Contrordine compagni! Il liberismo rimane di destra

9 pensieri su “Contrordine compagni! Il liberismo rimane di destra”

  1. È incredibile come sia ancora vivo il mito americano dell’uomo che si fa da solo. Nell’illusione che “tutti” ce la possono fare, la società accetta però che solo “alcuni” ce la fanno, e lascia gli altri nella polvere.
    Primo, maggiore diseguaglianza implica maggiore “povertà”, perché la percezione della povertà di fatto è relativa. Secondo, l’idea di libertà cui si fa riferimento in questo articolo non è chiara. Cosa significa “libertà”? Libertà di fare soldi? Libertà in sé? Se un sistema di mercato A mi garantisce un salario doppio rispetto a un sistema B, a patto che però devo lavorare come salariato, esposto alle intemperie degli umori del capo invece che come libero professionista, sono più libero?

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  2. Flavia,
    sollevi diversi punti nel tuo commento sui quali vorrei lasciare alcune impressioni.
    1 l’articolo non e’ incentrato sul sogno americano o sulla sua esistenza. Permettimi inoltre di farti notare che la stragrande maggioranza degli americani “ce la fa” ovvero gode di un tenore di vita soddisfacente (e in media superiore a quello europeo). Nessuno rimane nella polvere e chi lo fa spesso e’ vittima di propri comportamenti (o delle distorsive politiche dello Stato).
    2 pensiamo inoltre che la definizione della poverta’ debba essere assoluta piuttosto che relativa. Un concetto di poverta’ relativa e’ vuoto di ogni rilevante implicazione di policy (che non sia ovviamente la redistribuzione).
    3 Il discorso sulla liberta’ e’ decisamente troppo complesso per essere affrontato nei commenti. Quanto ognuno di noi sia libero e’ una questione filosofica interessante. Altrettanto interessanti sono le implicazioni di policy che diverse risposte producono. In questa sede mi limito a sottolineare (seguendo Berlin) che le implicazioni di policy di certe interpretazioni hanno pericolose derive totalitarie.

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  3. penso che non smetterò mai di inorridire di fronte alla tesi della diseguale opporunità per i figli come incentivo a fare meglio (e se, tra le mille obiezioni, uno già fa il massimo, ma ancora non riesce a mandare il figlio meritevole alla LSE?).
    la meritocrazia è sacrosanta, ma senza pari opportunità è solo ideologia che giustifica l’assenza di mobilità sociale.

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  4. Ciao Andrea, grazie della risposta. Sì il concetto di libertà è complesso, non da affrontare in un commento. Le idee di Berlin, come di altri libertari/liberali classici, sottolineano i rischi di derive totalitarie di certe politiche distributive. Ma ciò non dimostra che esso portino necessariamente al totalitarismo (come credeva Hayek), né che in assenza di politiche distributive non sia possibile il totalitarismo, o quanto meno la dittatura oligarchica.
    Quanto alla povertà, continuo a non essere d’accordo. Una definizione di povertà assoluta implicherebbe una concezione meccanicistica dei bisogni dell’uomo (quante calorie ti servono in un giorno? quanti vestiti in un anno, ecc). In parte, cero, è così. Se tutti abbiamo solo una mela al giorno, siamo tutti poveri, non certo ricchi. Ma nelle società moderne, dove il problema della sopravvivenza materiale è superato, la povertà è definita in termini relativi.

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  5. una risposta a questi commenti e’ doverosa. Chiederemmo pero’ ai nostri lettori di non spostare nei commenti il focus su questioni pure importanti ma marginali rispetto a quanto discusso sopra. Altrimenti si corre il rischio di forumizzare la discussione. Per evitare cio’ non pubblicheremo ulteriori commenti non strettamente legati alla domanda “e’ il liberismo di destra o di sinistra?”; cerchiamo in questo modo di mantenere la discussione entro certi binari ed evitare che vada per altre tangenti. Grazie.

    Barbara: quella delle diseguali opportunita’ come incentivo a fare meglio non e’ una tesi ma un fatto che non dovrebbe prestarsi a considerazioni di moralita’. E’ meglio capire il mondo per come e’ che indignarsi nello scoprire che non e’ come vorremmo che fosse (secondo la nostra personale morale).
    Inoltre, come abbiamo precisato nell’articolo, quanto le opportunita’ debbano essere diseguali e in quali dimensioni e’ una questione che richiede considerazioni che noi non abbiamo affrontato; magari in un altro articolo.

