Riforma della Difesa: errori di Repubblica

di Andrea Gilli

Su La Repubblica del 2 gennaio, è apparso un interessante articolo sulla riforma del nostro sistema di difesa a firma di Giampaolo Cadalanu. L’articolo riporta le intenzioni del ministro Di Paola che, sostanzialmente, ricalcano quanto ho scritto qualche tempo fa su La Voce. L’articolo merita però attenzione anche per i suoi imbarazzanti strafalcioni e le sue contraddizioni logiche.

Ci sono almeno tre grossolani errori nell’articolo. Uno riguarda l’F-35/Lightning II Joint Strike Fighter, uno riguarda le fregate FREMM e uno le portaerei Cavour e Garibaldi. Mi pare necessario sottolineare questi errori per almeno tre motivi. In primo luogo, perché la loro grossolanità parla da sola. In secondo luogo perchè, su di essi, l’articolo elabora considerazioni o conclusioni che, non sorprende, fanno poi a pugni con la logica. Infine, è opportuno dare risalto a questi errori per ricordare lo stato comatoso del nostro giornalismo (ma l’Ordine non dovrebbe servire proprio in questi casi?).

Partiamo dall’F-35. Cadalanu scrive:

“Anche gli esperti sono molto critici: l’F-35 è un aereo progettato per le esigenze della Guerra fredda, quasi inutile in teatri come l’Afghanistan e inferiore, secondo molti generali, al J-20 Stealth di produzione cinese.”

Di solito in queste circostanze si dice che le cose sono un po’ diverse. In questo caso, invece, la situazione è semplicemente agli antipodi. In primo luogo, l’F-35 è stato progettato per le esigenze del mondo post-Guerra fredda: il programma è partito nel 1996 e il concetto è stato approvato nel 2001. D’altronde, basta guardare le sue caratteristiche tecnico-operative per rendersene conto:

1) l’aereo ha capacità multi-ruolo: durante la guerra fredda i caccia svolgevano solo una funzione: difesa anti-aerea, attacco al suolo o ricognizione, come è il caso esemplare del Tornado. L’F-35 cerca invece di inglobarle tutte insieme in un unico disegno;

2) il velivolo ha capacità net-centriche: è in grado cioè di ricevere, identificare ed elaborare informazioni così da operare al meglio in un mondo (militare) digitalizzato. Ciò non vale per altri aerei, come l’F-22 che, progettato per la Guerra fredda, non ha queste capacità, in quanto gli è richiesto di rimanere silenzioso ai sensori nemici.

3) l’F-35 non può volare in supercruise: ossia non può operare come “Top Gun” durante la Guerra Fredda.

Senza considerare tutti questi aspetti, può essere sufficiente paragonare l’F-35 all’Eurofighter Typhoon (questo sì disegnato per le esigenze della Guerra fredda) per comprendere queste differenze.

L’articolo si confonde con l’F-22/A Raptors: questo è effettivamente stato pensato con la Guerra fredda in testa. Perché menziono questo aspetto? Perché il secondo punto, sulle discutibili capacità militari del mezzo, vanno esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto affermato: chi si oppone all’F-35 sostiene che non è abbastanza simile all‘F-22/A Raptors (qui maggiori dettagli) cioè non è abbastanza da Guerra fredda. Infine, l’idea che il J-20 cinese sia superiore all’F-35 è letteralmente demenziale. L’industria militare cinese non è semplicemente così avanzata.

Il secondo errore dell’articolo riguarda le affermazioni sulle portaerei Cavour e Garibaldi. A detta del presunto esperto ascoltato dal giornale, costruire la Cavour sarebbe “stata un’assurdità, visto che c’era già la Garibaldi.

L’unica assurdità che vedo si trova in parole del genere. La Garibaldi è entrata in servizio nel 1985. La Cavour è entrata in servizio nel 2009. Si può discutere su quanto sia adeguato il disegno della Cavour , o sui tempi di lancio di questo programma. Ma dire che c’era già la Garibaldi fa a pugni con il buon senso: la Garibaldi ha 27 anni di servizio. Al massimo, può essere ancora usata per un decennio. In secondo luogo, la Cavour (30.000 tonnellate) è due volte la Garibaldi (14.800 tonnellate) ed è ottimizzata per missioni out of area (post-Guerra fredda), mentre la Garibaldi è stata concepita per la guerra marittima della Guerra fredda (ASW, AAW).

L’ultimo commento, abbastanza imbarazzante, riguarda le fregate FREMM. Stando agli esperti contattati da Repubblica, queste sarebbero state ordinate in numero eccessivo, dieci. Inoltre, per qualche misterioso motivo, riporta sempre l’articolo, esse costerebbero alla Marina italiana molto di più di quanto le paghi la Marine Nationale francese.

