Archive for the 'Mario Seminerio' Category

Come e perché in Italia anche la crisi è un’anomalia

di Mario Seminerio -  © Liberal Quotidiano

L’evoluzione della crisi economica mostra alcune caratteristiche ormai ben definite. In particolare l’esplosione di deficit e debito pubblici, causata dalle misure di stimolo adottate dai governi ma anche dal crollo delle entrate fiscali indotto dal vuoto prodottosi nei livelli di attività economica. E’ l’effetto dell’ormai noto “paradosso del risparmio”, quello per cui famiglie ed imprese tentano contemporaneamente di ripagare il debito, e ciò crea il crollo della domanda, che a sua volta determina la riduzione dell’occupazione, che riduce il reddito, che contrae ulteriormente la domanda, in un infernale circolo vizioso. I paesi stanno affrontando questo fenomeno in modo differenziato: gli Stati Uniti, il Regno Unito ed il Giappone attraverso un forte aumento della spesa pubblica che include l’attivazione di misure di sostegno ai redditi; i paesi dell’Unione europea in ordine sparso e con intensità dello stimolo insufficiente, sul piano qualitativo e quantitativo. Riguardo il primo aspetto, si pensi all’assenza di coordinamento tra paesi in surplus commerciale, cioè che hanno un modello di sviluppo basato sull’export, e quelli in deficit (cioè che hanno basato in prevalenza la propria crescita sui consumi), e che determina il proliferare di interventi nazionali frammentati e del tutto insufficienti, che depotenziano uno stimolo che spesso è disegnato per attivarsi in modo tardivo rispetto alla congiuntura.

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La flat tax di Schwarzenegger

di Mario Seminerio

Cresce il numero di stati dell’Unione costretti a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti per tentare di frenare l’emorragia delle casse pubbliche. Di fronte a buchi di bilancio che stanno diventando voragini, dall’inizio dell’anno sono 23 gli stati che hanno aumentato le tasse, ed altri 13 stanno considerando l’opzione in vista dell’approvazione del bilancio 2009-2010. Nella maggior parte dei casi questi inasprimenti d’imposta sono complementari a tagli dei servizi pubblici. Gli aumenti interessano le imposte sul reddito, sulle vendite e sulle imprese e prendono di mira un po’ tutto, dalle slot machines alle targhe personalizzate delle auto, ai pernottamenti in albergo (settore peraltro già in grave crisi), ad alcolici e tabacco.

Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, visto che è pressoché certo che il deficit da colmare risulterà ben maggiore rispetto alle stime: ben 37 stati, secondo un sondaggio del Wall Street Journal, hanno visto cali del gettito fiscale superiori a quanto preventivato nel primo trimestre del 2009. L’inasprimento fiscale, che pare ineluttabile, finirà con il contrastare l’effetto espansivo del pacchetto di stimolo federale, ed aggraverà la recessione e la disoccupazione, che in molti stati ha già raggiunto picchi storici.

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Una banca può salvare una banca?

di Mario Seminerio -  © Liberal Quotidiano

L’ultima edizione del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale stima che le banche europee avranno bisogno di iniezioni di nuovo capitale da un minimo di 375 ed un massimo di 725 miliardi di dollari, a fronte di una cifra compresa tra 275 e 500 miliardi di dollari per le banche statunitensi. Nessuno conosce la reale entità di tale fabbisogno, naturalmente, ma quello che appare evidente è che molte banche europee hanno seri problemi, malgrado una regolazione apparentemente più rigorosa rispetto a quella delle consorelle anglosassoni. Il mancato risanamento delle banche europee è destinato ad avere un considerevole impatto sull’economia della regione, dove l’intermediazione creditizia è fondamentale nel finanziamento di imprese e famiglie, che potrebbero quindi subire gli effetti di un razionamento di credito erogato a condizioni più restrittive, in attesa che gli accresciuti margini di interesse riparino i bilanci delle banche.

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Il paradosso del debito mondiale

di Mario Seminerio -  © Liberal Quotidiano

L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha posto il debito sovrano del Regno Unito in “negative outlook”, con una probabilità su tre di un subire declassamento nelle prossime settimane, e quindi di perdere il rating massimo. La mossa ha subito portato a volgere lo sguardo agli Stati Uniti, che stanno subendo una lievitazione del deficit indotta dalle nuove iniziative di spesa e dal vero e proprio crollo verticale di gettito fiscale causato dalla crisi. I timori per la sostenibilità fiscale della situazione hanno causato un arresto del forte (e quasi surreale) rally di borsa ed il continuo aumento dei rendimenti dei titoli di stato sulle scadenze intermedie e lunghe, tipicamente la decennale. I mercati guardano alla montagna di debito che dovrà essere collocata già quest’anno, e si chiedono da dove proverrà questa colossale somma.

