Le Relazioni Internazionali: quando la teoria incontra la pratica

di Andrea Gilli

Con la fine della Guerra Fredda e poi con le evoluzioni tecnologiche degli anni Novanta,  l’interesse per gli affari internazionali da parte dell’opinione pubblica mondiale e’ andato crescendo drammaticamente. Il mondo tutto ad un tratto e’ diventato piu’ aperto e piu’ vicino, piu’ chiaro ancorche’ piu’ complicato – e soprattutto, scomparendo, la spessa coltre di fumo della Guerra Fredda ha permesso agli individui di molti Paesi di guardare proprio dentro agli affari del loro pianeta.

Negli anni Novanta, “aperto e vicino” significavano benessere, pace e democrazia. L’immagine dei McDonald’s che si diffondevano in giro per il mondo e’ forse quella che meglio descrive questo senso di apertura e di simultanea vicinanza (Fukuyama, 1992; Friedman, 1999). Purtroppo, pero’, “aperto e vicino” non sono aggettivi che necessariamente portano una connotazione positiva. Proprio un mondo aperto e vicino e’ infatti quello che ha materialmente permesso (nel senso di fornire gli strumenti) la tragedia dell’11 settembre (Gray, 2005). I due splendidi grattacieli di New York erano appunto diventati vicini a chi li odiava, e grazie ad un mondo aperto fu possibile colpirli.

Piu’ aperto e vicino, ma appunto piu’ complesso. Non solo le barriere ideologiche della Guerra Fredda, candendo, fecero venire meno una potente lente di lettura – non sembre corretta – per interpretare la politica mondiale, ma esse diedero anche il via ad una serie interminabile di fragmentazioni e movimenti che per essere interpretati correttamente, richiedevano lenti ben piu’ sofisticate e sottili (Lebow and Risse-Kappen, 1995; Doyle and Ikenberry 1997).

Paradossalmente, dunque, proprio quando l’opinione pubblica mondiale si avvicinava alla politica mondiale, essa perdeva uno strumento per interpretarla e comprenderla (l’ideologia), mentre il mondo diventava tutto d’un tratto piu’ differenziato ed eterogeneo, e quindi piu’ difficile da interpretare.

La politica estera, venga essa etichettata sotto il nome di affari internazionali o politica mondiale, e’ sempre stata una materia complessa e complicata. La crescente partecipazione delle opinioni pubbliche nelle sue vicende – anche solo in qualita’ di osservatori – richiede pero’ un salto qualitativo: richiede che queste opinioni pubbiche siano dotate degli strumenti per comprendere questi processi, in special modo nel momento in cui la politica estera diventa per loro un tema di crescente e pressante interesse e attualita’ – se non addirittura di campagna elettorale.

Chi scrive non puo’ parlare per gli altri Paesi. Puo’ parlare per il proprio: e in questo caso e’ drammaticamente evidente il fatto che l’opinione pubblica italiana non ha minimamente gli strumenti per comprendere non solo la politica internazionale, ma neppure la politica estera del proprio Paese. Il fatto che la disciplina delle Relazioni Internazionali sia tanto sottosviluppata in Italia e’ forse il dato piu’ indicativo (Lucarelli and Menotti, 2002) – se si esclude la parallela pressoche’ totale incompetenza di chi scrive di affari internazionali sui quotidiani italiani.

Proprio per questo motivo, con questo articolo, Epistemes lancia una serie di paper che riassumeranno brevemente i principali approcci allo studio delle relazioni internazionali con il fine dichiarato di rendere piu’ accessibile un campo tanto interessante quanto complesso.
Non spiegheremo la politica mondiale – obiettivo troppo ambizioso per chiunque (tranne Waltz, 1979; e Wendt, 1999). Spiegheremo e riassumeremo invece i principali approcci allo studio della politica mondiale. Qualcuno potrebbe obiettare che in questa maniera anziche’ spiegare come funziona la politica mondiale spiegheremo come funzionano le teorie. E difatti e’ proprio quello che faremo.

Le ragioni sono principalmente due. Innanzitutto perche’ crediamo che le teorie servano.

