IDEAZIONE gennaio-febbraio: Alla ricerca della vocazione perduta

di Andrea Gilli e Francesco Giumelli

Con la fine della guerra fredda, è diventato drammaticamente evidente quanto le Forze Armate siano uno strumento essenziale e fondamentale di politica estera, anche per medie potenze come l’Italia. Se infatti durante il quarantennio 1950-90, per via della sua posizione geopolitica e strategica (con annessi benefici: classico caso di buck-passing), il nostro paese ha potuto godere di un ruolo di rilievo nell’arena internazionale, con il crollo del Muro di Berlino si è aperta una nuova fase nella quale valgono le vecchie regole della politica internazionale: conta non solo chi ha più carri armati, ma anche chi li sa e li vuole usare. E l’Italia non brilla né nell’una né nell’altra attività.

Non solo infatti il nostro bilancio della Difesa è ridottissimo (e in continuo ridimensionamento proprio dall’inizio dalla fine della guerra fredda), ma il nostro apparato militare è anche obsoleto, e di conseguenza non in grado di servire i nostri interessi nazionali e materialmente incapace di difendere il nostro territorio, in particolar modo proiettando la sua forza verso aree o situazioni di crisi che, se non risolte, potrebbero compromettere seriamente la nostra sicurezza nazionale.

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1 Comment

  1. Avevo già letto il Vostro interessantissimo articolo su Ideazione.
    Un contributo utile alla demagogia antimilitarista che vorrebbe un Italia priva delle truppe Nato ma priva anche delle truppe italiane. Un tentativo, che definirei persino culturale, che per molti anni ha cercato di creare un’immagine di inutilità e di inefficenza delle forze armate italiane.
    Occorrono naturalmente, come da voi affermato, importanti riforme strutturali, ma soprattutto la volontà di porsi un obiettivo, ne suggerite di concreti ed intelligenti, la attuale classe politica italiana sarà in grado di cogliere gli stessi obiettivi?

    Blog: “Geopoliticando”
    http://blog.libero.it/Italiafelix/

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