Più alti, più sani e più longevi

6 pensieri su “Più alti, più sani e più longevi”

  1. Andrea,
    Fogel e i suoi coauthor si basano su una letteratura medica che mette in relazione l’altezza, l’insorgere di malattie croniche (morbidity) e la longevita’ (mortality) con la qualita’ e quantita’ dell’alimentazione nei primi giorni-mesi-anni di vita. In particolare questi studi mostrano come la qualita’ dei tessuti degli organi interni sia fondamentalmente influenzata da tali condizioni. Allo stesso modo l’altezza.

    Per quanto riguarda i dati storici Fogel si basa sui veterani americani della guerra civile e poi delle due guerre mondiali.

    La migliore lettura sull’argomento e’ “The escape from hunger and premature death” di Fogel e gli articoli sulla techno-physio evolution che Fogel ha scritto con Dora Costa. Li’ troverai penso molte delle spiegazioni che cerchi.

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  2. Che questo processo sia in corso da 250 anni e’ una affermazione piuttosto netta. Come dici tu, i dati di Fogel per gli americani iniziano centocinquant’anni fa, e si basano per la guerra civile su ipotesi di rappresentativita’ delle coorti di soldati. Ma c’e’ un particolare che bisogna cercare di spiegare. Komlos, per esempio, ha documentato casi – in Inghilterra e Olanda – dove l’arrivo dell’industrializzazione nel diciottesimo secolo e cambi incrementali nella nutrizione hanno portato a un declino dell’altezza media ben oltre il diciannovesimo secolo.
    Lo stesso per gli immigrati e coscritti europei negli Stati Uniti a partire dalla rivoluzione americana.
    Il fatto che non vediamo gli stessi incrementi antropometrici nel caso della maggioranza degli stati africani puo’ essere considerato un altro caso di questo ‘early growth puzzle’. Perche’ questa discrepanza tra apparente migliore nutrizione in teoria (piu’ cibo e piu’ vario) e peggiore nutrizione (cibo meno vario e meno disponibile) in pratica? Una risposta plausibile e’ che mentre nelle societa’ agricole si da’ un peso maggiore all’alimentazione dell’infanzia (nuove leve) in quelle industriali se ne da’ uno minore, fino a quanto non e’ considerato produttivo investire nell’alimentazione infantile e nella scolarizzazione. Ma la faccenda e’ proprio complessa.
    Potrebbe essere che durante l’infanzia attiviamo recettori che dipendono in modo piuttosto non standard da cambi dell’ambiente circostante, e la relazione causale in alcuni casi appare piuttosto nebulosa. – In effetti, come Andrea Moro ha detto, e’ molto difficile distinguere il contributo relativo di progresso medico e cambiamento comportamentale di tipo socioculturale basandoci su missing data.

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  3. Michele,
    parlo di 250 anni perche’ questo processo e’ in corso dal 1750 (Fogel presenta i dati sull’altezza media a partire dal diciottesimo secolo).

    Il puzzle a cui ti riferisci, l’aumento delle calorie ma la contestuale diminuzione dell’altezza, trova anch’esso spiegazione all’interno del framework proposto. Infatti non solo l’altezza ma anche i livelli di morbidity e la longevita’ peggiorano nella seconda meta’ del diciannovesimo secolo per poi iniziare a crescere nuovamente nel ventesimo. L’idea di fondo e’ che i fenomeni che accompagnano l’inizio della rivoluzione industriale, migrazioni interne e urbanizzazione, hanno avuto effetti negativi nella loro prima fase.

    La spiegazione e’ semplice. Da una parte le calorie disponibili pro capite aumentano, dall’altra aumenta anche lo “spreco” di tali calorie. Il diffondersi di malattie come il colera, o la small pox, o il tifo, o epidemie di vario tipo, diffusione resa rapida e violenta dall’ambiente non sano delle citta’, dalla concentrazione crescente di individui che lasciavano le campagne e dallo spostamento delle persone tra diverse regioni ha aumentato la porzione di calorie che venivano usate non per la crescita o l’aumento della longevita’ quanto piuttosto per combattere tali malattie. Allo stesso tempo essendo gli infanti quelli piu’ violentemente colpiti da tali epidemie i loro effetti risultavano essere permanenti (secondo quanto spiegato nell’articolo).

    Non e’ infatti un caso che l’aumento dell’altezza, della longevita’ e delle altre misure antropomorfiche sia ripreso ad aumentare ininterrotto all’inizio del ventesimo secolo. Nella seconda meta’ del diciannovesimo secolo infatti furono intraprese importanti opere di igiene pubblica come la “pulizia” delle fonti di acqua o di latte, la creazione di sistemi di fognature che contribuirono a diminuire la frequenza e violenza delle epidemie. A cio’ aggiungi la scoperta della teoria dei germi, dei primi vaccini e di modi piu’ efficaci di prevenire e curare tali malattie. Insomma dall’inizio del ventesimo secolo la qualita’ degli ambienti urbani e’ migliorata costantemente tanto che la mortalita’ sempre superiore nelle citta’ rispetto alle campagne, ha raggiunto livelli simili a quelli delle aree rurali.

    Nell’articolo infatti ho parlato di diverso ruolo dello sviluppo tecnologico: da una piu’ abbondante e meno costosa produzione agricola, ad un migliore ambiente sanitario nelle citta’, ad un progresso della medicina.

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  4. Una spiegazione per il fenomeno “più calorie, meno altezza” può essere trovata, almeno per alcune situazioni africane. L’altezza è collegata non tanto alle calorie assunte in età infantile, quanto dalle proteine; mentre un adulto può sopravvivere con una dieta prevalentemente glucidica, un bambino senza proteine non solo crescerà poco, ma sarà anche predisposto a polmoniti e diarrea. Questo spiega il paradosso per cui ci si può trovare di fronte a una madre “in carne” con un figlio con i sintomi della malnutrizione (kwashrkor).
    L’urbanizzazione (e nel caso dell’Angola, che ho potuto vedere da vicino, la guerra) ha cancellato la conoscenza tradizionale in ambito nutrizionale.

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  5. Emiliano,
    tempismo eccezionale! Proprio ieri leggevo su Fogel “The fourth great awakening” che la scarsa quantita’ di carne disponibile puo’ aver giocato un ruolo importante nello spiegare questo fenomeno. Riporto dal libro:

    Although in France calorie intake increased by about 50% between about 1830 and 1880, meat consumption remained relatively low, averaging just 1.7 ounces (48 grams) daily per capita […]. Moreover because the distribution of meat was highly unequal the poorest third of the population consumed hardly 0.3 ounces (8.5 grams) per day […]. So, until the 20th century the backwardeness of agriculture, combined with an exceedingly unequal distribution of meat and with the inadequate vegetable protein that was then available, left large sections of the French population severely deprived of protein.

    Si continua poi spiegando come questa scarsita’ di carne fosse comune in tutta europa (meno negli USA) e possa aver contribuito a spiegare (insieme con l’incidenza di malattie croniche) il puzzle di cui sopra.

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