Iran, Iraq e un puzzle irrisolvibile

3 pensieri su “Iran, Iraq e un puzzle irrisolvibile”

  1. Ancora una volta un post eccezionale… Mi auguro che presto li scriva lei gli articoli sul Corriere della Sera!

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  2. Lungi da me propormi come esperta nella questione, ci sono un paio di pensieri che vorrei condividere con voi.

    Il primo riguarda il piano per il “Nuovo Medio Oriente”, non quello di Bush e soci, per una volta, ma quello di tutti i bravi e volenterosi vicini del disastrato Iraq. Pare che siano in molti ad annusarne i miasmi (e nn solo dall’Iraq…e il Libano?) e a fregarsi le mani vedendone una gustosa opportunita’. Per decenni e’ stata la causa palestinese ad essere cavalcata dai vari attori regionali per cercare di guadagnarsi il ruolo di paladini e quindi anche quello di forza predominante nella regione. Con la guerra in Iraq, la destabilizzazione della regione e lo sceriffo statunitense assordato dalle bombe e dai proclami idealisti, le occasioni di tentare la scalata a potenza dominatrice del MO e le cause da cavalcare si sono moltiplicate. Che l’Iran partecipi alla spartizione non stupisce, ma non mi limiterei a vedere in questo un gioco di azioni/reazioni puramente strategico. Certamente la preoccupazione principale di uno stato e’ la propria sicurezza, ma nel comportamento iraniano non vedo una reazione alla minaccia (?) statunitense, ma piuttosto un ulteriore passo nel grand plan del dominio della regione o, quanto meno, nel tentativo di monopolizzazione della causa. Mentre non credo alla possibilita’ di una grande offensiva che possa costringere le truppe USA al ritiro, il possibile legame tra Iran e Sunniti Iracheni mi stupisce meno. Cerchiamo di leggere le carte una per una. Al-Qaida, se non sbaglio, e’ Sunnita e prodotto dei Sauditi (sunniti, anche loro), quindi nel fatto che si allei con la fazione Sunnita in Iraq, non c’e’ in realta’ nulla di strano, mentre spiegare che sia Teheran a farsene promotore richiede un pochino piu’ di fantasia e porta solo a supposizioni. Forse Teheran spera di levare il monopolio sunnita all’Arabia Saudita; oppure vede un Medio Oriente senza truppe americane e con un conflitto interreligioso ancora in piena, come ancora piu’ deleterio e,quindi, spera di guadagnarsi la fiducia della fazione opposta.

    Per quanto riguarda le possibilita’ di sciogliere la complicata matassa, sugli errori degli USA non entro, ma penso che vi sia un altro attore che potrebbe emergere: l’Unione Europea. Pur capendo lo scetticismo verso un’Unione che oggi zoppica piu’ che mai, la posizione dell’UE con il suo arsenale di soft power, di amici di lunga data e di multipli tavoli negoziali, si potrebbe forse rivelare piu’ determinante di quanto non si pensi. Le recenti deliberazioni del Consiglio in tema di politica estera sono incoraggianti (per deluciadazioni vi consiglio di fare un giro sul nostro blog http://www.wsibrusselsbolog.org) e Solana sembra intenzionato a proseguire sul doppio binario del dialogo e delle sanzioni (sul nucleare), mentre la recente Iraq’s Neighbouring Countries Conference potrebbe aiutarci a capire meglio la scacchiera medio-orientale: chi muove per primo, chi reagisce e qual’e’ il pezzo da mangiare per vincere quale partita.

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  3. grazie del commento.

    1) Definire le intenzioni degli Stati e’ complicato. In un modello si assumono. Si puo’ pensare che gli Stati cerchino la loro sicurezza (Waltz, 1979) o che invece tendano ad espandersi per instaurare sfere di influenza regionale o globale (Gilpin, 1981; Zakaria, 1998; Mearsheimer, 2001). In ogni caso, a me sembra invece che l’Iran veda la presenza USA come una minaccia alla propria sicurezza o un ingombro ai suoi piani regionali (le due cose comunque non sono in contraddizione), e quindi reagisca a tale situazione.

    2) Per quanto riguarda l’UE, credo che fin quando non vi sia una sorta di stato europeo, sara’a difficile avere efficacia negoziale. Spero pero’ di sbagliarmi.

    saluti, ag.

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