islamica trovano nel Corano più di un passo che giustifica e anzi santifica il loro agire.

    “L’affermazione per la quale l’Islam sarebbe questa religione violenta e genocida non è poi provato dai fatti, visto che vi sono alcune evidenti eccezioni. […] La Turchia è una di queste, per esempio”
    Ottimo esempio la Turchia. Dopo Atatürk, che l’ha laicizzata. Sull’Albania – da lei citata poco sopra – che è passata dalla pastorizia all’anarchia, attraverso una delle dittature più tetre, stendiamo per favore un velo pietoso.

    E per finire:
    “Con l’11 settembre, si è diffusa la vulgata per la quale gli attentatori ci odierebbero per via della nostra libertà e della nostra democrazia.”
    “Costoro si dicono ispirati all’Islam, ma lo sono veramente? I loro atti, le loro azioni, sono davvero mossi dalla sfera ideale? Oppure, più realisticamente, non può essere che essi siano mossi da obiettivi più materiali, come il raggiungimento del potere?”
    Questi tentativi di smascheramento e di cercare sempre un qualcosa dietro alle apparenze diventa alla lunga una fissa che impedisce di cogliere le cose come si danno; cioè come stanno.
    Che il mondo islamico voglia essere padrone in casa propria è senz’altro vero. Vero è pure che le democrazie occidentali – pur se per gretti interessi non hanno mai favorito l’affrancamento di regioni e paesi dalla loro sfera d’influenza – neppure lo hanno attivamente e pervicacemente impedito. Una Cina forte politicamente non fa piacere a nessuno. Eppure. L’Unione Europea non piaceva agli Stati Uniti. Eppure.
    Quanto alla libertà e alla democrazia: sì, la odiano i paesi islamici. In quanto mette in discussione il fondamento stesso su cui si reggono: un impasto di religione, regimi autocratici, assenza di libertà economica e di pensiero. Il tutto declinato nelle sue più varie forme: da un Afganistan o Iran a regimi moderati quali l’Egitto, il Marocco, a paesi – come la Turchia – che quasi hanno le carte in regola per entrare nell’UE.
    Il fatto è che – nonostante si possano fare alcuni clamorosi controesempi – io ritengo che lo sviluppo economico sia – nella sua essenza – inscindibile da una democrazia liberale. Tema che però ci porterebbe lontano.

    Aggiungo solo una cosa che mi sta a cuore: pur non credente sono strafelice di essere nato in un paese cristiano, e cattolico per di più. Si è discusso molto anni fa se includere o no le radici cristiane nella Costituzione Europea. Recentemente il tema è stato riproposto da Tremonti. Ebbene: è assolutamente evidente che l’Europa è figlia anche del cristianesimo e chi lo nega, mente sapendo di mentire. Ciò che forse alcuni non vedono è quanto la democrazia *liberale* ne sia figlia. Per farla breve: Dio facendosi uomo in Cristo, rende inviolabile la vita di ogni singolo individuo. Che è un unicum tra le religioni. E che è anche il succo di tutto il pensiero liberale. Al di là di tutte le porcate che il Cristianesimo e le democrazie liberali hanno combinato nel corso dei secoli.

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  2. Mi scuso con gli autori del blog per imporvi questo commento incredibilmente banale, ma non riesco a trattenermi: vorrei che chi ha scritto l’ultimo commento mi spieghi com’è possibile che gli ebrei, con il loro Antico Testamento che (come l’anonimo implicitamente riconosce) è uno dei testi religiosi più sanguinari mai stati scritti, abbiano costituito una minoranza pacifica e operosa in Europa e in Asia Minore per duemilatrecento anni o qualcosa di più?

    Non sono un fine conoscitore di Popper ma penso che Andrea Gilli citandolo volesse mettere in guardia dai ragionamenti a posteriori fondati su analogie storiche di scarsa profondità. Mi ha sempre sconvolto il fatto che uno come Pera possa allo stesso tempo dirsi popperiano e sostenere una posizione totalmente infalsificabile come quella secondo cui solo nella religione cristiana poteva nascere la democrazia liberale, che è come dire che solo un uomo con il pizzetto e l’orecchino poteva scrivere “Amleto”.

