Archive for the 'Mario Seminerio' Category

Sorpresa Europa sulla crescita

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

La pubblicazione della stima “flash” sul prodotto interno lordo dell’Area Euro del primo trimestre 2008 ha evidenziato una sorpresa positiva sulla crescita, che è risultata dello 0,7 per cento trimestrale destagionalizzato, sopra le aspettative, poste a 0,4-0,5 per cento. In particolare, la maggior sorpresa si è avuta in Germania dove, con un più 1,5 per cento trimestrale, il pil ha segnato la più forte crescita trimestrale dal 1996. E’ opportuno analizzare il dato nei dettagli, anche per comprendere quanta parte della crescita è da considerare “autentica”.

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Caro-petrolio, dai mercati regole comuni contro la speculazione

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

I prezzi del petrolio sono cresciuti drammaticamente negli ultimi sei anni. Il West Texas Intermediate (WTI), benchmark del mercato, ha superato i 126 dollari, a fronte di soli 19,9 dollari alla fine del 2001. Un aumento di oltre il 500 per cento. Il motivo fondamentale alla base del rally dei prezzi è dato dalla crescita della domanda, a cui l’offerta non è riuscita a stare al passo. Nel quinquennio 2003-2007 la domanda globale di petrolio è aumentata di 8,1 milioni di barili al giorno, mentre nel quinquennio 1998-2002 l’incremento è stato di soli 4,1 milioni di barili al giorno. La Cina è stata la principale fonte di tale domanda aggiuntiva: i consumi cinesi sono cresciuti di 2,5 milioni di barili al giorno (più 50 per cento) tra il 2002 ed il 2007, quando l’industrializzazione del paese è entrata in una fase di accresciuta dipendenza energetica (per lo sviluppo di industrie energivore quali costruzioni ed acciaio) ed il numero di veicoli per le strade è fortemente aumentato.

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Più ombre che luci sul pil statunitense

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

Da più parti si leggono commenti circa la possibilità che l’economia americana sia riuscita a sfuggire alla recessione. A sostegno di questa tesi si citano, in questi giorni, il dato sulla prima stima del pil del primo trimestre 2008 e quello sugli occupati non agricoli in aprile. Il primo ha evidenziato una crescita annualizzata del pil pari allo 0,6 per cento, il secondo una distruzione netta di occupati pari a 20.000 unità, meno delle stime di consenso. E’ certamente vero che l’economia statunitense possiede caratteristiche di flessibilità e resilienza molto elevate, ma questo non vuol dire che si debba suonare la sirena dello scampato pericolo. I dati vanno letti in controluce.

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Questione di affidabilità

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

Su Libero Mercato di sabato 26 aprile il professor Francesco Forte critica la Commissione europea per la decisione di investigare la reale natura del prestito concesso dal governo italiano ad Alitalia. Per Forte non di aiuto di stato si tratterebbe, bensì di erogazione “a tassi di mercato”. A nostro avviso questa definizione di tasso di mercato rappresenta il principale fraintendimento semantico in cui molti commentatori sono finora incappati. Per meglio comprenderne i motivi è opportuno ricordare che, secondo la normativa comunitaria vigente, fino alla fine di giugno Alitalia dovrà pagare un tasso base (in regime di interesse composto) calcolato sulla base della media dei tassi swap interbancari a cinque anni per i mesi di settembre, ottobre e novembre dell’anno precedente, aumentato di 75 punti base. Il regolamento però dice che “in casi debitamente giustificati la Commissione può aumentare il tasso di più di 75 punti base per uno o più Stati membri”. Variazioni sono inoltre possibili se il movimento dei tassi comporta variazioni superiori al 15% rispetto al tasso calcolato dalla Ue. E già questa definizione suggerisce che non si tratta di “tasso di mercato”, non foss’altro perché i tassi swap a cinque anni, da novembre ad oggi, si sono mossi in modo significativo a causa della nota crisi creditizia globale.

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Armonizzare le tasse è controproducente

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

Il prossimo primo luglio la Francia assumerà la presidenza del Consiglio Europeo. Un tema particolarmente sentito da Nicolas Sarkozy è quello della armonizzazione della tassazione aziendale a livello comunitario. Già anni addietro, da ministro, Sarkozy propose di armonizzare le aliquote di tassazione aziendale, per contrastare la “concorrenza al ribasso” attuata soprattutto dai paesi dell’Est Europa. Proposta priva di senso dal punto di vista economico, e palesemente finalizzata a cristallizzare la situazione a vantaggio dei paesi della “Vecchia Europa”, in crescente difficoltà con i propri costosi ed inefficienti sistemi di welfare. Oggi la Francia ritenta la carta dell’armonizzazione, ma dal versante della base imponibile e non da quello dell’aliquota.