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Il futuro europeo del welfare americano

di Mario Seminerio

Gli amministratori della Social Security (il sistema previdenziale americano) e del Medicare hanno pubblicato questa settimana il rapporto annuale sulle condizioni finanziarie dei due programmi di spesa federale. Il Medicare quest’anno sarà in deficit, cioè avrà esborsi per prestazioni in eccedenza su quanto riceve dalla fiscalità. Tutti gli americani pagano contributi sociali sulla busta paga pari al 2,9 per cento per il Medicare, ripartiti a metà tra lavoratore e datore di lavoro. Il saldo finanziario della Social Security è ancora in attivo, ma è atteso entrare in deficit nel 2016. La Social Security è finanziata al 12,4 per cento della retribuzione lorda, anche in questo caso ripartita paritariamente tra lavoratore (fino ad un tetto retributivo indicizzato all’inflazione)  e datore di lavoro.

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Quel fallimento “forzato” di Obama

di Mario Seminerio - © Liberal Quotidiano

Giovedì scorso a New York Chrysler ha presentato richiesta di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria nota come Chapter 11, comunicando di voler vendere i propri asset principali, inclusi i marchi Chrysler, Jeep e Dodge, ad una nuova compagnia destinata ad essere posseduta dai governi di Stati Uniti e Canada, da Fiat e dai lavoratori della società, riuniti nella United Auto Workers, tramite il fondo VEBA. La procedura prescelta (formalmente dall’azienda ma di fatto dalla Casa Bianca) ha sollevato l’opposizione di alcuni hedge funds e fondi d’investimento, ma anche fondi pensione ed endowment funds di college, che si trovavano nella condizione di creditori privilegiati (secured) perché, secondo questi investitori, l’azienda intende invertire l’ordine di priorità nel pagamento dei debiti societari, subordinando i creditori privilegiati a quelli ordinari, tra i quali vi è il sindacato, che avrà il 55 per cento della nuova Chrysler, dopo il rifiuto dei creditori privilegiati ad accettare rimborsi in via extragiudiziale pari a soli 29 centesimi per dollaro.

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E’ troppo presto per parlare di ripresa

di Mario Seminerio  - © Liberal Quotidiano

Il forte rally delle quotazioni azionarie globali, in atto da alcune settimane, ed alcuni dati macroeconomici meno peggiori delle attese, stanno contribuendo alla formazione di aspettative di stabilizzazione del quadro economico. Si tratta di attese diffuse anche in Europa, dove fino a non molto tempo addietro si riteneva che la congiuntura fosse destinata ad aggravarsi significativamente rispetto agli Stati Uniti, essenzialmente per il minore impiego di risorse fiscali nello stimolo della congiuntura, per i limiti statutari e politici ai margini di manovra della Banca Centrale Europea, oltre che per la prossimità con un’area (quella dell’Europa Orientale) che rappresenta un fondamentale mercato per i paesi Ue, e che sta vivendo una crisi drammatica causata dal deflusso di capitali occidentali e da indebitamento di famiglie ed imprese in valute forti (euro e franchi svizzeri).

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Perché la caccia ai paradisi fiscali

di Mario Seminerio

Il tentativo, promosso soprattutto dagli europei (segnatamente da Francia e Germania: per scoprire il perché, munirsi di una carta geografica e trarre le inferenze del caso) di ridurre il grado di legittimità ed i margini di manovra dei cosiddetti paradisi fiscali (attraverso la classificazione dei paesi in gruppi, in funzione del grado di “cooperazione” fiscale internazionale), tende ad essere interpretato come una decisione puramente populistica, oltre che priva di un qualsivoglia legame con la crisi in atto. Le cose non stanno esattamente in questi termini.

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Geithner, una vittoria di Pirro?

di Mario Seminerio -  © Liberal quotidiano

Del nuovo programma di rimozione degli attivi tossici dal bilancio delle banche statunitensi (PPIP, Public Private Investment Partnership) si è scritto molto, ma non tutto. Il programma, magnificato dal Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, e dal vero dominus della politica economica obamiana, Larry Summers (direttore del Consiglio Economico della Casa Bianca) come momento di price discovery, cioè di attivazione di un autentico meccanismo di mercato per la determinazione del prezzo “reale” degli attivi problematici, è in realtà un gigantesco trasferimento di risorse fiscali dai contribuenti agli azionisti delle banche, ed agli investitori. Senza entrare nelle tecnicalità della procedura, è utile ricordare che il finanziamento offerto dalla FDIC, l’ente federale di assicurazione sui depositi, si basa sulla clausola no-recourse. In altri termini ciò significa che, in caso il titolo tossico si riveli tale, il debitore-investitore potrà semplicemente dichiarare default sulla transazione ed andarsene.

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Gli Stati Uniti rischiano un lento declino “europeo”

di Mario Seminerio - © Liberal quotidiano

La scorsa settimana è stata resa nota l’analisi preliminare del bilancio federale elaborata dal Congressional Budget Office (CBO). Da esse si evince che quest’anno il deficit federale raggiungerà i 1800 miliardi di dollari, portando il rapporto tra deficit federale e Pil nel 2009 ad un impressionante 13 per cento. Maastricht non è una ridente cittadina sul Potomac.

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