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  3. @Emiliano. Spero di accontentarti. Rileggendo mi rendo conto di aver un po’ sforato. Ma insomma…

    Ebrei: che siano stati una minoranza operosa, senza dubbio. Sia nei paesi musulmani che in quelli cristiani la legislazione li ha sempre molto limitati quanto ai loro diritti e di fatto li ha costretti a svolgere attività che chiameremmo oggi di libero professionista: questa essenzialmente la radice dell’operosità. Quanto al fatto che gli ebrei ipso facto siano pacifici: direi tutt’altro. O meglio né più né meno aggressivi di tanti altri popoli. Sono stati semplicemente oppressi per più di due millenni, dai tempi di Babilonia. Scambiare l’impossibilità di render pan per focaccia con intenzioni pacifiche e animo mansueto mi sembra fuorviante.

    Quanto a Popper: fidati. E’ un cretino. Basterebbe a dimostrarlo una delle sue ultime iniziative quando era in vita: la patente per chi fa televisione. Ma si può? Non è stato un attacco di senescenza. No, cretino lo è stato fin dall’inizio. Non ti fidi? Va bene. Breve excursus – il più breve possibile – su questa geniale teoria della falsificazione.
    Alla verificazione – una teoria è scientifica se viene provata sperimentalmente – Popper sostituisce la falsificabilità: scientifico è ciò che – almeno di diritto – si lascia dimostrare come falso. Di diritto in quanto non è detto che l’esperimento lo si possa effettivamente compiere; la teoria però deve almeno prevederlo. E posto che l’esperimento lo si compia, con esiti contrari rispetto alle teoria, lo scienziato popperiano deve rifiutare la teoria e trovarne una migliore: che spieghi cioè quanto spiegava la vecchia e in più questo nuovo fatto. Psicanalisi, marxismo e in genere la filosofia non sono scientifiche in quanto se ne fregano dei fatti contrari e tirano dritte per la loro strada come se nulla fosse. Peggio, a differenza della scienza, non sanno neppure indicare un esperimento che – se verificato – le renderebbe false. Spero di aver riassunto in modo chiaro e fedele – benché succinto – la trovata di Popper.

    E veniamo alle critiche: ora, è vero quello che Popper avrà sostenuto anche in punto di morte, vale a dire che c’è una disparità tra verificazione e falsificabilità, a vantaggio di quest’ultima, sul piano logico. Ma.
    Ma intanto l’attività scientifica è qualcosa di diverso dalla logica. La scienza non procede né storicamente hai mai proceduto come Popper se l’è immaginata. Gli scienziati non buttano una teoria per via di un fatto contrario. Talvolta che un qualcosa non quadri porta anzi a nuove scoperte: ad esempio Plutone è stato scoperto perché i calcoli delle orbite dei pianeti non tornavano. Invece di buttare la teoria per cercarne una migliore – come da popperiani avrebbero dovuto fare – gli astronomi hanno ipotizzato l’esistenza di un altro pianeta. Che effettivamente è stato trovato. http://it.wikipedia.org/wiki/Plutone_(astronomia)
    Ma spesso e volentieri gli scienziati delle anomalie se ne fregano e tirano dritti per la loro strada: la precessione del perielio di Mercurio (http://it.wikipedia.org/wiki/Precessione_del_perielio_dell'orbita_di_Mercurio), famosa anomalia non spiegabile dalla teoria della gravitazione newtoniana – e solo a posteriori famosa, perché una delle prime, inattese conferme sperimentali della relatività generale di Einstein – era nota da tempo. E cosa avevano fatto gli scienziati fino ad allora? Se ne erano fregati. Proprio come – a dire di Popper – fanno gli psicanalisti, i marxisti e i filosofi. E se non fosse stato per Einstein, che l’ha spiegata, probabilmente ce ne saremmo già dimenticati o la ritroveremmo nel circo Barnum della scienza, insieme a tante altre stranezze, mai spiegate e che non interessano nessuno.

    Inoltre – e questa è una critica non storica, ma teoretica – Popper assolutizza il fatto. Ben venga questo fatto a falsificare una teoria. A trovarne! Purtroppo fatti non ce ne sono: ci sono sempre una teoria contro un’altra teoria. Per tornare all’esempio di Plutone. Se non lo si fosse trovato si sarebbe potuto pensare – in modo perfettamente razionale – che il telescopio non fosse abbastanza potente. O mettere in discussione le assunzioni su cui si basa il telescopio, mettere in discussione l’ottica stessa… ecc. Insomma, la fantasia degli scienziati è grande quanto quella degli psicanalisti.