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Il quoziente di quali famiglie?

di Mario Seminerio

Oggi Silvio Berlusconi ha confermato che il PdL avrebbe “molto piacere ad introdurre il famoso quoziente familiare che esiste già, per esempio, in Francia. Un single che guadagna 100 non deve pagare le stesse tasse di un padre di famiglia che magari deve mantenere una moglie e 4 figli”. Berlusconi ha aggiunto che l’obiettivo in Italia “è far lavorare più donne, allineandosi ai livelli europei”. Come abbiamo già spiegato in passato, la tassazione per parti (di cui il quoziente familiare è una tipologia) tende a disincentivare l’offerta di lavoro del secondo coniuge. In questo senso, sostenere la tassazione a quoziente familiare e puntare ad aumentare il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro, anche per adeguarsi agli obiettivi stabiliti dall’Agenda di Lisbona (60 per cento, contro un valore italiano che si situa oggi intorno al 40 per cento) appare contraddittorio.

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Hedge e strumenti derivati fuori dai fondi pensione

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

Le ipotesi di riforma del decreto ministeriale 703/96, che stabilisce limiti e criteri di investimento per i fondi pensione, sta producendo una interessante dialettica tra i fautori del sostanziale mantenimento delle attuali (e prudenziali) linee di condotta e quanti invece ipotizzano l’ampliamento del numero di strumenti su cui investire (oltre ad azioni ed obbligazioni), con opportuni vincoli di diversificazione e l’adozione di nuove metodologie di controllo del rischio.

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La sfida delle authority per evitare il disastro finanziario

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

L’ampia e ramificata crisi finanziaria statunitense sta sollevando un ampio dibattito circa le cause del meltdown ed i correttivi da adottare. Le linee di intervento dovrebbero, auspicabilmente, tutelare depositanti e contribuenti e non gli azionisti delle imprese finanziarie coinvolte, consentendo al contempo il libero dispiegarsi degli effetti delle forze di mercato, tra i quali va certamente annoverata l’innovazione finanziaria. Per giungere alla definizione delle linee di intervento occorre preliminarmente individuare le cause della crisi, che sono molteplici: eccesso di leva finanziaria, eccesso di complessità degli strumenti finanziari utilizzati e loro strutturazione sulla base di una modellistica errata, insufficiente regolamentazione degli intermediari finanziari, tassi reali troppo e troppo a lungo negativi negli anni successivi all’11 settembre.

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Ma chi pensa al risparmiatore defraudato?

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

La drammatica implosione di Bear Stearns rappresenta l’esito (o meglio, una tappa) del processo di deleveraging di cui abbiamo scritto giorni addietro su Libero Mercato. In altri termini i prestatori, sempre più inquieti, stringono ulteriormente le maglie del credito richiedendo ai debitori di aumentare i margini di garanzia per finanziare le proprie posizioni o di ridurre l’esposizione debitoria. Da qui, ha preso avvio il processo che viene definito “acceleratore finanziario”: i debitori vendono le attività ancora liquidabili (ad esempio i titoli di stato italiani), i creditori temono che i debitori non dicano tutta la verità riguardo la loro effettiva salute finanziaria, e tentano di cautelarsi alzando nuovamente i margini. Le banche smettono di prestarsi fondi, o richiedono tassi crescenti per difendersi dal rischio di improvvisi annunci di insolvenza. Ciò causa un rialzo dei tassi sul mercato interbancario che finisce col vanificare le ricorrenti iniezioni di liquidità da parte della Fed (e delle altre banche centrali).

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Zapatero seduto su una bomba finanziaria

di Mario Seminerio - © Libero Mercato

Nel suo secondo mandato da premier, José Luis Rodriguez Zapatero si troverà a dover gestire una crisi economica di ampia e profonda portata, mai sperimentata dalla Spagna in epoca moderna, e riconducibile all’implosione del mercato immobiliare, il fattore che negli ultimi anni è stato alla base dell’accumulo di crescenti squilibri macroeconomici del paese iberico. Il primo è più importante dei quali è l’imponente deficit delle partite correnti, che ha ormai raggiunto il 10 per cento del prodotto interno lordo. Analizziamo il quadro macro attuale.

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