Gettare benzina sul fuoco

di Andrea Asoni, Antonio Mele e Mario Seminerio

In questi giorni il Governo, per voce del ministro Bersani, ha convocato le compagnie petrolifere per chiedere conto degli (secondo Bersani) eccessivi rincari della benzina.

In un articolo pubblicato qualche tempo fa abbiamo spiegato come un governo realmente interessato a far diminuire il prezzo della benzina debba preoccuparsi di tagliare le tasse che pesano sul carburante. Tale articolo commentava l’iniziativa del ministro Bersani volta a liberalizzare la distribuzione della benzina. L’argomento principale sosteneva che, nel caso specifico del prezzo del carburante, un taglio delle tasse era uno strumento più consono agli obbiettivi annunciati della riforma (diminuzione del prezzo della benzina).
A tali considerazioni oggi aggiungiamo qualche breve riflessione, scaturita dalla preoccupante tendenza del governo Prodi a intervenire in maniera dirigista sulle scelte delle imprese, soprattutto in determinati settori.


A gennaio, il governo aveva deciso di intervenire nella questione con una misura, la possibilità di aprire un distributore anche in un centro commerciale, non solo legittima ma di sicuro positiva per il settore (anche se non la più efficace a disposizione). Si può sicuramente obiettare che nello stesso tempo avrebbe dovuto togliere i vincoli che non permettono ad un benzinaio di aprire un supermercato o in generale un punto vendita accessorio al distributore di benzina, in modo da poter aumentare i ricavi e spalmare i maggiori profitti sul prezzo della benzina (i più maliziosi parlano esplicitamente di un favore fatto alle COOP, ma noi lasciamo giudicare al lettore). Ma complessivamente la misura porterà benefici alla società, anche se la loro portata è da definire.

Adesso invece il governo Prodi adotta un comportamento apertamente dirigista. In maniera anomala, annuncia che i prezzi sono troppo alti, e convoca i petrolieri per discuterne le cause. L’obiettivo è evidente: mettere sotto pressione le compagnie petrolifere affinché abbassino il prezzo della benzina alla pompa.
Ora, siamo sicuri che la maggior parte degli italiani vede questo intervento del governo come positivo. In realtà, ci sono tutta una serie di problemi, che andiamo ad elencare.

Il primo problema è che il governo non può intervenire in un mercato facendo pressioni sugli operatori affinché cambino i prezzi, solo perché ritiene che ci sia collusione; quando ritiene che alcune imprese si siano messe d’accordo per tenere i prezzi artificiosamente alti, deve presentare i suoi sospetti all’autorità Antitrust, che verificherà se effettivamente ci sia la collusione, con una indagine seria e documentata e non basata sul fatto che il presidente Prodi dichiari che il pieno di benzina per partire per le vacanze “[…] era caro”. Nel caso italiano poi vi è anche la competenza dell’Antitrust europeo (che invece “non vede motivi per intervenire”).

In secondo luogo, il comportamento del governo è grave a tre livelli. Anzitutto intacca la autorevolezza della AGCM come guardiano della concorrenza. Inoltre, si basa sulla insana idea che esista un prezzo “giusto” per la benzina (non c’è, semplicemente il prezzo è quello che si determina sul mercato data la sua struttura e le interazioni tra imprese e consumatori, che possono includere anche comportamenti collusivi, e che in quanti tali sono perseguibili e punibili dall’AGCM); e infine, probabilmente si basa su una vergognosa carenza di cultura statistica, il che è davvero troppo per chi ha incarichi di governo, e addirittura insegna Economia alle future generazioni.

Anomala (per essere gentili) ci sembra anche la reazione dell’ENI che ha abbassato i prezzi in risposta al richiamo governativo. Il Presidente Prodi sostiene che questo ribasso significa che la compagnia riconosce che i prezzi erano troppo alti. In realtà, la questione è molto più semplice: l’ENI ha ridotto i prezzi perché il suo azionista di controllo (il governo, ricordiamolo) gli ha chiesto di farlo! Il che è solo indice del fatto che il governo può fare concorrenza sleale sul mercato petrolifero, utilizzando i soldi dei contribuenti per permettere all’ENI di suggerire ai benzinai prezzi più bassi, ma non indica assolutamente un livello dei prezzi anormalmente elevato. Semmai indica l’esigenza di privatizzare il colosso energetico al più presto, per togliere al governo uno strumento improprio di interventismo in tale settore fondamentale per il nostro Paese.

Invece di seguire la strada già intrapresa delle liberalizzazioni e incentivare, attraverso un playing field libero da eccessive regolamentazioni, fenomeni come quello dei benzinai no-logo, o ridurre la tassazione sui prodotti petroliferi come suggerito da Epistemes.org, il governo ha deciso di esercitare pressioni politiche indebite su settori industriali “colpevoli” di avere prezzi “troppo alti”. Questo attivismo industriale dirigista è comprensibile, data la storia professionale dell’attuale presidente del Consiglio, e data l’ideologia statalista e iper-regolatrice dominante nella coalizione di governo. Ma è dannoso per il Paese.

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