Con tutti i loro limiti, e in assenza di palle di cristallo o Vanne Marchi a cui affidarsi, le teorie sono le uniche che permettono di fare calcoli quanto meno probabilistici sulla possibilita’ di avvenimenti future. Non offrono ne’ offriranno mai la verita’: ma daranno sempre un contributo alla comprensione di fatti ed eventi dig ran lunga superiore a qualunque descrizione dei fatti – per quanto dettagliata essa sia. In secondo luogo, proprio riassumento i principali approcci allo studio della politica internazionale risultera’ chiaro quanto complessa sia la politica mondiale – e quindi, di consequenza, come senza teorie non si possa fare a meno. Troppi dati, troppi fattori, troppi eventi, troppi attori. Poiche’, come diceva Popper, le teorie che spiegano tutto fondamentalmente non spiegano niente, allora e’ meglio affidarsi a teorie che abbiano la sola arroganza di spiegare qualcosa – che nell’universo della politica mondiale e’ gia’ molto.

Infatti, se teorie tanto diverse, con postulati tanto cotrapposti, epistemologie, ontologie, methodologie, strumenti euristici e analitici contrastanti riescono a sopravvivere tutte insieme nella comunita’ scientifica e tutto sommato ad offrire contribute interessanti alla comprensione dei fenomeni della politica internazionale, allora cio’ non puo’ che significare che la materia analizzata e’ tanto, troppo complessa, specie per facili e banali generalizzazioni. Come scrisse Hans J. Morgenthau: “cio’ che divide il ciarlatano dallo studioso serio e’ che il primo ritiene gli affari internazionali tremendamente semplici. Il secondo li crede invece estremamente complicati” (1948). Questo e’ esattamente lo spirito che quida questo nostro lavoro.
 

Piano dell’opera

Come emerge da quanto scritto nelle righe precedenti, la disciplina e’ vasta e complicate – in primo luogo perche’ cio’ che si prefigge di studiare e’ vasto e complicate. Questo nostro lavoro vuole pero’ essere accessibile e quindi cerchera’, nella parsimonia, di essere essenziale e non carente.

Procederemo dunque con un primo paper introduttivo nel quale spiegheremo brevemente quale e’ l’oggetto di studio (che non e’ ne’ la diplomazia ne’ il diritto internazionale) delle Relazioni Internazionali, quali i suoi punti cardine e quindi le principali teorie che caratterizzano la disciplina – sottolineando di volta in volta come, avendo ogni teoria un’ontologia differente, di fatto l’oggetto di studio di ogni teoria tendera’ a variare con il variare dell’approccio prescelto (seppur entro certi margini ben definiti).

Descriveremo e analizzeremo il Realismo, il Liberalismo ed il Costruttivismo e infine proporremo tre paper meno astratti nei quali analizzeremo temi di piu’ pressante attualita’ – ovviamente sotto una chiara lente teorica: l’assunto secondo il quale le democrazie non si farebbero la Guerra (che non a caso e’ nota come Teoria della Pace Democratica), la politica estera Americana dopo la fine della Guerra Fredda e infine la causa del fallimento delle organizzazioni internazionali, in primis l’ONU.

Come scrisse Hans J. Morgenthau nella prefazione del suo Politics Among the Nations (1948), “spero che il lavoro di vent’anni non venga giudicato in venti minuti di lettura”. La nostra speranza e’ che questo nostro lavoro possa anche contribuire ad una maggiore comprensione della politica internazionale.

 

Bibliografia

 

Michael W. Doyle and G. John Ikenberry, New Thinking in Internaitonal Relations Theory (Boulder: Westview Press, 1997).

Thomas L. Friedman, The Lexus and the Olive Tree: Understanding Globalization (New York: Farrar, Straus and Giroux, 1999).

Francis Fukuyama, The End of History and the Last Man (New York: Avon Books, 1992).

Colin S. Gray, Another Bloody Century: The Future of Warfare (London: W&N 2005)

Richard Ned Lebow and Thomas Risse-Kappen (eds.), International Relations Theory and the End of the Cold War (New York: Columbia University Press, 1995).

Sonia Lucarelli and Roberto Menotti, “No Constructivists’ Land: International Relations in Italy in the 1990s,” Journal of International Relations and Development, Vol. 5, No. 2 (2002): 114-142.

Hans J. Morgenthau, Politics Among the Nations: The Struggle for Power and Peace (New York: Alfred A. Knopf, 1948).

Kenneth N. Waltz, Theory of International Relations (New York: McGraw-Hill, 1979)

Alexander Wendt, Social Theory of International Relations (Cambridge University Press, 1999).

 

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