Come utilizzare l’extra gettito fiscale

di Pierangelo De Pace 

I dati forniti dal Governo nell’ultima Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica confermano una tendenza già nota da qualche mese nonostante i catastrofismi della prima ora e risalenti all’anno passato, allorchè, preparando il turnover alle redini del Paese, la coalizione vincitrice delle ultime elezioni politiche – come è ormai rito e consuetudine dalle nostre parti – paventò l’esistenza di bilanci statali disastrati, eredità pesante (manco a dirlo) dell’amministrazione precedente. La realtà e che, nonostante i gravi problemi di bilancio dovuti ad un debito pubblico elevato (il terzo al mondo per dimensioni relative) e all’impossibilità politica di realizzare riduzioni significative e permanenti nei livelli di spesa corrente, i conti pubblici italiani sono da qualche tempo in miglioramento.

Sebbene le dimensioni della spesa pubblica non siano stata ridotte nè da questo Governo, nè tantomento da quello precedente, la congiuntura favorevole che sta consentendo all’Italia di registrare finalmente tassi di crescita economica decenti e l’inaspettato boom delle entrate fiscali, che cominciava a determinarsi ben prima dell’insediamento a Palazzo Chigi di Romano Prodi, hanno permesso al bilancio del 2007 di migliorare sensibilmente rispetto alle stime dell’anno passato.

L’extra gettito fiscale ottenuto negli ultimi mesi, ribattezzato immediatamente “tesoretto” (scelta davvero infelice, ad esser sinceri), ha raggiunto il suo livello più alto nel giugno 2006, periodo a partire dal quale risulta però in declino. Neanche la metà del boom fiscale è, tuttavia, attribuibile alle misure contenute nella Finanziaria 2007 del Ministro Padoa Schioppa, nè agli effetti “annuncio” ed alle “intimidazioni” ai contribuenti di Visco.

In ogni caso non importa di chi siano i meriti della buona prestazione in termini fiscali. Non è, questo, argomento rilevante per i fini e gli scopi del presente articolo. Quel che davvero conta è che esiste in cassa una maggiore entrata quantificabile in 8-10 miliardi di euro e che sarebbe cosa utile per il Paese comprendere come questa somma – certamente non sufficiente per la risoluzione dei mali e dei problemi italiani, ma neanche esigua e trascurabile – sia stata ottenuta e come debba essere utilizzata nella maniera più opportuna e razionale. Qui ci si riferirà principalmente alla seconda questione, ai possibili impieghi del “tesoretto”.

Negli ultimi dieci giorni o poco più le proposte a riguardo, provenienti da ogni partito e da ambedue gli schieramenti, si sono prevedibilmente sprecate. Tra i suggerimenti meno fantasiosi meritano menzione gli eventuali ed ulteriori aiuti alle imprese in termini di sgravi fiscali; le possibili riduzioni di tasse e imposte (tra cui l’abolizione dell’ICI, almeno sulla prima casa) da destinarsi all’intera popolazione in maniera generalizzata o ai nuclei familiari con più componenti; l’abolizione dello “scalone” previsto dalla riforma Maroni; l’impiego delle risorse aggiuntive per interventi a sostegno del welfare o delle riforme strutturali più urgenti; il rinnovo dei contratti collettivi dei lavoratori; l’innalzamento delle prestazioni pensionistiche minime, già riviste al rialzo (a determinate condizioni) dal Governo Berlusconi.

