Welfare, una partita di giro

9 pensieri su “Welfare, una partita di giro”

  1. Ciao a tutti, e complimenti per il sito. Mario: quello che scrivi mi convince sempre di più del fatto che l’economia è altamente filosofica. Un saluto dall’esilio lucchese,

    Daisy

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  2. Condivido abbastanza lo spirito dell’articolo. Tuttavia, mi sembra utile una precisazione. La redistribuzione del reddito non e’ l’unico obiettivo dei sistemi di protezione sociale. In alcune misure, infatti, e’ importante e spesso prevalente l’aspetto assicurativo. E quando questo aspetto e’ prevalente, come nel caso dei sussidi di disoccupazione, rendere gli individui autosufficienti, come Seminerio suggerisce, e’ inefficiente. Lo scopo essenziale dei sussidi di disoccupazione e’ fornire un’assicurazione ai lavoratori in caso di perdita involontaria dell’impiego, assicurazione che le compagnie assicurative private non offrono per ovvi motivi di moral hazard. Tipicamente, i contributi versati dai lavoratori sono messi in un pool da cui si attinge (per un certo periodo e secondo certe regole) SE e quando si diventa disoccupati. Rendere gli individui autosufficienti, in questo caso, significherebbe costringere ciascun lavoratore a mettere da parte una fetta consistente del proprio reddito in previsione di una possible perdita futura del lavoro. Cio’ comporterebbe un eccesso di risparmio e una perdita di benessere. Che poi in molti casi i sussidi sono disegnati in modo tale per cui i “costi” (disincentivi alla ricerca di lavoro) superano i benefici (assicurativi, per l’appunto, o anche di altri tipi; vedi recenti lavori di Acemoglu (MIT) e Shimer (Chicago), per esempio) e’ vero ma questo e’ un altro discorso.

    PS: Bella iniziativa. Spero che alcuni editori (non Mario Seminerio, che non conosco, ma un paio di amici miei, loro si riconosceranno credo) siano in questo blog meno ideologici rispetto ai blog personali 😀

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  3. Non ho mai capito l’argomento per cui quando una assicurazione privata fornisce l’assicurazione, ci sono problemi di moral hazard, e se interviene il governo a fornire tale assicurazione, allora il moral hazard (e l’adverse selection, don’t forget about it!) scompare in modo trascendente. Questo argomento precluderebbe l’esistenza di qualsiasi tipo di assicurazione privata, non solo quella sul rischio di perdere il lavoro, ma anche quella sanitaria, quella pensionistica, il furto, ecc. ecc. E anche il famoso eccesso di risparmio di cui si parla nel commento di Mario mi lascia perplesso, poiche’ presuppone che il lavoratore sia un imbecille che tiene i suoi soldi sotto il materasso, anziche’ investirli in un fondo ben gestito che fa pooling dei rischi raccogliendo i risparmi di molti investitori.
    A tal proposito segnalo un interessante paper divulgativo, che spiega i dubbi che ho in modo molto semplice.

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  4. Ciao Mario!
    Ho provato a farti i complimenti su Phastidio per il nuovo progetto (bello “Epistemes”: ora capisco a cosa serviva il nome…), ma il tuo blog mi invia incomprensibili messaggi di ostilità se tento di commentarti. Sarà Firefox o sono io? Nel dubbio, spero di riuscire a mandarti almeno un saluto!

    Paola

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