L’india, i caccia multi-ruolo e il Rafale

di Andrea Gilli

La scorsa settimana l’India ha pre-selezionato il caccia francese Rafale (prodotto da Dassault) per equipaggiare la sua Aeronautica Militare. Ne è uscito sconfitto l’europeo Eurofighter prodotto in cooperazione da BAe, EADS e Alenia. Facciamo qualche considerazione.

Il Rafale nasce all’inizio degli anni Ottanta quando la Francia esce dal progetto EFA (l’embrione dell’Eurofighter) per produrre autonomamente il suo caccia multiruolo. L’idea di uscire dall’EFA si basava su una scommessa: l’export avrebbe bilanciato i mancati risparmi derivanti dalla cooperazione europea. Il risultato, finora, è che il Rafale ha sistematicamente perso tutte le possibilità di export con costi enormi sui conti dello Stato francese.

La decisione dell’India dà potenzialmente nuova linfa alla base industriale militare francese, ma certo non riabilita vecchie scelte. Il prezzo del Rafale viene stimato a 140 milioni di euro: ovvero quanto l’F-35 JSF, senza però avere le sue capacità. Una Fiat Duna al prezzo di una Porsche.

Posso sbagliarmi, ma è probabile che proprio questo alto prezzo – paradossalmente – sia alla base della scelta indiana. Per tenere le linee produttive attive, la Francia deve produrre ogni anno almeno 14 Rafale: senza questa produzione, gli ingegneri perdono le loro competenze, le aziende perdono le loro capacità industriali, i sub-fornitori chiudono o si spostano in altri mercati, etc. Non solo ciò minaccia l’autonomia industriale francese, ma anche quella militare: senza ingegneri, capacità industriali e aziende, la Francia non sarebbe più neppure in grado di riparare e aggiornare gli aerei in servizio.

Quando la Francia ha lasciato l’EFA, la scommessa era semplice: una volta esaurite le necessità delle Forze Armate francesi, quei 14 Rafale l’anno sarebbero stati prodotti per l’estero. Purtroppo, ciò non è mai accaduto: la fine della Guerra fredda ha ridotto il mercato internazionale e ha eliminato la posizione privilegiata della Francia nel mercato degli armamenti. Il risultato è stato il seguente: quei 14 aerei l’anno necessari per mantenere in vita le linee produttive sono stati acquistati dallo Stato francese (nessuno scandalo, la Svezia fa la stessa cosa).

Cosa c’entra tutto ciò con l’India? Ragioniamo. Sulla stampa specializzata, il prezzo del Rafale viene stimato, come detto, a 140 milioni di euro. Poiché la Francia ha bisogno di esportare e finora non ha avuto alcun successo, è possibile immaginare che questo sia un prezzo minimo di sopravvivenza. Industrialmente, ci sono buone ragioni per pensare che sia così: il Rafale può contare su economie di scala e curve di apprendimento inferiori agli altri aerei (300 esemplari contro i 700 dell’Eurofighter e le migliaia di unità prodotte per l’F-16). Inoltre, l’aereo francese si basa principalmente su tecnologie “autoctone”: se la matematica non è un’opinione, l’autarchia costa e anche quel costo si riflette sul prezzo finale.

Pochi mesi fa la Svizzera ha scelto di acquistare un altro aereo europeo, il Gripen svedese. La scorsa settimana la Francia ha deciso di fare una nuova offerta alla Svizzera. Il prezzo di vendita era di 120 milioni di euro per il Rafale. Ciò significa una riduzione secca di 20 milioni di euro su ogni aereo venduto. Assumendo che i 140 milioni iniziali siano un prezzo a profitto zero (verosimile visto che la Francia non ha mai esportato nulla e ha bisogno di farlo), ciò significa che questo sconto rappresenterebbe una perdita secca per la Francia.

Questa perdita secca, però, sarebbe comunque conveniente per le casse francesi: costerebbe meno dell’acquisto a prezzo pieno di 14 aerei l’anno.

Non mi stupirei se l’India avesse scelto la Francia proprio per via del bisogno di Dassault di vendere a tutti costi. Da una parte, Nuova Delhi può aver ottenuto maggiori ritorni industriali. Dall’altra parte, la Francia ha verosimilmente fatto un prezzaccio all’India, proprio per accaparrarsi la gara.

