Renzi e la tentazione delle tasse

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Pare che Matteo Renzi voglia seguire i “consigli” di Davide Serra sulla tassazione del risparmio italiano. Ma già oggi, in virtù della patrimoniale sul deposito titoli, che dal primo gennaio è arrivata al 2 per mille, la pressione fiscale sugli investimenti in titoli obbligazionari è arrivata al 30 per cento. Ma Renzi ripropone vecchi tic della sinistra gabelliera, incluso l’utilizzo del termine “rendite finanziarie”. Ma “rendite finanziarie” sono anche gli interessi sui risparmi di lavoratori e pensionati e l’attuale imposizione, basata su una cedolare secca e quindi proporzionale, non realizza alcun tipo di intervento equitativo.

Colpisce che Renzi utilizzi argomentazioni, come la contrapposizione tra reddito da lavoro e frutti del risparmio, che appartengono ad una retorica di guerra di classe che non coglie che esiste la sovrapposizione di ruoli tra lavoratori (e pensionati) e risparmiatori. Il momento di tassare maggiormente gli italiani appare propizio: come comunica Istat, il tasso di risparmio è in aumento, probabile conseguenza della forte incertezza delle famiglie su evoluzione del mercato del lavoro ed indecenti balletti sulla fiscalità immobiliare, a cui assistiamo da inizio legislatura.

Se proprio abbiamo deciso che occorre tassare i frutti del risparmio, Renzi ha un’opportunità senza precedenti: proponga di inserire in dichiarazione dei redditi tutti gli interessi, dividendi e capital gain realizzati, e li si tassi ad aliquota marginale Irpef. Con un correttivo: una franchigia, variabile ogni anno, di importo pari al rendimento medio di investimenti in titoli di Stato. Poi si definisca su quale stock di risparmi applicare tale rendimento figurativo. Se ipotizziamo che il rendimento medio dei titoli di stato italiani sia il 3%, applichiamo tale rendimento ad uno stock di risparmio di 500.000 euro. Otterremo l’importo di 15.000 euro, che rappresenta la soglia da utilizzare come franchigia.

Tutti i proventi eccedenti tale importo verrebbero tassati ad aliquota marginale. E’ intuitivo che una tale forma di tassazione, oltre a realizzare una vera progressività, inciderebbe soprattutto su grandi patrimoni e grandi plusvalenze realizzate. Perché non provare, per una volta, a cambiare realmente verso ed uscire dai luoghi comuni, segretario?

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One Reply to “Renzi e la tentazione delle tasse”

  1. Io preferirei una franchigia pari al tasso d’inflazione, se possibile quella effettiva, se no almeno quella programmata; almeno che non si tassi come se fosse reddito quello che redditi non è, ma il mero recupero dello svilimento del valore della moneta. E poi per favore smettiamola con queste “rendite finanziarie”: nel resto del mondo si parla di “tassazione del risparmio”.

    A proposito, qualcuno ricorda l’articolo 47 della Costituzione “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme…”

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