Un quoziente familiare per l’Italia

5 pensieri su “Un quoziente familiare per l’Italia”

  1. “Il sistema familiare italiano – spiega Vichi – si caratterizza per una contraddizione: si fonda sulla tassazione a base individuale (che a parità di reddito penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico) e contemporaneamente determina le tariffe sulla base del reddito familiare”.

    Vero. Ma non è sempre stato così. Fino al 1976, la tassazione sui coniugi era cumulativa. Si tassava la somma dei redditi ad un’aliquota più alta. La C.C. lo dichiarò incostituzionale, perché penalizzava la famiglia con un reddito per coniuge, introducendo il sistema della tassazione separata. Ora Vichi critica quest’ultima perché penalizza i monoreddito rispetto ai plurireddito.

    Ignorando il quoziente familiare, viene da pensare che il sistema attuale sia incentivante per il “frazionamento dei redditi familiari” e quindi per il lavoro femminile.

    In ogni caso, maledetta progressività. Oltre ad essere più distorsiva, causa anche di questi problemi (che in fondo altro non sono che distorsioni).

    Cordialmente
    http://www.ideashaveconsequences.org

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  2. Infatti il sistema attuale, ceteris paribus, è incentivante (o meglio, meno disincentivante, vista la situazione italiana) dell’offerta di lavoro del coniuge a minor reddito, cioè quasi sempre la moglie. Esiste certamente un tradeoff tra quoziente familiare e offerta di lavoro femminile, e per questo ogni proposta di legge favorevole al primo dovrà utilizzare un coefficiente per il coniuge sufficientemente basso, come sembra confermare il valore di 0.65 scelto dalla pdf ulivista. Se questo è sufficiente per conseguire l’obiettivo, non è dato sapere. Personalmente, ne dubito.

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