Finmeccanica e geopolitica

di Andrea Gilli

Da più parti mi è stato segnalato un articolo di Rischio Calcolato sull’intreccio tra Geopolitica, politica estera italiana, e Finmeccanica con la richiesta di valutare la tesi di fondo.

Stando all’articolo, ci sarebbe un attacco premeditato a Finmeccanica, a fine geopolitici, che mirerebbe ad indebolire l’Italia e la sua grande industria. La guerra in Libia sarebbe parte di questo piano. Affermazioni analoghe (che non analizzo) vengono svolte anche su ENI.

Chiariamo innanzitutto alcuni punti. Che i Paesi più forti usino la loro leva economica, finanziaria e commerciale per ottenere benefici politici non è una grande novità (Krasner, 1978; Gowa, 1994; Kirshner, 2007).

Allo stesso modo, che, con la fine della Guerra fredda, ci sia stata una divergenza di interessi tra Stati Uniti ed Europa, e in particolare tra USA e Italia, è abbastanza ovvio. Durante la Guerra fredda, gli Stati Uniti erano disposti ad ogni compromesso pur di evitare l’ascesa di un governo comunista in Italia. Venuta meno questa minaccia, la loro disponibilità verso il governo italiano si è chiaramente ridotta. A ciò si somma il fatto che, in tutta una serie di questioni, gli interessi italiani e americani se non in contrapposizione erano certamente in tensione: i balcani, il petrolio, il Medio Oriente, etc. 

Ciò detto, la tesi dell’articolo è campata in aria. Basta guardare l’evidenza empirica su cui si regge: o è inventata, o è errata, oppure si tratta di dati interpretati incorrettamente.

Dati inventati

Partiamo dall’inizio. L’articolo afferma che Obama avrebbe imposto a Monti due atlantisti ad Esteri e Difesa. Di qui si snoda tutta la discussione successiva sull’attacco all’Italia e a Finmeccanica. C’è solo un problema. Ciò non è mai successo. Obama ha semplicemente chiamato Monti all’indomani del suo insediamento per fargli i migliori auguri, ricordando – contemporaneamente – i legami atlantici che uniscono i due Paesi. Ci vuole quindi molta fantasia per leggere in questi auguri l’imposizione di Terzi e Di Paola a Esteri e Difesa. Senza contare un secondo elemento: implicitamente l’articolo starebbe suggerendo che i predecessori dei due attuali ministri, rispettivamente gli On. Frattini e On. La Russa, fossero meglio attrezzati a difendere gli interessi italiani nel mondo. La tesi non è solo assurda ma anche in contraddizione con quanto si afferma successivamente sulle elite italiane incompetenti.

Dati sbagliati

Per avvalorare la tesi per cui l’attuale governo sarebbe una quinta colonna americana si cita il caso del programma militare F-35/Joint Strike Fighter Lightning II. Stando all’articolo, con questo programma, il governo indebolirebbe Alenia. Detto semplicemente, Alenia è un leader nei sistemi di difesa. Anzichè, però, appaltare il lavoro all’azienda italiana, l’attuale governo avrebbe difeso strenuamente un programma americano, che favorirebbe la Lockheed Martin. C’è un solo problema: Alenia fa parte del programma F-35. Senza contare, poi, che l’F-35 è stato sostenuto da tutti i governi italiani a partire da quello presieduto dall’On. D’Alema. L’Italia, e neppure l’Europa, ha i soldi per sviluppare autonomamente un programma dalle caratteristiche dell’F-35. Ecco perchè dobbiamo svilupparlo in cooperazione con gli Stati Uniti. La conclusione, molto semplice, è che chi ha scritto l’articolo non sa ciò di cui sta parlando.

Dati interpretati incorrettamente

Infine, l’articolo sostiene che la guerra in Libia sarebbe servita per togliere mercati a Finmeccanica, così da indebolirla. Questa tesi si fonda su dati parziali. Infatti, se è vero che Finmeccanica aveva dei rapporti con la Libia, non vanno ignorati due elementi centrali: sul business totale del gruppo, questi appalti erano ben poca cosa; in secondo luogo, queste attività riguardavano comunque tecnologie mature, non certo programmi all’avanguardia. Insomma, Finmeccanica ha perso profitti, ma non capacità industriali (cosa che accadrebbe se uscissimo dall’F-35).

C’è poi un altro problema: Finmeccanica è la seconda azienda europea per attività nel settore A&D negli USA, ed è la terza azienda militare nel Regno Unito. E’ difficile coniugare questi fatti con la tesi per cui UK e USA vorrebbero indebolire Finmeccanica, a meno di non pensare che oltre ad essere brutti e cattivi, questi americani ed inglesi siano anche poco intelligenti.

Considerazioni finali

La corpirazione è sempre molto facile. Purtroppo, come ricorda Hans Morgenthau, è proprio la facilità (e faciloneria) su cui si fonda il cospirazionismo che divide lo studioso dal ciarlatano.

Ciò detto, per quanto riguarda Finmeccanica e il crollo dei suoi corsi azionari, la mia posizione è molto semplice. Il crollo in borsa di Finmeccanica è il prodotto di alcuni semplici fattori: il taglio dei bilanci della difesa in giro per il mondo che, inoltre, è stato particolarmente drastico proprio nei mercati dove Finmeccanica è più esposta (Italia, UK e USA); un ritorno di fiamma del protezionismo in America nel campo militare (si veda il caso dello C27J Spartan); lo scoppio delle recenti inchieste.

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