    Queste critiche non sono ovviamente farina del mio sacco. E il tutto l’ho esposto in modo breve e brutale. Se ti interessa il tema procurati un qualche libro di storia o di filosofia della scienza. Quello di Giorello non te lo consiglio perché l’ho letto da poco e, bah… non te lo consiglio.

    Per tornare a Gilli: “Karl Popper diceva che una spiegazione è scientificamente accettabile se è falsificabile, ovvero se è possibile smentirla. La vulgata per la quale la vera minaccia che ci troviamo ad affrontare sarebbe rappresentata dall’Islam non rispetta chiaramente i suddetti canoni.” E quello che sostiene Gilli è forse di una stoffa diversa rispetto alle tesi che vorrebbe smentire? Rispetta i canoni di Popper? E poi chi è Popper per decidere cosa sia sensato e cosa no? Cosa sia scientifico e cosa no? A questo si aggiunga la mia personale – e penso motivata – idiosincrasia per Popper, di cui comunque non volevo parlare. Lasciamolo perdere Popper, e se Gilli davvero voleva solo mettere in guardia “dai ragionamenti a posteriori fondati su analogie storiche di scarsa profondità” come dici tu, ebbene, allora avrebbe dovuto per primo evitarle. Alcune le ho segnalate già nel mio primo post. Nel secondo di Gilli c’è un’altra ricostruzione molto superficiale dell’espansione europea. Io mi rendo conto che è difficile riassumere in poche righe secoli di storia. Ma da quelle poche io ho l’impressione che Gilli la storia la conosca poco. E io da Gilli metto in guardia. Lo dice uno che di certo non è uno storico di professione, né ci si diletta. Ma con l’occasione cito un’altra perla.

    Scrive Gilli nel suo secondo post: “Una religione, senza una base territoriale, un esercito e un buon governo, non rappresenta minaccia alcuna. La storia della religione cattolica sembra abbastanza indicativa. Finito il potere temporale, il Vaticano e’ stato limitato alla predicazione, da allora anche la minaccia che esso rappresentava all’autorità degli altri stati o alle altre religioni è venuta improvvisamente meno.” Che è una castroneria bella e buona. Il potere temporale del Vaticano è finito con la presa di Roma (anzi, a dire il vero lo esercita ancora oggi su Città del Vaticano). Ma in realtà non c’è mai stato, se si eccettuano Lazio, Marche, Romagna, ecc. Il vero potere del papato è stato che a lungo – per secoli – ha fornito la legittimazione per ogni altro potere politico. Diciamo, se vogliamo dare alcune date da prendere con le pinze, dall’incoronazione di Carlo Magno nell’800 a Enrico VIII (sec. XVI) o forse più tardi, fino alla guerra dei Trent’anni. E tutto ciò con una base territoriale e un esercito per nulla paragonabili, risibili addirittura, rispetto al potere che ha esercitato. Tanto per citare una piccola anomalia alla tesi di Gilli che “la minaccia è rappresentata dalle dotazioni materiali, non dalle idee;” anomalia che – da bravo popperiano quale si professa – lo costringerà forse a cambiare teoria. O filosofo di riferimento. Io consiglio tutti e due.

    Quanto all’ultimo punto, che solo nella religione cristiana poteva nascere la democrazia liberale: non sapevo che lo sostenesse anche Pera. Cosa che mi lascia francamente indifferente. Ma poi dipende soprattutto dagli argomenti con cui lo si sostiene. Personalmente ritengo che la democrazia liberale sia figlia, anche, del Cristianesimo perché – e mi cito – “Dio facendosi uomo in Cristo, rende inviolabile la vita di ogni singolo individuo. Che è un unicum tra le religioni. E che è anche il succo di tutto il pensiero liberale.” Che cosa c’è di così cristiano nella democrazia liberale? Il senso vivissimo e il rispetto quasi sacrale dell’individuo. Ciò che per ignoranza o miopia non riesco a trovare in altre culture o in altre religioni. Men che meno nell’Islam.

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