Spiegazione sistemica al veto su Blair

di Andrea Gilli

Nei giorni scorsi, il primo ministro italiano Romano Prodi avrebbe sonoramente bocciato la possibilità di avere Tony Blair a capo della Commissione Europea. La decisione ha sorpreso molti, deluso altri, e confortato taluni. Pochi però hanno realmente compreso i motivi della scelta.

A quanto sembra, Romano Prodi avrebbe sostenuto che Blair gode di una credibilità, una visibilità e una personalità troppo spiccata per l’Unione Europea – per questa ragione sarebbe unfit. Una tale posizione sembra nettamente in contrapposizione con i precedenti proclami europeisti del presidente Prodi che in questo caso sembra quindi chiedere una personalità più tenue per le vicende europee. Proprio per comprendere le ragioni di questa scelta apparentemente contraddittoria è necessaria un’analisi attenta e sofisticata – che purtroppo non abbiamo scorto altrove.

Il Foglio, ad esempio, ha parlato di invidia. Prodi avrebbe detto no a Blair per ragioni personali. E’ sempre molto facile ridurre tutte le spiegazioni alle peculiarità dei singoli individui. Purtroppo, in questa maniera si rischia di travisare notevolmente la realtà nonché di produrre spiegazioni ad hominem che difficilmente si prestano a generalizzazioni utili e falsificabili.

E’ infatti palmare che il primo ministro italiano non ha troppo in simpatia l’ex-premier britannico. Ma è parimenti evidente che una scelta di tale portata difficilmente può essere dettata in maniera determinante da fattori personali quali simpatia o antipatia. A nostro modo di vedere, il niet opposto alla candidatura di Blair ha infatti ragioni strutturali che, in quanto tali, sono poco soggette alle oscillazioni d’umore dei singoli.

La domanda a cui bisogna rispondere è dunque come mai Prodi da fervente sostenitore dell’Unione Europea sembra essersi spostato su posizioni più caute tanto da rifiutare la una candidatura forte (Tony Blair) alla Commissione Europea. A nostro modo di vedere le ragioni sono due.

Da Presidente della Commissione Europea, Prodi ha sempre concepito l’Unione come un polo alternativo agli Stati Uniti – un polo che sappia bilanciare, controllare e contrastare la supremazia americana. E’ evidente che il filo-americanismo di Blair potrebbe portare in un’altra direzione l’UE con conseguente indebolimento delle strutture unitarie – secondo la logica prodiana. Di qui, la prima ragione del veto posto contro Blair – ragione che, si noti, non indica dunque alcuna volontà anti-europea.

In secondo luogo, bisogna considerare i diversi panni rivestiti oggi da Romano Prodi. Da Presidente della Commissione, egli ragionava in termini regionali e quindi vedeva nel raggiungimento di strutture comunitarie più solide la soluzione ai problemi dell’Europa. In altri termini, il problema principale al tempo era rappresentato dalla riluttanza degli Stati membri ad approfondire il cammino comune. Prodi riteneva dunque che per risolvere i problemi con cui la Commissione doveva confrontarsi fosse necessario un rafforzamento dell’apparato europeo. Da primo ministro Italiano, Prodi è probabilmente ancora convinto che questa sia la strada giusta. Ma non può fare a meno di rilevare che per risolvere i problemi dell’Italia (il suo attuale compito), non basta un qualunque rafforzamento dell’apparato europeo. Anzi, proprio il processo di rafforzamento dell’Unione rischia di rappresentare un possibile problema per l’Italia, in quanto esso potrebbe penalizzare fortemente gli interessi del nostro Paese. In qualità di primo ministro italiano, Prodi vede dunque nell’Unione Europea un’opportunità solo in determinate circostanze. Egli vuole quindi evitare che essa possa trasformarsi in un’insidia. Nella sua ottica, una personalità spiccata e autorevole potrebbe essere in grado di imporre scelte che non vanno nell’interesse dell’Italia. Per questo motivo, una tale personalità è da contrastare.

In conclusione, Prodi non sembra mosso da gelosie personali. Piuttosto, ci sono buone ragioni per credere che il suo comportamento sia dettato da un semplice fattore – il potere. Da Presidente della Commissione Europea, soffriva il potere americano. Da primo ministro italiano, vuole evitare di dover soffrire il potere europeo. Prodi crede nell’Europa, ma in un’Europa che non danneggi l’Italia.

Blair non sarebbe dunque il candidato migliore perché, nella logica del nostro primo ministro, da una parte potrebbe dilapidare il potere europeo con una presidenza filo-americana. Dall’altra parte, in virtù della sua credibilità, questi potrebbe spingere per un’integrazione poco sensibile alle nostre istanze e dunque volta ad indebolire la posizione italiana.

In modo molto più semplice, siamo ad un semplice scontro di poteri – la natura della politica.

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