Non essendoci in Italia un ente che riporta i costi dei programmi d’armamento, è difficile esaminare in dettaglio le affermazioni e le ragioni di questa differenza nei costi. Un paio di considerazioni sono però d’obbligo. In primo luogo, le fregate FREMM (un programma sviluppato in cooperazione con la Francia) differiscono notevolmente nella loro versione italiana da quella francese. La Francia ha comprato prevalentemente le fregate per difesa anti-aerea. L’Italia ha comprato fregate multi-ruolo. E’ vero che la strumentazione per la difesa anti-aerea è più costosa. Ma è probabile che la Francia recuperi a bilancio investimenti passati nel programma Horizon (che la Francia ha cancellato in parte per rimpiazzarlo proprio con le FREMM). In secondo luogo, la cooperazione franco-italiana è andata a favore dell’Italia, in quanto abbiamo potuto acquisire delle competenze tecnologiche che non avevamo. Non è inverosimile che ciò abbia pesato sul costo finale. Ciò vuole dire: in cambio del trasferimento di tecnologia l’Italia potrebbe pagare un prezzo più alto. Infine, poichè il costo del lavoro può pesare anche per il 30% del valore finale di un programma, è possibile che i nostri cantieri siano semplicemente meno efficienti di quelli francesi (lavorando di meno possono sfruttare meno economie di scala o di scopo, o le curve di apprendimento) e che ciò si rifletta sui costi finali. In sostanza, se l’Italia paga più della Francia per queste fregate, prima di giungere a conclusioni affrettate è bene considerare le differenze di prodotto, di benefici e di costi tra i due paesi.

Sul numero “eccessivo” di fregate vanno fatte un paio considerazioni. In primo luogo è ancora presto per stabilire se l’Italia alla fine comprerà effettivamente le 10 fregate pianificate. Ciò si deve a due ordini di ragioni: da una parte, i programmi nazionali vengono spesso tagliati. Si pensi al programma Horizon: l’Italia doveva comprare inizialmente otto navi di questa classe. Alla fine ne ha comprate due. Non è per nulla impensabile che lo stesso accada con le FREMM. In secondo luogo, quando si sviluppano programmi in cooperazione con altri Paesi, i governi cercando sempre di inflazionare i loro numeri d’acquisto così da ricevere maggiori contro-partite industriali. Non si può escludere che lo stesso valga anche nel caso FREMM.

In secondo luogo, la nostra flotta è andata riducendosi negli anni. Quindi, a fronte di una riduzione delle dimensioni, parlare di numeri eccessivi appare almeno un po’ contraddittorio. Infine, va sempre tenuto in considerazione quello che gli esperti chiamano “il numero sacro”, il numero 3. Una flotta di 10 fregate implica che 1/3 sia in manutenzione, riparazione o aggiornamento e 1/3 venga usato per l’addestramento. Ciò significa, dunque, che a livello operativo solo 4/5 fregate siano disponibili in ogni dato periodo (su 10 totali). Tutto si può dire, tranne che si tratti di una flotta eccessiva, specie per una penisola come l’Italia che si affaccia su zone instabili come Balcani e Medio Oriente.

C’è infine un’ultima questione da esaminare. A questi errori fattuali seguono poi le contraddittorie implicazioni logiche di quanto sostiene l’articolo. In altre parole, non solo chi ha scritto l’articolo non conosce il campo di cui si occupa, ma non si rende neppure conto di portare così argomenti contro la tesi che si sta avanzando. Per esempio se, come si dice nel testo, il J-20 cinese fosse effettivamente superiore all’F-35 americano, allora l’approccio pseudo-antimilitarista dell’articolo andrebbe ribaltato: vorrebbe dire che il primato militare americano si starebbe erodendo, dunque le spese militari occidentali andrebbero aumentate e non, come l’articolo implicitamente sostiene, ridotte! Allo stesso modo, l’F-35 andrebbe sì ridotto, ma per comprare più F-22 (un aereo pensato per la Guerra Fredda!).

Analogamente se, come l’articolo sostiene, l’F-35 fosse un aereo progettato per la Guerra fredda e dunque da cancellare, la costruzione della portaerei Cavour sarebbe da applaudire, in quanto vorrebbe rimpiazzare la Garibaldi, che fu appunto disegnata per necessità strategiche non più in essere. L’articolo invece critica questa scelta.

Infine, l’articolo lamenta i maggiori costi unitari delle nostre fregate FREMM (rispetto a quelle francesi) ma non trae le conclusioni di quanto propone: il costo di una fregata è determinato da costi fissi F (investimenti iniziali) e costi variabili V (costidi produzione). Riducendo il nostro ordine totale (le “eccessive” 10 fregate), come l’articolo implicitamente sostiene, si determinerebbe automaticamente un aumento del peso dei costi fissi sul costo totale, portando così ad un aumento dei costi unitari Cu. [Esempio: F=100, V=10, fregate=X. Cu: (100+10X)/X. Se X=10, Cu= 20. Se X=5, Cu= 30.]

Non stupisce dunque che l’articolo concluda suggerendo una riforma del nostro sistema di difesa con tagli relativamente limitati al personale. Una riforma, per inciso, che nessun esperto condivide. Ma questi possono fino sembrare dei dettagli rispetto al resto del testo.

Annunci

One Reply to “Riforma della Difesa: errori di Repubblica”

I commenti sono chiusi.