In conclusione di un precedente articolo su Epistemes, si era possibilisti sull’utilizzo dell’extra gettito per l’agevolazione di serie riforme del sistema pensionistico (occorrerebbe accelerare il passaggio da sistema pubblico a ripartizione a sistema a capitalizzazione, con rafforzamento dei meccanismi previdenziali integrativi privati) e del mercato del lavoro, magari attraverso il potenziamento degli ammortizzatori sociali che renderebbero meno dolorosi gli inevitabili e necessari provvedimenti a favore di licenziamenti che comportino meno oneri e che siano più immediatamente eseguibili da parte delle imprese. La proposta è tuttavia da interpretarsi come soggetta e condizionata ad accertamento della reale natura delle risorse fiscali “in eccesso” accumulate fino ad oggi. La cosa non è di poco conto; si tratta, al contrario, di un punto fondamentale per decidere quale debba essere la destinazione finale (parziale o integrale) del cosiddetto “tesoretto”.

Esistoni diversi e fondati motivi per dubitare che l’extra gettito sia di natura strutturale. Nell’ultimo anno e mezzo in Italia non si sono verificati accadimenti tali da indurre a sperare in una crescita futura sostenuta e continuata che sia in grado di generare ancora a lungo base imponibile permanentemente più elevata dalla quale ricavare entrate fiscali ingenti come quelle dell’ultimo periodo. è possibile che la riduzione del tasso di disoccupazione (sceso al di sotto del 7%) ed il non trascurabile incremento del tasso di partecipazione al lavoro producano effetti positivi futuri, ma non non può esserci certezza a riguardo; occorrerebbe invece attendere una valutazione ponderata e realistica degli effetti dell’inasprimento della pressione fiscale (portata a compimento nell’ultima Finanziaria) sull’offerta di lavoro; e verificare i risultati effettivi della tanto annunciata lotta all’evasione fiscale.

A dir la verità, non è affatto chiaro come sia stato possibile ottenere l’extra gettito in questione in così poco tempo: fino a qualche mese fa, addirittura, non era stato neanche possibile prevedere il boom di entrate fiscali poi verificatosi. La realtà e che, nonostante le dichiarazioni di Governo e Ministero dell’Economia, le maggiori entrate non possono essere in alcun modo ritenute strutturali. Lo fossero, la proposta di intervenire con questi fondi su riforma della previdenza e mercato del lavoro sarebbe probabilmente la più sensata.

Purtroppo, cautela e prudenza sono d’obbligo in frangenti del genere. La possibilità che si tratti di un fenomeno soltanto transitorio spinge a formulare ipotesi alternative sull’impiego più adeguato delle nuove risorse finanziarie. Cosa accadrebbe, infatti, se si decisse di finanziare un progetto a lungo termine (come quelli menzionati in precedenza), per il quale coperture pluriennali sarebbero necessarie, e poi ci si accorgesse di non aver più denaro a disposizione? Deterioramento ulteriore dei conti attraverso la nuova spesa corrente sarebbe la probabile e forse inevitabile risposta, con conseguente pericolo di inasprimenti fiscali successivi e grave pregiudizio per la crescita complessiva del Paese.

L’idea migliore potrebbe essere, invece, la destinazione integrale degli 8-10 miliardi di euro alla riduzione del debito pubblico, per permettere l’allentamento futuro dell’imposizione fiscale (il servizio del debito calerebbe automaticamente, a parità di tassi di interesse) e mandare un segnale forte alle istituzioni europee sulla ritrovata serietà e le reali intenzioni dell’esecutivo, finalmente in grado di operare politiche rigorose senza cedere alle pressioni delle lobby e senza cadere nella trappola della ricerca del consenso a tutti i costi.

Interessante, in quest’ottica, la proposta degli economisti de Lavoce.info Tito Boeri e Pietro Garibaldi: cessazione delle operazioni di finanza creativa attraverso l’impiego integrale dell’extra gettito per il miglioramento dei conti pubblici (leggi debito) e restituzione del TFR già dirottato all’Inps, manovra, questa, che libererebbe risorse indebitamente sottratte ai lavoratori per motivi di bilancio, consentendo loro di impiegarle immediatamente in fondi pensione collettivi o individuali. Fatto ciò, il necessario intervento in materia di pensioni potrebbe essere portato avanti con minori preoccupazioni.

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