Se per vincere la competizione per i 20 aerei svizzeri, la Francia ha ridotto di 20 milioni il prezzo del suo aereo, c’è da chiedersi quale sia lo sconto per i 120 aerei che l’India vuole comprare. Ovviamente, stimare la perdita francese è difficile: da una parte, 120 aerei indiani porterebbero importanti vantaggi in termini di economie di scala e di curve d’apprendimento (che ridurrebbero il costo totale di produzione). Dall’altra parte, c’è da capire che prezzo è stato offerto.

Ciò detto, il contratto non è ancora stato firmato. A Novembre gli Stati Uniti avevano deciso di offrire all’India l’F-35 (dopo averlo inizialmente escluso dalla competizione). Proprio come la Francia ha cercato di rientrare nella competizione Svizzera la scorsa settimana. In tempi di crisi e tagli ai bilanci militari, non mi stupirei di vedere altri prezzacci, specie dal consorzio Eurofighter che quest’anno non ha vinto un solo ordine.

ps: il post doveva andare in pubblicazione, originariamente, venerdì. Nel frattempo, quanto suggerivamo nell’ultima riga sembra essersi avverato.

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8 Replies to “L’india, i caccia multi-ruolo e il Rafale”

  1. Andrea, mi permetto di aggiungere due considerazioni a quanto scrivi:
    La prima è che il Rafale è un vero caccia multiruolo già predisposto all’impiego navale. L’Eurofighter è, come sicuramente sai, monco sia delle capacità di bombardamento al suolo (a causa della scelta dei paesi del consorzio di non finanziarle adeguatamente) sia della variante navalizzata (mai prevista concretamente). Stesso discorso per il radar AESA.

    La seconda è politica. Quale fu l’unico paese europeo contrario alle sanzioni verso l’India dopo il test nucleare del 1998? La Francia. L’India ha due vicini “sensibili”, per così dire, con cui ha dispute territoriali e che sono senza dubbio il primo pensiero quando si spendono 10 miliardi in aerei caccia. Ritrovarsi in guerra con dei partner industriali a rischio di sussulti pacifisti potrebbe essere una pensiero che il governo indiano ha fatto, prima della decisione.

      1. Aggiungo solo due parole: BAe ha parlato nei mesi scorsi di fare la versione navale del Typhoon. Ovviamente costi e rischi sono tutti da stimare, ma quest’opzione – almeno sul tavolo – esiste.

        La ragione per cui gli USA sono stati scartati a maggio dalla prima parte della competizione è proprio legata alle sanzioni.

    1. Teoricamente poco. E’ l’aereo “economico” che tanti Paesi vogliono in quanto offre un buon compromesso tra capabilities e prezzi. In una competizione di qualche anno fa i Gripen erano sui 65/70 milioni l’uno. L’offerta alla Svizzera (di novembre) li prezza a circa 150 milioni di euro l’uno, ma la cifra include i costi di manutenzione e riparazione.

      In realtà fare paragoni non è mai facile proprio perchè non è chiaro cosa c’è dentro e cosa resta fuori…

  2. facile ci siano di mezzo considerazioni politiche, altrimenti non mi spiego perché spendere 110-120 milioni per i Rafale quando con relativamente pochi soldi in più hanno l’F-35, e con molto meno l’Su-30

  3. Considerazioni politiche E industriali, Stefano.
    L’India vuole, giustamente, sviluppare delle capacità di progettare e costruire sistemi complessi in autonomia (nei limiti del possibile). Ben 108 dei 126 Rafale verranno assemblati dalla HAL a Bangalore. Certo, non vuol dire che tra 10 anni gli indiani saranno in grado di metter su un caccia paragonabile da soli. Però se consideriamo che qualcosa di simile l’hanno fatto con i SU-30, è più di un inizio.
    Le offerte USA e Eurofighter erano paragonabili in termini di offset? Io non lo so, ma dato il budget di cui dispongono gli indiani mi vien da pensare che qualche centinaio di milioni (spalmati su un decennio) non faccia la differenza.

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