Cosa succede in Medio Oriente

di Andrea Gilli

Nel corso delle ultime settimane, il Medio Oriente ha osservato una serie di movimenti sospetti, ambigui e non intelligibili. Questi dati, presi singolarmente, non hanno molto valore. Messi insieme, però, suggeriscono l’avvicinamento di una nuova probabile crisi. In questo breve articolo, cerchiamo di riepilogare i principali movimenti avvenuti recentemente.

Tre settimane fa, George Friedman, il direttore di Strafor, notava come il Medio Oriente stesse osservando una serie di repentine e inaspettate evoluzioni. Secondo Friedman, non era possibile capire a cosa questi avvenimenti stessero portando. L’importanza aggregata di tutti questi fattori indicava però l’avvicinarsi di qualche grande cambiamento, se non una nuova crisi.

Friedman notava innanzitutto la singolare storia dell’assassinio di Imad Mughniya (febbraio), un leader di Hezbollah rifugiatosi in Siria. Hezbollah ha da subito dato la colpa a Israele. Rivelazioni di intelligence avrebbero poi suggerito che ad armare i killer potrebbero essere stati gli stessi siriani, in un gioco di potere tanto complicato quanto realistico. Hezbollah ha sempre risposto violentemente agli attacchi contro i suoi leader. Finora non ha ancora agito.

A marzo, vi era poi stato il trasferimento della USS Cole verso le coste libanesi. Ufficialmente, si voleva mandare un messaggio a Damasco – per evitare che si intromettesse nelle vicende libanesi.

Sempre a Marzo, in Israele si è tenuta la più grossa esercitazione militare. Nomen omen, l’operazione è stata denominata Turning Point 2. La Siria, informata dell’operazione, avrebbe iniziato un dispiegamento di forze armate verso il confine. Il governo libanese avrebbe invece evacuato alcune zone del Sud del Paese.

Nei giorni scorsi, invece, gli Stati Uniti hanno rilasciato le informazioni a loro fornite da Israele. Nel settembre 2007, come in molti sospettavano, l’IDF avrebbe distrutto una sito nucleare siriano in costruzione. La Siria nega tutto, tranne l’avvenimento del blitz. La Corea del Nord, che avrebbe ampiamente collaborato al progetto, non ha finora rilasciato dichiarazioni. Il dato interessante è che la notizia è stata tenuta segreta per tutti questi mesi. Strano. Ma non è tutto. Secondo gli israeliani, in Siria vi sarebbe anche lo stock di armi chimiche di Saddam. Ma ancora più sorprendente è che, proprio mentre la notizia del blitz veniva rivelata, Bashir al-Assad rivelava di essere pronto alla pace con Israele. La sua proposta veniva mediata attraverso il premier Turco, Recep Tayyip Erdogan. Anche in questo caso alcuni tasselli non quadrano. Siria e Turchia non hanno mai avuto buoni rapporti. E soprattutto, il sito nucleare distrutto a settembre era collocato vicino al confine turco.

A questo quadro si aggiungono un’altra serie di dati. Hezbollah avrebbe quasi completato il suo riarmo. Il dato interessante è che, parallelamente, i sunniti libanesi si starebbero riarmando – per prepararsi ad un eventuale nuova guerra civile. Se dunque Hezbollah potrebbe voler cercare un nuovo scontro con Israele (per vendicare Mughnyia), allo stesso modo potrebbe esserci una resa dei conti interna tra sciiti e sunniti (eventualità più verosimile se fosse provata la traccia sunnita per l’omicidio del leader di Hezbollah).

Nel frattempo, gli Stati Uniti a febbraio avrebbero ulteriormente aumentato le loro riserve petrolifere strategiche, già situate ad un livello particolarmente elevato (96,2%). Ma a complicare ulteriormente la vicenda sono altri avvenimenti. A fine febbraio, l’ammiraglio William Fallon si dimise dalla presidenza del CentCom. Le ragioni sembrano da attribuirsi al suo dissenso verso la politica da adottare con l’Iran (e anche alla sua opposizione alla surge di Petraeus). Tutto ciò non dice molto, se non che a sostituire Fallon sia stato proprio Petraeus, il quale, nel suo recente discorso al congresso, avrebbe più volte richiamato l’attenzione sulle infiltrazioni iraniane in Iraq. Nelle ultime ore, gli Stati Uniti hanno usato un tono particolarmente acceso verso Tehran – tono che non si sentiva da diversi mesi.

Come notava tre settimane orsono Friedman, cosa dicano tutti questi dati, non si sa. E’ certo che messi tutti insieme, dicono qualcosa. Israele stava preparando un blitz contro la Siria? E l’omicidio di Mughnyia cela il tentativo di ribaltare Assad? Di fronte agli avvenimenti di marzo, e alla rivelazione dell’attacco aereo di settembre, la proposta di pace intermediata da Erdogan è intesa ad evitare uno scontro che si stava rendendo inevitabile? Ci sarà una nuova azione di Hezbollah? E contro chi? E l’Iran?

Le domande sono troppe, le risposte troppo poche. Intanto conviene riportare i dati interessanti.

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