I taxisti francesi e l’ossessione delle regole

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Il governo francese ha deciso di fare decadere una delle proposte della Commissione Attali (quella che tanto piace ai decisionisti alle vongole di casa nostra) e, manco a farlo apposta, la prima “riforma” a finire in soffitta è quella dei taxi. La proposta prevedeva la concessione a titolo gratuito di una licenza “incedibile” ai tassisti salariati e locatari iscritti nelle apposite liste a fine 2007, senza compensazione a chi è già titolare di licenza. Con il risultato (anche senza necessità di avere premi Nobel in commissione) di abbattere il valore patrimoniale delle licenze. Oltre a rivalutare le proposte bersaniane, simili balzane proposte sembrano confermare la nostra vecchia tesi di una Francia in cui i fondamentali delle leggi di domanda ed offerta non hanno diritto di cittadinanza.

A questo riguardo, più che la rozzezza della proposta di Attali, giova rimarcare alcune affermazioni dei protagonisti della querelle, vere pietre miliari di un modo di concepire l’economia ed i rapporti economici. Per i rappresentanti sindacali dei taxisti, l’aumento delle licenze non sarebbe stato dannoso solo sul piano patrimoniale, per l’evidente diluizione del valore delle medesime, ma anche sotto quello reddituale. “Non siamo ostili ad una riforma, ma la torta non può essere fatta crescere”. Torna qui l’idea, dura a morire, dei rapporti economici come gioco a somma zero, dove il guadagno di qualcuno equivale alla perdita per qualcun altro. Al solito, nessuna comprensione di come funzioni l’elasticità della domanda al prezzo. Un giorno qualche sociologo dell’economia dovrà farsi carico di comprendere perché i paesi europei di “vecchio” welfare abbiano profondamente interiorizzato questo culto della regolamentazione e della rigidità.

Anche il commento della ministra dell’Economia, la fedelissima sarkozyana Christine Lagarde, è paradigmatico di come la si pensa in Francia su quella minaccia chiamata mercato:

“Non si tratta di deregolamentare, ma di regolamentare meglio, di concerto con le categorie interessate”.

E non sia mai detto che in Francia qualcuno possa davvero pensare di deregolamentare qualcosa! Abbiamo pur sempre il totem della concertazione, quello che serve a mettere in formalina una società ed una economia. Parlando proprio di concerti, è interessante anche la scoperta dell’acqua calda fatta proprio da uno dei membri della Commissione Attali: in Francia i regolati avrebbero da tempo catturato i regolatori. Jacques Delpla, membro anche del Conseil d’analyse économique, si è alfine convinto che ministri e direttori generali di ministero si facciano scrivere le proposte di legge e di riforma da quegli stessi soggetti che dovrebbero regolamentare, citando l’esempio dei farmacisti. Ci stupiamo dello stupore: in Francia esiste da sempre una forte osmosi tra settore pubblico e privato, grazie ad esempio alla consorteria degli énarques, che passano indifferentemente dai consigli d’amministrazione ai ministeri e ritorno.

A nessuno è ancora venuto in mente che la cattura del regolatore da parte del regolato è uno dei frutti avvelenati della concertazione. Dopo quella sulla “liberazione della crescita”, Sarkozy ci regalerà una commissione sulla liberazione dei regolatori, magari guidata dall’immancabile esponente della sinistra?

Annunci