    Flavia: se ci pensi bene le stesse considerazioni che ti portano a pensare che una definizione assoluta di poverta’ non sia corretta si applicano allo stesso modo alla tua definizione relativa di poverta’.

    Chi infatti decide e secondo quale criterio che e’ povero chi possiede il 10% del reddito medio (o il 10% del reddito mediano)? o non sarebbe meglio il 15%? o il 5%? come decidere tra le diverse soglie? beh, in base a quello che pensi che una persona debba “avere”… e siamo ricaduti nella ‘trappola’ del “quante calorie ti servono in un giorno?” riformulata come “quanti televisori ti servono in un giorno? e con quanti meno televisori del piu’ ricco sei povero?”. E perche’ (ipotizziamo) con 3 televisori in meno di Bill Gates sei povero ma con 2 televisori in meno no?

    La definizione assoluta di poverta’ in parte ha a che fare con problemi simili ma la sua riduzione al soddisfacimento di bisogni fondamentali risolve in parte questo problema. Anche questo e’ un tema che magari richiede l’attenzione di un altro articolo; ci pensiamo.

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  6. Andrea e Antonio,

    innanzitutto complimenti. La discussione scatenatasi sul libro di Alesina e Giavazzi è spesso piuttosto vaga, mentre voi ci avete messo i paper e i sondaggi e avete concretizzato il discorso.
    Non condivido però la vostra conclusione ( “sembra che il terreno più fertile nel quale seminare una rivoluzione liberale stia nei nostri concittadini di destra, e non a sinistra. A gettare i semi in terreni aridi si rischia di non aver raccolto”). Manca infatti qualsiasi riferimento all’odierna classe politica italiana. Che i cittadini pensino questo o quello del liberismo è cosa importante, ma mi pare ancor più cruciale la capacità dei politici di mettere in atto questi progetti. In ciò la destra è in netto svantaggio. La sinistra è il terreno in cui seminare le idee liberali e su questo Alesina e Giavazzi hanno visto giusto. Per giustificare quest’ultima affermazione utilizzerò le parole altrui:

    “Come mai siamo quasi tutti convinti che se Berlusconi tornerà al governo, non riuscirà a fare (esattamente come l’altra volta) nessuna «rivoluzione liberale? (…) In un precedente articolo (…) ho chiesto ai leader del centrodestra di spiegarci cosa intendano fare, una volta tornati al governo, per portare l’Italia ai piani alti della classifica. Non hanno risposto. Forse perché non ne hanno la più pallida idea”. (Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 27 agosto 2007)

    “Il paese ha bisogno di un Cavaliere Bianco che prenda la strada che non ha preso mai nessuno in Italia, quella del PLV (Partito Liberale Vero). Il PLV non si puo’ fare da destra, purtroppo. Il che e’ una jella, perche’ ovviamente il PLV dovrebbe essere un partito che fa delle politiche da vera “destra”. Meglio detto: il PLV va fatto (anche con) il popolo della destra per fare politiche liberali, ma non lo puo’ fare questa destra politico-intellettuale. La destra italiana e’ un coacervo di nani, ladri e ballerine” (Alberto Bisin e Michele Boldrin, NoiseFromAmerika, 22 febbraio 2007)

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  7. Per quanto riguarda l’argomento del post: sono d’accordo con l’autore, il liberismo è di destra. O quanto meno, io mi considero di sinistra e ho molte opinioni in contrasto alla teoria liberista. Ciò non toglie però che, in alcuni casi, sia cosa buona e giusta che la sinistra si appropri dei conseguimenti liberali, quando cioè l’inappropriato intervento statale sia fonte di iniquità.

    Contesto però che “la stragrande maggioranza degli americani “ce la fa” ovvero gode di un tenore di vita soddisfacente (e in media superiore a quello europeo).” I contesti europeo (dalla Svezia alla Romania) e americano (dalla California alla Louisiana) sono estremamente variegati; inoltre, non è stato ancora inventato un indicatore univoco del “tenore di vita”. Credo che il modello statunitense e quello socialdemocratico europeo nelle condizioni migliori siano in grado di produrre ugualmente benessere. Le differenze sono più sottili.

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  8. Philippe,

    punto accettato. Nota pero’ che la conclusione logica di quello che dici e’ la necessita’ di un rinnovamento culturale della leadership della destra italiana e non la proposizione “il liberismo e’ di sinistra”.

    Sul rinnovamento della cultura della leadership della destra italiana siamo perfettamente e totalmente d’accordo con te ed e’ un’attivita’ che auspichiamo.

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