Il gran ritorno delle scatole cinesi nel piano CDP-governo per le banche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice finalizzato alla “messa in sicurezza” del settore bancario italiano, in particolare riguardo all’ingorgo di aumenti di capitale previsti nelle prossime settimane (quelli certi sono Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banco Popolare) ma anche sul modo per rimuovere i prestiti in sofferenza dal portafoglio delle banche. Pare che l’esecutivo intenda creare una rete di protezione per mandare a buon fine gli aumenti di capitale, e già questo è un messaggio di debolezza sistemica inviato al mercato.

Pivot dell’iniziativa pare essere Cassa Depositi e Prestiti. Il nostro “fondo sovrano”, la cornucopia immaginaria sempre invocata nei momenti critici per l’economia del paese ma che ha oggettive limitazioni operative, di natura istituzionale (più facilmente aggirabili) ma soprattutto economiche e finanziarie, con un bilancio piuttosto rigido e capitale fortemente limitato rispetto alle ambizioni e alla cupidigia della politica. Nel caso degli aumenti di capitale delle banche, e per proteggere gli istituti che garantiranno l’aumento sottoscrivendo l’inoptato, cioè le azioni non assorbite dal mercato, pare che il governo voglia creare uno o più veicoli ad hoc, allargando il consorzio di garanzia.

Di fatto, la CDP e gli altri soggetti eventualmente partecipanti al veicolo si troverebbero azionisti in via residuale dopo le ricapitalizzazioni. Resta da capire per quale motivazione economica, visto che il pacchetto di azioni acquisite sarebbe diretta risultante della disaffezione del mercato e potrebbe giungere sino al controllo delle banche, con evidenti problemi di governance. Cassa Depositi e Prestiti supplirebbe alla propria carenza di capitale creando società controllate attraverso un tipico meccanismo di “scatole cinesi”, per lustri alla base del nostro capitalismo relazionale e da debito.

Con poco capitale proprio ed un sistema di holding e subholding si controllano imperi, quasi tutti dai piedi d’argilla ma questa è altra storia. Il fondo di garanzia dell’inoptato, se mai vedrà la luce, sarà il tentativo di evitare che la freddezza del mercato verso le banche e la loro fame di capitale finisca col creare rischi sistemici per il paese ma il rischio è quello di aumentare l’instabilità del sistema.

Il governo pare poi non aver abbandonato l’idea di agire sulle sofferenze bancarie: quelle non coperte da garanzia pubblica (le più rischiose) sarebbero acquisite da un veicolo orchestrato dalla CDP. Anche qui, persisterebbero i noti problemi di valutazione del prezzo di cessione delle sofferenze (e quindi di aiuto di stato), oltre a quelli relativi al ruolo delle fondazioni bancarie, azioniste della Cassa. Portarsi a casa, sia pure indirettamente, crediti tossici a prezzi problematici e pacchetti azionari che il mercato ha rifiutato di comprare non sembrano esattamente tra le migliori prassi di prudente gestione dei propri investimenti. Ma il sistema non era sano e solido?

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